Coronavirus, chiuse tutte le fabbriche: ecco le aziende che si fermeranno. Le schede

Lunedì 23 Marzo 2020 di Diodato Pirone

Il nuovo Dcpm anti coronavirus del governo ferma grosso modo il 75% della forza operaia italiana: più o meno 3 milioni di lavoratori italiani sono obbligati ad incrociare le braccia fino al 3 aprile. Gran parte dell'industria italiana era in realtà già ferma.

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Chiuse quasi tutte le fabbriche FCA (la scorsa settimana hanno lavorato in parte solo quelle che sfornano motori destinati agli Stati Uniti e alla Turchia), Fincantieri, New Holland, Brembo, Ferrari, Ducati e decine di impianti della filiera della meccanica e dell'elettrodomestico. Molte altre hanno lavorato a passo ridotto come Pirelli, Piaggio, Hitachi.

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Ora si ferma tutto fino al 3 aprile ad eccezione delle imprese legate a una ottantina di settori dell'alimentare (ma anche gran parte della filiera della plastica lavora per l'agroindustria) e naturalmente della farmaceutica. Sulla definizione dei settori da fermare c'è stato un lungo braccio di ferro con gli industriali che hanno cercato di evitare il blocco generalizzato almeno del comparto della meccanica. Si tratta di un settore che occupa posizioni importanti nella fornitura dei grandi gruppi industriali soprattutto tedeschi. Queste imprese se non rispettano i tempi di consegna rischiano di essere escluse dalle catene del valore in favore di concorrenti di altre nazioni. I sindacati però hanno ribadito che gran parte dei lavoratori non intendevano esporsi al rischio contagio. Il decreto consente alle imprese di restare aperte fino a mercoledì per svuotare i magazzini o completare manufatti.
 

Cantieri
Va avanti soltanto
il ponte di Genova

Le attività lavorative che non si potranno svolgere da oggi sono centinaia ma forse quella che colpisce di più l’immaginario degli italiani è lo stop dei cantieri. Non proprio tutti. Dovrebbe continuare a lavorare quello del nuovo ponte di Genova destinato a sostituire quello crollato nella scorsa estate. Ma si tratta di una eccezione. In realtà la stragrande maggioranza dei cantieri grandi e piccoli si era già fermata per rispettare le regole previste dal protocollo siglato da industriali e sindacati. Ora arriva il bollo finale allo stop generalizzato che fermerà almeno fino al 3 aprile opere strategiche come alcuni tratti ferroviari a partire dalla Napoli-Roma alla manutenzione di stradine e marciapiedi. E così una delle grandi emergenze nazionali fino a qualche giorno fa prende una pausa.

Auto
Stop a Fca e al mondo
della componentistica

L’auto è l’industria delle industrie. Checché se ne dica rimane un settore labour intensive con le sue linee di montaggio ad alta tecnologia. Ma la presenza degli uomini sulle linee di montaggio è di difficile gestione se si vuole fermare l’epidemia e infatti FCA aveva già fermato quasi tutti i suoi stabilimenti. Restavano aperte le linee di produzione di motori, in particolare a Termini in Molise, destinati soprattutto all’export verso Usa e Turchia. Ora i 55.000 dipendenti italiani di FCA si fermeranno tutti. Ferme anche le tantissime fabbriche (oltre 2.000) della componentistica d’auto. Un vanto per l’Italia poiché i produttori di componenti d’auto assicurano circa 5 miliardi di attivo della bilancia commerciale. Il settore complessivamente vale quasi il 6% del Pil italiano. 

Tessuti
Serrata per la moda
dubbi sulla ripresa

Chiuderanno ad eccezione delle ultime consegne da effettuare entro mercoledì anche centinaia di stabilimenti del settore tessile che nonostante la durissima crisi ventennale del settore resta una delle punte di diamante del made in Italy. Nel settore operano oggi poco meno di 14 mila imprese, per un valore della produzione superiore ai 20 miliardi di euro. Numeri importanti ma significativamente inferiori a quelli del 2007. Rispetto a dieci anni fa il tessile italiano sconta, infatti, un gap di circa 3.5 miliardi in termini di valore della produzione che si traduce in circa 4 mila imprese e 40 mila addetti in meno. Ora si tratterà di capire cosa succederà a questo comparto di fronte allo stop totale e improvviso determinato dal caso Coronavirus.

Rubinetteria
Chiude un settore
da 30mila addetti

Fra i settori coinvolti nella più grande chiusura delle attività produttive che l’Italia ricordi dai tempi della guerra non va sottovalutato quello della fabbricazione di componenti in metallo. Chiuderanno fino al 3 aprile anche le fabbriche di rubinetteria, apparecchiature fluidodinamiche, quelle di pompe e compressori (che lavorano moltissimo per l’industria tedesca) le industrie che assemblano cuscinetti, ingranaggi e organi di trasmissione e quelle che fanno fornaci e bruciatori. L’Italia dei rubinetti ha un posto di rilievo nel mondo: i dati registrano un fatturato di 9.2 miliardi di euro, collegato alla presenza di 313 aziende italiane ed oltre 30.000 addetti nella produzione di valvole e rubinetti concentrati in Piemonte e nel bresciano.

Negozi
“Salvi” solo alimentari
e servizi alla persona

L’ennesimo Dcpm firmato ieri conferma quanto già deciso in precedenza per quanto riguarda il settore della distribuzione commerciale: chiudono praticamente tutti i negozi ad eccezione di quelli legati all’alimentare e ai servizi alla persona. Anche il commercio dunque vedrà drasticamente ridimensionato il proprio giro d’affari complessivo anche se il comparto alimentare sta andando a gonfie vole con acquisti cresciti nelle ultime settimane di oltre il 15%: in pratica l’alimentare sta vivendo un riedizione del Natale. Quanti sono i lavoratori del settore costretti alla fermata forzata? Difficile dirlo ma considerando anche lo stop del turismo non appare esagerato calcolare in oltre mezzo milioni gli addetti alla filiera commerciale bloccati dal Covid 19.

Giochi
Addio a balocchi
gioielli e strumenti

Fra le industrie manifatturiere bloccate dal decreto c’è anche quella della fabbricazione di giocattoli (fra i quali secondo la specifica dell’Istat sono compresi anche i tricicli), di gioielli e di bigiotteria. Fino al 3 aprile non si potranno fabbricare strumenti musicali né orologi e non si potranno lavorare le pietre preziose. Stop anche alla fabbricazione di articoli sportivi ma anche dei contatori elettrici e anche di scope e di spazzole. Nello stesso comparto sono escluse dallo stop le fabbriche di attrezzature protettive (compreso il vestiario) quelle che lavorano per la filiera medica e dentistica come ad esempio attraverso la produzione di protesi. Resterà attivo anche il sottocomparto della fabbricazione di casse funebri. 

Metallurgia
Tubi, radiatori
e caldaie spenti

Niente fabbricazioni di tubi, orgoglio dell’industria bresciana, niente profilature di materiali di ferro e d’acciaio, niente fusioni in ghisa, stop alla fabbricazione di radiatori e caldaie e a quella di generatori di vapore grandi e piccoli, stop anche alla produzione di cerniere e serrature. Sono queste solo alcune delle decine di voci che scandiscono il settore della produzione metallurgica, uno dei più importanti dell’industria italiana e non solo nel Nord. Tutto fermo fino al 3 aprile anche se parecchie imprese avevano già deciso di sospendere la produzione per proprio conto. Il settore ha un peso notevolissimo soprattutto sull’export. Sui 463 miliardi esportati dall’Italia nel 2018 circa il 52% sono arrivati dai settori della meccanica e della metallurgia. 

Lavoro
Al palo tour operator
e collocamenti privati

Fra le attività lavorative bloccate c’è anche quella della ricerca del lavoro. Non potranno operare fino al 3 aprile le agenzie di collocamento e quelle di selezione e di ricerca di personale. Ferme anche le società che si occupano di lavoro in somministrazione (quello che un tempo si chiamava interinale) e anche le aziende specializzate nella gestione del personale. Ferme, ma forse qui da davvero il decreto è inutile, le agenzie di viaggio e i tour operator nonché le loro attività di prenotazione. Stop anche alle attività di servizi per edifici e paesaggio e a quelle che si occupano di gestione degli edifici. Fra i servizi devono fermarsi anche le aziende di intrattenimento e quelle che si occupano di creazioni artistiche e della gestione delle strutture aertistiche.

Pelletteria (Borse)
La filiera alza
bandiera bianca

Si ferma anche tutta la pelletteria made in Italy. In questo comparto parecchie imprese erano rimaste aperte anche negli ultimi giorni poiché gli addetti non lavorano in gruppo e possono rispettare il distanziamento di un metro fra loro. Tuttavia la decisione di ridurre gli spostamenti ha coinvolto anche questo settore nelle chiusure. Si tratta di un comparto di peso poiché comprende 1.200 imprese che occupano quasi 20.000 persone con un valore della produzione di 5,2 miliardi e un export di 4 miliardi. Per quanto riguarda gli scambi internazionali nel settore della pelletteria, l’Italia rappresenta il settimo importatore mondiale con un totale del 4,8% delle importazioni e il secondo esportatore con un totale del 13,7% delle esportazioni globali del comparto

Mobili
Cucine, sedie e divani
campioni dell’export

Si ferma tutta la filiera del mobile, dalle cucine agli arredamenti e persino al distretto friulano delle sedie. Un comparto che si è dimostrato più forte della crisi finanziaria del 2008 e della bassa crescita endemica del sistema Italia. L’anno scorso ha registrato un aumento dei ricavi del 4,4% a 21,8 miliardi di euro. Sulla base di una indagine a campione che ha analizzato l’andamento delle principali 330 imprese del settore oltre un terzo del fatturato del mobile made in Italy è realizzato sul fronte delle esportazioni. Per quanto riguarda i comparti, a crescere maggiormente l’anno scorso sono stati i produttori di mobilio per ufficio e spazi pubblici (+8,7% nelle vendite). Anche questo settore è destinato a soffrire una crisi durissima anche se il suo livello di resilienza è notevole.

 

Ultimo aggiornamento: 16:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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