Cortei no pass, mezzo giro di vite del Viminale: si deciderà caso per caso La circolare

Circolare del Viminale: possibile chiudere aree delle città, valuteranno prefetti e sindaci

Giovedì 11 Novembre 2021 di Cristiana Mangani
Cortei no pass, mezzo giro di vite del Viminale: si deciderà caso per caso La circolare

Nessuna limitazione al diritto di manifestare, saranno ammessi sit-in e cortei, ma prefetti e questori avranno il compito di valutare caso per caso, e di evitare tutti quei luoghi, come il centro storico e le vie dello shopping, che possano creare disagi e impedimenti evidenti ai commercianti e ai cittadini in generale. Il Viminale detta le regole al popolo dei no Green pass e si prepara all’ennesimo sabato di agitazione sapendo già che «sarà un po’ come giocare al gatto con il topo». 


IL LINK NORMATIVO
È stata una giornata lunga, quella di ieri, negli uffici del ministero dell’Interno. La direttiva firmata dalla ministra Luciana Lamorgese ha subìto ritardi, proprio perché sviluppata intorno a principi costituzionalmente garantiti. Bisognava trovare un link normativo che consentisse di fermare le manifestazioni, tenendo conto delle limitazioni legate all’epidemia, e non solo a quelle. «Il diritto di manifestare - ha, infatti, sottolineato Lamorgese - è costituzionalmente garantito ma esiste anche un bilanciamento dei diritti: si può manifestare ma servono regole che proteggano gli altri cittadini, il diritto al lavoro e il diritto alla salute». 

 


E così la circolare in vigore già da oggi, ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte, cercando di contemperare tutte le esigenze. Le decisioni - è specificato nel documento - verranno tutte prese all’interno dei Comitati per l’ordine e la sicurezza che «potrà analizzare l’intero spettro degli interessi coinvolti, in modo da consentire alle autorità partecipanti l’adozione dei provvedimenti di rispettiva competenza». Il principio da cui partire resta quello di evitare luoghi simbolo e zone strategiche. Questo anche per consentire alle forze dell’ordine di far rispettare le regole del distanziamento e dell’uso della mascherina, in considerazione dell’ormai costante crescita dei positivi che nelle ultime 24 ore hanno toccato quasi gli 8.000 contagi con un tasso di positività raddoppiato (1,6%). A pesare, in particolare, è il caso Trieste dove le proteste dei portuali si sono trasformate in un maxi-focolaio da centinaia di positivi. 

 


L’obiettivo è quello di garantire il diritto a manifestare ma anche di evitare tensioni e problemi soprattutto in vista del periodo natalizio. A Roma, dove si tengono molte manifestazioni rispetto al resto d’Italia, con molta probabilità saranno concesse piazze a ridosso del centro ma lontane dalle sedi istituzionali o dalle vie dello shopping come Circo Massimo, piazza Barberini o piazza Farnese. Mentre dovrebbe essere off limits piazza del Popolo, luogo della manifestazione no vax da dove esponenti di Forza Nuova partirono per l’assalto alla Cgil. 

 


Il primo vero test si avrà sabato prossimo, quando il popolo no Pass tornerà in piazza. E non è escluso che qualcuno dei “negazionisti” sceglierà di cominciare a protestare da domani. Intanto, gli irriducibili anti-certificato verde confermano la manifestazione in pieno centro a Torino: «In piazza Castello come sempre», annunciano. Anche se il prefetto ha già vietato quella piazza con una ordinanza preventiva. Da Firenze, invece, IoApro ha lanciato il suo primo congresso e ha annunciato la trasformazione in movimento politico.


LE INIZIATIVE
I più fantasiosi stanno poi pensando di “superare” le regole del Viminale adottando una contromossa: un “tour” in auto in centro a Padova. L’idea è stata lanciata dal leader del movimento veneto no Green pass, Cristiano Fazzini, che in un volantino ha dato appuntamento ai dissidenti alla periferia della città, con tutta l’intenzione di arrivare a ridosso del centro storico e della zona Ztl, con presumibili conseguenze sul traffico del sabato pomeriggio in città. Sempre a Firenze, domenica prossima, si svolgerà la manifestazione indetta da Alessandra Schilirò, la vicequestore contraria al Green pass, recentemente sospesa dalla polizia.


Ma se le nuove regole non trovano d’accordo i sindacati di base e la frangia più calda dei manifestanti, chi si dice in linea con le decisioni del ministero dell’Interno è la gran parte dei sindaci d’Italia. A differenza di alcuni governatori, come quelli del Friuli e delle Marche, che ribadiscono la necessità di garantire il diritto alla protesta, in linea con il leader della Lega, Matteo Salvini che ancora ieri insisteva: «Se vietiamo le manifestazioni perché non siamo in grado di far rispettare le regole, allora il ministro dell’Interno non sa fare il suo lavoro».


 

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