Bari, bimbo si impicca a 9 anni: sequestrati pc e telefonini. L’ipotesi del gioco suicida. I pm: nessuna pista esclusa

Martedì 26 Gennaio 2021 di Paola Colaci
Bari, bimbo si impicca a 9 anni: sequestrati pc e telefonini. L ipotesi del gioco suicida. I pm: nessuna pista esclusa

Morto impiccato a soli 9 anni nella sua cameretta, in una casa del quartiere San Girolamo, a Bari. A spezzare la sua giovanissima vita, nel pomeriggio di ieri, una corda stretta attorno al collo. Lo hanno trovato così, ormai privo di sensi, i genitori. La madre, medico, ha cercato di rianimarlo. Il piccolo è morto in ospedale per arresto cardiaco.

Una tragedia ancora senza spiegazione che ha scioccato l’intera comunità pugliese e sul quale ora indagano due Procure: quella ordinaria e quella minorile della Città metropolitana. Stando ai primi accertamenti della polizia si tratterebbe di suicidio. Ma al vaglio degli inquirenti ci sono più ipotesi. Quella di un collegamento tra la morte del bimbo e un gioco sui social finito nel peggiore dei modi, innanzitutto.

Proprio come la “Blackout Challenge”, una sfida social in voga tra i giovani e giovanissimi che consiste nello stringersi una cintura o una corda attorno alla gola e resistere il più a lungo possibile. Forme che hanno le sembianze di Jonhatan Galindo, il personaggio che su alcun piattaforme social, dopo aver chiesto l’amicizia ai giovanissimi, propone sfide di coraggio sempre più ardite che culminano con atti di autolesionismo.

L’esordio sarebbe quasi sempre lo stesso: “Vuoi fare un gioco?”. Lo stesso gioco assurdo che nei giorni scorsi ha spezzato un’altra giovanissima vita: quella di Antonella, appena 10 anni, di Palermo, morta per strangolamento proprio a causa della sfida social. Ma non si esclude che alla base del decesso del bimbo barese possa esserci stato un gesto di emulazione o un gioco finito male.

Intanto la pm di turno di Bari Angela Maria Morea ha disposto il sequestro di tutti i dispositivi elettronici presenti nella casa del quartiere San Girolamo. Pc e smartphone, innanzitutto, che potrebbero essere utili ad accertare se vi siano collegamenti fra la tragedia e i giochi online. Nei minuti precedenti al decesso, innanzitutto. «Al momento non vi sono elementi tali da collegare con assoluta certezza questo episodio con i social o qualche tipo di gioco on line – ha fatto sapere in serata il Procuratore minorile di Bari Ferruccio De Salvatore – Un fatto, tuttavia, è certo: la pandemia ha determinato un aumento esponenziale di casi di aggressività tra i minori e dei gesti di autolesionismo. E spesso questi atti estremi trovano nei social un teatro di condivisione privilegiato».

Rispetto ai rischi derivanti dalle sfide sui social, il procuratore mette poi in guardia: «Giochi quali la Blue whale, poi Momo e adesso le sfide su Tik Tok possono essere molto rischiosi. Soprattutto perché trovano terreno fertile tra giovani e giovanissimi: fasce di età per le quali lo spirito di emulazione è molto forte. Ed è proprio tra gli adolescenti che da mesi ormai si moltiplicano i casi di cutting, per esempio. La pratica del taglio degli arti con lamette, nel dettaglio. Ma anche i tentativi di suicidi che coinvolgono fasce d’età sempre più basse».

Ad escludere che nel caso del bimbo barese possa essersi trattato di suicidio è, invece, il presidente dell’Ordine degli Psicologi di Puglia Vincenzo Gesualdo. «Appare alquanto inverosimile l’ipotesi che un bimbo così piccolo possa aver messo in atto volontariamente un piano suicidario – sottolinea il Direttore dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia di Bari – Tutto spinge a immaginare, invece, che alla base di questa tragedia possano esserci proprio i social. Giovani e giovanissimi ormai sono così abituati a giocare online che il confine tra vita reale e realtà aumentata è ormai indefinito».
 

 

Ultimo aggiornamento: 10:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA