I predoni delle spiagge, in fuga con la sabbia e i tesori dei nostri mari: così saccheggiano i litorali

Dalla Sardegna all’Isola d’Elba: il saccheggio quotidiano dei litorali

Venerdì 26 Agosto 2022 di Graziella Melina
I predoni delle spiagge, in fuga con la sabbia e i tesori dei nostri mari

Sarà per l'incanto di ritrovarsi davanti al mare cristallino oppure per la bellezza senza pari della spiaggia, fatto sta che prima di andare via molti turisti cedono (ancora) all'insopportabile tentazione di portarsi a casa un pezzetto di quel paradiso. Succede sempre, da anni: si ripete quasi ogni girno, ieri l'ultima volta. È lungo l'elenco dei souvenir proibiti e nascosti nei bagagli dei turisti e scovati solo grazie alle apparecchiature di sicurezza degli aeroporti. Una volta scoperti, però, i vacanzieri sembrano cadere dalle nuvole.
IL FENOMENO
Il Codice della Navigazione su questo è molto chiaro: prelevare sabbia o ciottoli dalle spiagge è un reato. Lo ribadisce del resto anche una sentenza della Cassazione, secondo la quale se si ruba sabbia di mare si commette un furto aggravato perché si tratta di una «bene destinato alla pubblica utilità». Ma le Regioni, i Comuni e i parchi si ritrovano spesso con un problema ancora irrisolto. Per evitare lo scempio delle spiagge la Sardegna cinque anni fa ha promulgato una legge che prevede tra l'altro sanzioni dai 500 e i 3 mila euro per chi si appropria di sabbia, ciottoli e conchiglie. Non mancano poi ogni anno le campagne di sensibilizzazione con cartelli negli scali aeroportuali. Il fenomeno però sembra inarrestabile. Il luogo preferito dai predoni della natura resta la bianchissima spiaggia di Is Arutas, nel litorale di Cabras, sulla costa occidentale della Sardegna. Il cuore di un parco dove la spiaggia è formata da milioni di chicchi di quarzo, che agli occhi dei turisti appare come un miraggio. Al punto da non accontentarsi del ricordo o di una fotografia.

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MULTE E DENUNCE
A giugno, un turista norvegese voleva imbarcarsi sull'aereo diretto a Bruxelles con un sasso di 5 chili e un sacchetto di sabbia di 1,6 chilogrammi rubati dalla spiaggia di Rena Maiore. Ma l'impresa non gli è riuscita: fermato in aeroporto ad Alghero. E pochi giorni fa, al porto di Olbia gli agenti della security hanno fermato una coppia in partenza per Livorno con un esemplare di pinna nobilis (nacchera) di un metro, nascosto nel bagagliaio dell'auto, prelevato dalle acque di Porto Ferro. Due anni fa, invece, la Guardia di Finanza ha intercettato all'aeroporto di Pisa un carico di 13 chili di sabbia e ciottoli prelevati da tre turisti spagnoli dalle spiagge dell'Isola d'Elba. Ma dietro a gesti così gravi spesso non c'è solo la voglia di portarsi via un souvenir. Sempre due anni fa a Gela, in Sicilia, sono state arrestate tre persone mentre prelevavano 84 metri cubi di spiaggia dall'arenile di una zona protetta. L'area presa di mira è un noto sito di interesse comunitario, ma i tre avevano pensato di impossessarsi della sabbia marina per poi utilizzarla nel settore agricolo, senza preoccuparsi del fatto che con quel furto avrebbero causato un gravissimo danno idrogeologico all'arenile.

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IL LIETO FINE
In Sardegna, grazie anche alla collaborazione dell'associazione Sardegna rubata e depredata, la refurtiva spesso ritorna al posto di origine. Quest'anno 250 chili di granelli di quarzo sono stati riportati proprio nel litorale di Cabras, nel Sinis. Nel 2021 erano stati 200. «Tutti questi furti causano un impoverimento dell'arenile, che è un'entità vivente - denuncia Franco Murru, presidente di Sardegna rubata e depredata - Chi si appropria della sabbia o di specie marine protette spesso lo fa per ignoranza. Ma c'è anche una piccola nicchia di persone che vende il bottino a qualche collezionista, spesso su internet». Andrea Abis, sindaco di Cabras, dopo tanti anni ancora non riesce a capacitarsi del problema. «Credo sia una debolezza culturale spiega - Molti non sono consapevoli di aver arrecato un particolare danno all'ambiente e al paesaggio». E dire che spesso a commettere il furto non sono giovani inconsapevoli oppure stranieri che non conoscono le regole. «Come tutti i fenomeni ammette Abis anche questo riguarda persone perbene. Venire in Sardegna è costoso e noi abbiamo un pubblico che apprezza molto un certo tipo di naturalità. Per cui vedere le spiagge deturpate è una contraddizione molto importante».

 

Ultimo aggiornamento: 22:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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