Fontana indagato per i camici anti-Covid, bonifico sospetto dal suo conto svizzero. Lega insorge

Sabato 25 Luglio 2020
Fontana indagato per frode in Lombardia, bonifico sospetto dal suo conto svizzero. Lega insorge

Un bonifico di 250mila euro al cognato Andrea Dini, da un suo conto in Svizzera, mai arrivato a destinazione perché ritenuto sospetto dall'istituto incaricato di effettuarlo. Ruota attorno a quello che per il suo avvocato è stato «un gesto risarcitorio», nato dallo «scrupolo di aver danneggiato» il fratello della moglie con la trasformazione in donazione della fornitura di camici alla Lombardia, l'accusa di frode in pubblica fornitura per cui Attilio Fontana è stato iscritto nel registro degli indagati.

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Salvini: va fatta riforma giustizia

L'inchiesta è quella del procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli, uno dei numerosi dossier aperti sulla Regione più colpita dal Coronavirus, che fa gridare alla «giustizia ad orologeria» il leader della Lega Matteo Salvini, tirato in ballo in alcune chat al vaglio della procura di Pavia nell'inchiesta sull'accordo tra Policlinico San Matteo e Diasorin per i test sierologici anti-Covid. «È una vergogna - dice l'ex ministro dell'Interno - la riforma della giustizia è la prima cosa che dobbiamo fare, quando torneremo al governo...». L'iscrizione di Fontana nel registro degli indagati, un atto dovuto a sua «garanzia», secondo la difesa dell'avvocato Jacopo Pensa, arriva dopo quella del cognato e di Filippo Bongiovanni, dg dimissionario di Aria Spa, la centrale di acquisti regionale. A loro due i magistrati milanesi contestano il reato di turbata libertà nella scelta del contraente, mentre un quarto indagato di cui si è appreso soltanto oggi, un funzionario regionale, deve rispondere in concorso della stessa accusa contestata al governatore.
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Ad occuparsi dei camici della Dama Spa, una fornitura da mezzo milione di euro chiesta all'azienda del cognato e della moglie del governatore, estranea alla vicenda secondo le indagini, era stata per prima la trasmissione Report in una servizio realizzato nella seconda metà di maggio. Fu allora che per l'accusa quell'affidamento diretto senza gara, che risale al 16 aprile, sarebbe stato trasformato in donazione. Per quel mancato profitto, Fontana avrebbe cercato di andare incontro al cognato con il bonifico, bloccato dalla fiduciaria perché proveniente da un soggetto 'sensibilè, in quanto politico, e perché la causale non sarebbe stata coerente. La successiva Segnalazione di operazione sospetta (Sos) alla Banca d'Italia, che ha subito informato guardia di finanza e procura, ha fatto scattare l'indagine in cui ora Fontana è indagato. «Sono certo dell'operato della Regione Lombardia, che rappresento con responsabilità», è la reazione del governatore, venuto a conoscenza dell'iscrizione, «con le sue ripercussioni umane», dalla stampa. Il centrodestra fa quadrato attorno al suo presidente.

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«È malagiustizia a senso unico, alla Palamara, non se ne può più», sostiene Salvini, mentre centrosinistra e Movimento 5 Stelle parlano di «schiaffo ai lombardi» e chiedono l'azzeramento della giunta regionale. Sullo sfondo un'altra inchiesta, in attesa che quelle sull'ospedale in Fiera, sui morti nelle Rsa e sull'ospedale di Alzano facciano il loro corso: è' quella sull'accordo per i testi sierologici anti-Covid della Procura di Pavia, con i vertici del San Matteo e della multinazionale piemontese Diasorin indagati per turbata libertà del procedimento e peculato. Nel mirino degli inquirenti, in questo caso, ci sarebbero le circolari con cui l'Ats di Pavia diffidava i Comuni ad usare test sierologici che non fossero quelli Diasorin-San Matteo. Ma anche gli intrecci politici, e le presunte pressioni, per escludere ogni altro metodo di screening. Mail e chat, nelle quali comparirebbe addirittura il nome di Salvini, sono state acquisite dagli investigatori, che hanno anche già ascoltato in procura i primi testimoni.

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Ultimo aggiornamento: 26 Luglio, 02:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA