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Bimba annegata nel lago Revine, l'animatrice del campo estivo: «Non mi do pace»

Mariia di 7 anni era in gita con il Grest quando è entrata in acqua ed è morta

Venerdì 29 Luglio 2022 di Maria Elena Pattaro
Bimba annegata nel lago Revine, l'animatrice del campo estivo: «Non mi do pace»

REVINE LAGO - «Ho contato i bambini e mi sono accorta che Mariia mancava. L'ho detto agli altri, l'abbiamo cercata subito ma non mi do pace». La giovane animatrice che sorvegliava il gruppo di ragazzi di cui faceva parte anche la piccola ucraina annegata nel lago, ieri pomeriggio era sotto choc. Sconvolta dalla tragedia immane che si era consumata senza che nessuno dello staff se ne accorgesse in tempo. E spaventata dalle accuse di chi tra i presenti ha puntato il dito contro le presunte leggerezze commesse dallo staff del grest.

Bambina di 9 anni annega nel lago in provincia di Treviso: per un'ora tentano di rianimarla. Era in gita con il Grest

A consolarla, oltre ai colleghi animatori e alla responsabile del campus San Giuseppe suor Maddalena, è intervenuta anche l'infermiera che aveva cercato di riportare in vita la bambina. «Quella ragazza era davvero distrutta» - racconta Lorella Da Re, in servizio all'ospedale di Vittorio Veneto ma ieri a riposo in riva al lago. Se il visino della piccola Mariia, 7 anni, capelli biondi e occhi azzurri, è impossibile da dimenticare per la soccorritrice, l'altro volto che porta impresso è quello sconvolto dell'educatrice 22enne. «Non riusciva a smettere di piangere. Ho cercato di rassicurarla. Le servivano dei calmanti. Ma nel medio-lungo periodo penso le servirà un percorso di sostegno psicologico per superare il trauma» - dice l'infermiera.

LE INDAGINI
«Saranno le indagini a fare chiarezza su quello che è successo e ad accertare eventuali responsabilità. Dall'esterno è facile puntare il dito accusando gli animatori e i responsabili di non aver vigilato abbastanza. Qualcuno oggi (ieri, ndr) lo ha fatto, a caldo, aggiungendo dolore al dolore - prosegue la donna -. Purtroppo con i bambini a volte basta una minima distrazione. Comunque vadano le cose, questa ragazza si troverà a fare i conti con un pesantissimo senso di colpa». Il dramma di Revine Lago infatti è quanto di peggio possa capitare a chi si mette a disposizione dei ragazzi organizzando per loro gite e attività. Se per la famiglia il vuoto lasciato da quella giovane vita spezzata è incolmabile, per il Campus San Giuseppe la morte della piccola Mariia è una cicatrice indelebile, un trauma difficile da superare.


RIFUGIATA NELLA MARCA
Mariia Markovetska aveva l'intera vita davanti: il 31 agosto avrebbe compiuto 8 anni, ma quelle candeline non le spegnerà mai più. Si era lasciata alle spalle gli orrori della guerra in Ucraina. Insieme alla sua famiglia era scappata dal suo Paese quando l'esercito russo aveva iniziato a sganciare bombe. Da una terra martoriata alla Marca: con la madre aveva trovato ospitalità a Vittorio Veneto, accolta come rifugiata nel collegio San Giuseppe, un complesso storico gestito dalle suore dell'ordine delle Figlie di San Giuseppe del Caburlotto. Qui la piccola aveva iniziato un nuovo capitolo della propria vita: nuova casa, nuova lingua, nuovi compagni. Il futuro era ancora tutto da scrivere. Quello che non poteva immaginare era che sarebbe durato così poco e che avrebbe trovato la morte in un caldo pomeriggio di fine luglio mentre giocava con gli amici del grest.


IL TRAUMA
«Da oltre 150 anni a servizio dei giovani e delle famiglie - si legge nel sito del campus -. Nel complesso storico bambini, ragazzi, famiglie, trovano una proposta scolastica, educativa, culturale e ricreativa, variegata, dinamica e all'avanguardia. Attenzione alla persona, cura dell'ambiente, clima sereno sono da sempre caratteristiche del nostro istituto educativo».Nel periodo estivo, fra le varie attività, l'istituto organizza anche il grest, a cui quest'anno si sono iscritti circa 70 ragazzi. Ieri in programma c'era la gita fuori porta ai laghi di Revine. La giornata prometteva bene: giochi, attività, divertimento, una manciata di ore da trascorrere immersi nella natura tra spensieratezza e condivisione. Invece è finita in tragedia.

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