Svenimenti e test con i telefonini, caos al concorso docenti. Il rettore di Cassino: «Un disastro, ci scusiamo con i partecipanti»

Domenica 3 Ottobre 2021 di Elena Pittiglio
Svenimenti e test con i telefonini, caos al concorso docenti. Il rettore di Cassino: «Un disastro, ci scusiamo con i partecipanti»

A distanza di due giorni non si placa la protesta dei concorrenti alla prova selettiva per l'ammissione al sesto ciclo Tfa sostegno della scuola secondaria di secondo grado dell'ateneo di Cassino e del Lazio Meridionale. Sono già 500 dei 3.009 partecipanti, ma il numero è destinato a crescere, a ricorrere alle carte bollate per chiedere al rettore Giovanni Betta che tutti i partecipanti vengano ammessi alla prova scritta. I candidati si sono affidati all'avvocato Raffaele Sparagna che, in queste ore, sta predisponendo il ricorso.

Giovedì 30 settembre, oltre tremila iscritti alla prova selettiva per accedere alla specializzazione per l'insegnamento del Sostegno nella scuola di secondo grado si ritrovano davanti ai cancelli della Fiera di Roma. Per il quarto anno consecutivo, anche questa volta, l'ateneo di Cassino è costretto a chiedere ospitalità all'Ente Fiera; una location che riesce ad accogliere le migliaia di persone che arrivano da ogni parte d'Italia a sostenere il concorso. Le scorse volte è stata la stessa università ad organizzare le prove con personale proprio.

Un'organizzazione che è diventata un fiore all'occhiello per Unicas, tanto che ogni anno ha visto aumentare il numero di iscrizioni. Per il 2021 l'ateneo ha fatto scelte diverse. L'organizzazione dall'università è passata direttamente all'Ente Fiera Roma. E qui è cambiato tutto.

Due chilometri a piedi

A raccontarci la giornata infernale che hanno vissuto i partecipanti al concorso sono gli stessi partecipanti, che alla fine si sono visti costretti a chiedere l'intervento delle forze dell'ordine. «Siamo stati convocati in fasce orarie diverse: riferisce la professoressa Sara Mastrobattista il primo gruppo alle 12.00; il secondo alle 12.30, il terzo alle 13.00. La prova avrebbe dovuto iniziare alle 14.00 per tutti».

E invece cosa è successo? «Abbiamo dovuto percorrere a piedi due chilometri per arrivare. Una volta davanti all'ingresso ci hanno lasciato fuori sotto un sole cocente. Nessuno riusciva a capire cosa stesse accadendo continua la professoressa . Poi è stato aperto un percorso pedonale dove si entrava quattro per volta. Dopo ore di attesa riusciamo ad entrare. Veniamo sottoposti al controllo del green pass, della lettera di convocazione e ci viene consegnato il braccialetto con il codice e il tablet per sostenere la prova». Ma non è finita.

L'attesa sotto il sole e i malori

«Veniamo lasciati ammassati per un'ora e mezza in un padiglione intermedio, cioè un padiglione di passaggio, senza possibilità di bere e di accedere alle macchinette - prosegue la professoressa - . Qualcuno inizia ad accusare malori. Le donne in gravidanza protestano. Interviene il personale medico. Alle prime cinquanta persone presenti nel mio stesso padiglione, il n.4. vengono sigillati i telefonini in un borsello magnetico. Qualcuno, però, inizia a protestare perché si accorge che altri sono in possesso del telefonino. Così decidono di restituirlo a tutti. Le prove sono state svolte in possesso di telefonini. Arrivano i poliziotti, da noi chiamati, e provvedono a stilare un verbale. Ma l'incubo continua. Avevamo finito la nostra bottiglietta d'acqua. Stavamo collassando. Chiediamo di parlare con il rettore Giovanni Betta, il quale accortosi delle nostre condizioni ha consegnato la sua carta di credito alla Croce Rossa per l'acquisto di casse d' acqua. Dopo un po' arriva l'acqua, ma non ci viene consegnata. La gente protesta vivacemente. Eravamo stremati» racconta Sara Mastrobattista.

La stessa docente aggiunge: «Al rettore ho chiesto personalmente che nelle condizioni fisiche e psichiche in cui eravamo non riuscivamo a sostenere i test. Abbiamo chiesto di annullare la prova. Ma Betta ha risposto che non poteva. Solo alle 17.01 - riferisce - inizia la prova in contemporanea nei tre padiglioni da noi occupati».

Il rettore dell’università di Cassino Giovanni Betta non si nasconde dietro un dito, ci mette la faccia e chiede scusa ai docenti: «Ci siamo affidati alla Fiera di Roma. L’organizzazione è stata un disastro - ammette - Ciò ha anche causato un danno di immagine al nostro ateneo che ha sempre gestito bene questi concorsi. Ma le colpe non si delegano, per questo chiedo scusa ai tutti partecipanti».


 

Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre, 14:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA