Erasmus, un giovane su 3 trova lavoro dopo il ciclo di studio

Sorpresa Erasmus, un giovane su 3
trova lavoro dopo il ciclo di studio

di Lorena Loiacono

All’estero per studiare, ma anche per fare nuove esperienze, un tirocinio lavorativo e, perché no, per trovare una strada che diventi un vero e proprio lavoro. E’ tutto questo Erasmus+ Vet, Vocational Education and Training, vale a dire istruzione e formazione professionale: il progetto di mobilità transnazionale che in pochi anni ha portato a viaggiare decine di migliaia di persone. Giovani e meno giovani pronti a scommettere sul futuro. Si tratta infatti di studenti, ma anche neolaureati e docenti che, per arricchire la loro formazione, fanno i bagagli e partono alla volta di un Paese straniero. Quale?

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L’Italia, ad esempio, visto che è tra i Paesi che riceve più viaggi in entrata. Oltre a partecipare attivamente con i viaggi in uscita, ovviamente. L’Italia, infatti, è il quarto paese europeo più popolare tra le persone che aderiscono ad Erasmus+, dopo Regno Unito, Spagna e Germania. In prima linea, quindi, nella mobilità studentesca e non solo. La prossima settimana, da lunedì a venerdì 18, l’agenzia Erasmus+ Inapp, Istituto Nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, organizza una serie di eventi per raccontare dal vivo che cosa significa fare un’esperienza Erasmus+ grazie ai racconti di chi è partito ed ha trovato la sua strada.

FIUME DI ESPERIENZA
Un fiume di esperienze, in costante aumento. Basti pensare che dal 2014 ad oggi, cioè dall’inizio del Programma Erasmus+ Vet, sono stati 31.000 i partecipanti. Negli anni è cresciuta anche la richiesta di volare all’estero per lavorare, con programmi finanziati: in questi ultimi 5 anni, infatti, ben 25.000 giovani hanno scelto di svolgere tirocini presso aziende europee e circa 2.500 tra docenti, formatori e tutor sono stati coinvolti in progetti sull’apprendimento e sull’insegnamento all’estero.

Sono stati presentati 3.510 progetti: 2.211 per motivi di studio e apprendimento e 1.299 per il “partenariato strategico” a fini lavorativi. In entrambi i casi si tratta di esperienze che, una volta terminate, sembrano poter lasciare decisamente il segno: un partecipante su 3, infatti, ha la possibilità di restare a lavorare all’estero, anche alla fine dell’esperienza Erasmus+. Se un ragazzo su 3 resta a lavorare, significa che svolgere un tirocinio all’estero rappresenta concretamente una possibilità in termini di occupabilità, 7 ragazzi su 10 ritengono di aver avuto beneficio e il 98% consiglierebbe l’esperienza ad altri, 9 su 10 sono soddisfatti dell’esperienza e la quasi totalità riesce a portare a termine il tirocinio, oltre il 99%.

«L’obiettivo è fare sempre meglio – ha dichiarato Paola Nicastro, Direttore generale dell’Inapp - anche se l’Italia è già una dei paesi più virtuosi a livello europeo nell’utilizzo dei fondi. Insieme a Francia e Germania abbiamo speso infatti il 99,94% dei fondi che ci sono stati destinati nell’ambito Vet». La dotazione finanziaria destinata all’Italia, per il 2019, è stata di 54 milioni di euro, praticamente il 20% in più rispetto al 2018. I finanziamenti sono serviti a supportare 168 progetti: 128 per i trasferimenti per motivi di studio, 40 per lavoro e tirocini.

RAGAZZI CON DISABILITÀ
A caratterizzare il 2019 sono stati, non solo l’aumento dei fondi, ma anche la partecipazione estesa a una platea sempre più vasta: i partecipanti con disabilità sono aumentati rispetto al 2018 del 27,6% mentre le persone in condizioni svantaggiate e comunque con minori opportunità economico-sociali sono aumentate del 260% rispetto all’anno precedente. Un’ottimo incremento interessa anche le regioni del Sud Italia e delle Isole con il 53,8% in più di progetti rispetto al 2018. In termini numerici i progetti finanziati al Sud sono stati 46, in crescita ma comunque di numero inferiore rispetto ai 53 del Centro Italia e ai 69 del Nord, che resta in vetta con url maggior numero di progetti Erasmus+.
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Sabato 12 Ottobre 2019, 00:26






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