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Pensionati all’estero (con i figli), sempre più italiani si trasferiscono: Spagna, Portogallo e Tunisia le mete

Aumentano gli italiani che si trasferiscono. Calano gli assegni ai nostri emigrati tradizionali, crescono quelli agli stranieri che tornano a casa

Lunedì 4 Luglio 2022 di Luca Cifoni
Pensionati all estero (con i figli), sempre più italiani si trasferiscono: Spagna, Portogallo e Tunisia le mete

Sono flussi ancora piccoli. Ma significativi dal punto di vista economico. I pensionati italiani che si trasferiscono all’estero rappresentano una quota molto limitata - anche se in crescita - delle pensioni che l’Inps paga al di fuori dei confini nazionali. Ma si fanno sentire se si guarda agli importi in gioco. Basta pensare al Portogallo, meta che da qualche anno attira ex lavoratori del nostro Paese grazie alle sua allettanti norme fiscali: le pensioni pagate attualmente sono circa 3.300 ma per un importo complessivo di 151 milioni l’anno. In confronto in Germania i trattamenti sono più o meno 50 mila ma con una spesa inferiore, 109 milioni: in larga parte si tratta di assegni piccolissimi, che magari corrispondono a pochi anni di lavoro di nostri connazionali, prima di trasferirsi in terra tedesca. Altre destinazioni ambite sono la Tunisia (in particolare dagli ex dipendenti pubblici) e la Spagna. Quella della convenienza non è però l’unica motivazione che spinge italiani in età matura a lasciare il nostri Paese: iniziano a essere rilevati dalle statistiche anche coloro che fanno questa scelta per seguire i figli a loro volta “in fuga” per lavorare, soprattutto in altri Paesi Ue. Sono alcuni dei dati emersi nel convegno “Italia, pensioni e mobilità: storie di partenze e di ritorni” organizzato dall’Inps insieme alla Fondazione Migrantes.

Gli interventi del presidente Pasquale Tridico e di altri dirigenti dell’istituto disegnano un quadro in cui alle vicende tradizionali dei decenni scorsi, in cui lavoratori italiani si spostavano in Europa ma anche nelle Americhe o in Australia, si aggiungono le storie più recenti degli stranieri che raggiungono l’Italia e poi in età più matura iniziano a ritornare da dove erano partiti. Il flusso delle pensioni verso i nostri emigranti si sta riducendo, mentre è invece in crescita quello che va agli stranieri rimpatriati.

I pagamenti

Complessivamente sono 326mila le pensioni che l’Italia paga all’estero, in circa 160 paesi, principalmente in Europa e Nord America. Ma il nostro Paese è ancora di gran lunga beneficiario- in misura maggiore - di pagamenti dall’estero. Le pensioni pagate fuori dai confini nazionali riguardano per il 56,1% l’Europa, seguita da Nord America (22,8%), Oceania (10,7%), America meridionale (8,1%), Africa (1,2%), Asia (0,6%), America Centrale (0,5%). Quanto agli immigrati nel nostro Paese, Tridico ha ricordato che il loro “saldo” è tuttora negativo, nel senso che anche per motivi di età versano in proporzione più contributi di quanti trattamenti previdenziali ricevono: «I lavoratori extra Ue versano 10,8 miliardi di contributi su 163 miliardi totali e percepiscono solo 1,2 miliardi di prestazioni pensionistiche su un totale 300 miliardi».

Sulle scelte di chi lascia l’Italia avendo già conseguito il diritto alle pensione si è soffermata Susanna Thomas, della direzione centrale pensioni dell’istituto. Queste persone «si possono suddividere in tre grandi categorie: gli immigrati che, conseguito il diritto a pensione, decidono di far ritorno nel loro Paese; i genitori di persone emigrate, che decidono di raggiungere i figli per aiutarli nella gestione dei nipoti o, più semplicemente, per evitare il senso di solitudine; infine chi lo fa per conseguire vantaggi economico–fiscali previsti da alcuni Paesi». Più sporadici i casi di cittadini che emigrano semplicemente perché cercano luoghi più esotici o maggiormente confortevoli rispetto alle personali esigenze».

Ultimo aggiornamento: 5 Luglio, 13:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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