Maturità 2020 nel caos: la prova orale cambia ma non si sa ancora come

Martedì 21 Gennaio 2020 di Lorena Loiacono

Ogni anno si cambia: non c'è pace per gli esami di maturità. E, soprattutto, per i ragazzi che dovranno sostenerli. Per il 2020 torna la storia nello scritto e spariscono le buste tanto contestate per l'orale: un restyling dell'esame che rimette nuovamente tutto in gioco. Tanto che la neoministra all'istruzione, Lucia Azzolina, ha deciso di intervenire con un'ordinanza ad hoc per fare chiarezza sullo svolgimento delle prove. Tra riforme e dietrofront, infatti, l'esame di Stato del 2020 sarà diverso rispetto a quello di un anno fa che, a sua volta, era stato riformato da un anno all'altro rispetto a quello del 2018.

LE INCOGNITE
Nel mezzo ci sono 500mila studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori che si stanno preparando per l'esame di Stato e, con loro, i docenti che dovranno esaminarli. Ad oggi restano ancora in piedi diverse incognite: è ancora da definire, ad esempio, come si svolgerà il colloquio senza il sorteggio delle buste. Ed è questo il punto più critico. L'introduzione delle tre buste chiuse, tra cui il candidato doveva pescare, ha rappresentato la maggiore novità introdotta dall'ex ministro Bussetti negli esami di Stato. Una novità che ha debuttato nel giugno 2019. In base all'argomento chiuso nella busta, lo studente iniziava a parlare cercando di toccare più materie possibili, collegandole tra loro.

Per alcuni è stato semplice, per altri un incubo. Non solo, per molte commissioni non è stato semplice neanche individuare tanti argomenti di pari difficoltà da inserire in buste chiuse: ne servivano in numero pari al numero dei candidati più due. Se la commissione aveva 30 ragazzi da esaminare, ad esempio, doveva pensare a 32 argomenti diversi di pari difficoltà per far sì che anche l'ultimo studente interrogato potesse pescare fra tre buste diverse. Un impegno non da poco, da sviluppare negli incontri preparatori all'esame. Ma la modalità del sorteggio delle buste non piaceva all'allora viceministro Lorenzo Fioramonti che, una volta diventato ministro, decise di abrogarla senza però specificare come sarebbe dovuto iniziare l'orale.
 

RAGAZZI SPIAZZATI
Per il momento si sa solo che, dal prossimo esame di maturità, i candidati non dovranno più avviare l'orale con un sorteggio di buste. Non solo, l'ex ministro Bussetti, dando seguito alla riforma della maturità, presentò un esame senza la traccia di storia allo scritto di italiano. Questa assenza, lo scorso anno, si fece sentire e furono tante le polemiche e le proposte di riportare l'argomento storico nella prima prova. L'ex ministro Fioramonti decise così di rispondere positivamente alle richieste: dal prossimo esame, quindi, ci sarà la traccia nella tipologia B del primo scritto. Due novità che, pur rappresentando un ritorno al passato, di fatto spiazzano i ragazzi ancora una volta.
Che cosa accadrà ora? Entro la fine di gennaio, come da abitudine, il ministero dell'istruzione renderà note le materie che interesseranno la seconda prova scritta, quella di indirizzo. Anche su questo punto resta l'incognita per gli studenti ma si tratta di un rischio previsto: nell'esame di giugno scorso, per la prima volta, lo scritto fu multidisciplinare, vale a dire che la versione del classico comprendeva una parte di greco e una di latino, allo scientifico il compito era di fisica e matematica. Potrebbe essere confermata questa prassi o si potrebbe tornare alla disciplina singola. Dopo l'uscita delle materie la ministra Azzolina provvederà ad emanare un'ordinanza sull'assetto generale delle prove: «Lavoreremo all'ordinanza sugli Esami, un manuale d'uso che va semplificato ha spiegato - oggi è un documento voluminoso e non sempre chiarissimo per le commissioni. Forniremo anche una risposta ai dubbi che stanno emergendo sugli ultimi cambiamenti annunciati come la scomparsa delle ormai famose buste all'orale. Voglio che i ragazzi abbiano tutte le informazioni di cui hanno bisogno».
Per mettere in moto la macchina organizzativa resta un altro fondamentale tassello: la nomina dei due capi dipartimento e di quattro direttori generali degli Uffici scolastici regionali di Lazio, Liguria, Lombardia e Sicilia. I posti sono vacanti, in attesa di nomina: un'attesa dovuta alla riorganizzazione del Miur dopo le dimissioni dell'ex ministro Fioramonti. Ma il tempo corre, mancano appena 5 mesi all'esame.

Ultimo aggiornamento: 18:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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