Coronavirus, al Nord caos cremazioni: bare trasportate a Civitavecchia «Dovremo dire no alla Protezione civile»

Venerdì 3 Aprile 2020
Coronavirus, al Nord forni crematori al collasso, bare trasportate a Civitavecchia «Dovremo dire no alla Protezione civile»

Al tempo del coronavirus si lavora a pieno regime nei 17 forni crematori del gruppo Altair distribuiti in Italia, in prevalenza al Centro Nord: le linee sono al massimo delle potenzialità tecniche e autorizzative per l'emergenza Covid-19. Dove ci sono due forni si riescono a fare 20-24 cremazioni al giorno, dove ce n'è uno solo si arriva a 10-12. Questi i numeri di un funzionamento intensivo che da inizio marzo non è mai cambiato.

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Piemonte, Lombardia - con i due forni di Brescia, una delle province più colpite in termini di vittime dal coronavirus -, Friuli, Emilia con ben quattro strutture (Piacenza, Parma, Modena e Rimini) e ancora Sardegna, Toscana e Lazio, «il gruppo è in grande sofferenza non solo psicologica: gli impianti sono tutti sotto stress.
 

 

La pressione è indicibile in un periodo in cui la mortalità ha dati incredibili: come gruppo a marzo abbiamo fatto un migliaio di cremazioni in più rispetto al 2019, sono circa 5mila quest'anno e questo è un elemento lampante di quello che sta succedendo», spiega all'Adnkronos Michele Marinello uno degli amministratori di Altair. «Se non rallenta il numero delle vittime non so come il sistema potrà reggere». Per l'imprenditore «il problema sono i depositi provvisori: mediamente arriva un numero superiore di feretri rispetto a quelli che possiamo cremare, senza contare i trasporti straordinari organizzati dalla Protezione civile con i camion dell'Esercito: arrivano da zone in difficoltà ma generano problemi perché si sommano a bare che già si accumulano nei depositi».

«Siamo vicini al collasso - ammette Marinello, da anni tra gli amministratori del gruppo Altair - e stiamo lavorando al massimo delle nostre potenzialità: ci sono impianti di cremazione che lavorano quasi 24 ore su 24. La chiusura a Milano di Lambrate non aiuta: qualcuno di quei feretri partirà verso il nostro impianto di Civitavecchia che non ha una capacità limitata dalla sua autorizzazione e quasi certamente salteranno fuori i campanilismi».
 


In questo senso il gruppo che siede al Tavolo della Protezione civile e ha realizzato un portale per comunicare al centro di coordinamento la capacità di ricezione di ogni impianto così da poter aiutare sulla disponibilità effettiva ad accogliere feretri, invita proprio la Protezione civile «a guardare al Sud. Il numero di impianti è numericamente inferiore, ma molte imprese funebri si stanno muovendo in questo senso, anche se una delle difficoltà resta la tanta burocrazia. Noi abbiamo offerto i nostri impianti sardi - Cagliari, Sassari e Olbia - che potrebbero accogliere numerosi feretri».

Da domani, intanto, sul portale www.cup-crematori.it «su tutti gli impianti metteremo zero come disponibilità. Possiamo rispondere solo alla nostra richiesta interna, non possiamo più dare una mano agli altri», aggiunge. «Stiamo dotando i nostri depositi di sistemi refrigeranti per evitare una possibile emergenza sanitaria. Noi stiamo offrendo un servizio anche per decessi di 10-15 giorni fa, il calo non lo vediamo e se ci fosse lo vedremmo tra 20 giorni quando come settore saremo riusciti a smaltire tutto il pregresso e tornare a un'attività normale», conclude Michele Marinello.

Ultimo aggiornamento: 4 Aprile, 09:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA