Covid, si ammala sul posto di lavoro e muore a 46 anni: la famiglia risarcita con 400.000 euro dall'Inail

Mercoledì 5 Ottobre 2022 di Samantha dell'Edera
Covid, si ammala sul posto di lavoro e muore a 46 anni: la famiglia risarcita con 400.000 euro dall'Inail

Ha perso la vita a 46 anni nel 2021 dopo aver contratto il Covid. Vittima un farmacista di Bari. I suoi parenti hanno ottenuto un indennizzo dall’Inail di 400mila euro perché il 46enne aveva contratto la malattia sul posto di lavoro. A raccontare quanto accaduto Luigi De Rossi, tra i responsabili dell’associazione Giustitalia alla quale la famiglia del farmacista si è rivolta. «L’uomo – racconta - è morto dopo aver contratto il Covid. I suoi famigliari avevano richiesto all’Inail un risarcimento di oltre un milione di euro». Gli eredi di M.R. (la famiglia ha preferito mantenere il riserbo sul nome del defunto professionista) hanno quindi contattato l’associazione per avviare le pratiche e chiedere giustizia. «È partita una attenta istruttoria legata proprio al tracciamento dei contatti – spiega De Rossi – dalla quale è stato confermato che l’uomo aveva contratto la malattia sul posto di lavoro, in una farmacia nel centro della città, da un collega che era risultato positivo e che fortunatamente è riuscito a salvarsi». L’associazione Giustitalia, che si occupa tra le altre cose di infortuni sul lavoro, ha inoltrato una richiesta indennitaria/risarcitoria per conto degli eredi di oltre mezzo milione di euro.

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Cosa dice la circolare dell'Inail


«La circolare 22 del 20 maggio 2020, ad integrazione e precisazione delle prime indicazioni fornite con la circolare n. 13 del 3 aprile 2020 – spiega ancora De Rossi - ribadisce che l’Inail, fornisce tutela infortunistica ai lavoratori che hanno contratto il Covid in occasione di lavoro, secondo il consolidato principio giuridico che equipara la causa virulenta alla causa violenta propria dell’infortunio. L’indennità per inabilità temporanea assoluta copre anche il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria – sempre che il contagio sia riconducibile all’attività lavorativa - con la conseguente astensione dal lavoro».

Infortunio sul lavoro

«Gli oneri degli eventi infortunistici del contagio – prosegue De Rossi - non incidono sull’oscillazione del tasso medio per andamento infortunistico, ma sono posti a carico della gestione assicurativa, a tariffa immutata, e quindi non comportano maggiori oneri per le imprese. Con la circolare vengono inoltre meglio precisati i criteri e la metodologia su cui l’Istituto si basa per ammettere a tutela i casi di contagio da nuovo coronavirus avvenuti in occasione di lavoro e vengono altresì chiarite le condizioni per l’eventuale l’avvio dell’azione di regresso». 
Nella circolare, infine, viene chiarito che il riconoscimento dell’origine professionale del contagio non ha alcuna correlazione con i profili di responsabilità civile e penale del datore di lavoro nel contagio medesimo, che è ipotizzabile solo in caso di violazione della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche, che nel caso dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 si possono rinvenire nei protocolli e nelle linee guida governativi e regionali.

Da un milione di euro gli eredi hanno chiuso a 400mila euro dopo una transazione. «Si tratta – precisa De Rossi – di un indennizzo, non di un vero e proprio risarcimento secondo il «principio che la malattia è stata contratta sul lavoro. È un principio che sta prendendo piede, ci sono cause simili anche in altre regioni, come ad esempio a Napoli”. In Puglia quello dell’indennizzo al farmacista dovrebbe essere il primo caso. «Non ce ne risultano altri – conclude De Rossi – in altre regioni si, ad esempio a Roma è in corso una causa contro la Asl in seguito alla morte per Covid di un infermiere».

 

Ultimo aggiornamento: 10:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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