Napoli, scippata in strada a Posillipo: morta Annamaria Malangone, la vedova del velista Panada

Venerdì 29 Ottobre 2021 di Maria Chiara Aulisio e Giuseppe Crimaldi
Napoli choc, scippata in strada: morta Annamaria Malangone, la vedova del velista Panada

Morire per uno scippo. La criminalità di strada ha fatto un'altra vittima a Napoli: Annamaria Malangone, 80 anni, ex docente di educazione fisica e sposata con il noto velista Beppe Panada, è morta tre giorni fa per le conseguenze di un'aggressione commessa da un rapinatore solitario in via Manzoni. L'aggressore poco dopo è stato fermato dagli agenti della Polizia di Stato, e ora è in attesa dell'udienza di convalida.

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Cerchiamo di ricostruire i fatti, nonostante il consueto silenzio delle fonti inquirenti, che attendono invece l'esito della convalida dell'arresto per consentire il diritto di cronaca, e nonostante la notizia sia di assoluta gravità e meriti l'attenzione del mondo dell'informazione. Siamo a giovedì di una settimana fa. Quartiere Posillipo, le 11,30: due donne passeggiano all'angolo tra via Manzoni e via Porta Posillipo, a due passi da via Stazio, hanno appena finito di fare la spesa. La strada è piena di negozi e affollata di gente. Le donne sono Annamaria e sua figlia Carlotta. Ed è verso quest'ultima che scatta l'aggressione: un uomo a volto scoperto piomba alle spalle e tenta di strapparle la borsa. L'impatto dell'assalto è talmente brutale da far rovinare in terra la mamma 80enne, che batte il capo sull'asfalto e si ferisce, fratturandosi anche un braccio e il femore sinistro. Il colpo va storto, il bandito fugge e la figlia, disperata, soccorre la madre e lancia l'allarme al 113. Dalla Questura scatta un doppio intervento, e a dare la caccia al fuggitivo sono gli uomini del commissariato Posillipo con i colleghi della sezione Falchi della Squadra mobile. 

In pochi minuti, sul posto, in soccorso della signora Annamaria, giunge anche un'autoambulanza che la trasporta in ospedale, al Fatebenefratelli. Qui la donna viene medicata e visitata accuratamente. La signora fa poi ritorno a casa. Ma gli eventi stanno per precipitare: nel corso dei giorni successivi Annamaria sarà costretta a tornare in ospedale: accusa dolori forti e un malessere diffuso, ma per due volte le viene detto che sta bene, che tutto è a posto: deve solo riposare. Invece no. Tre giorni fa l'anziana accusa un malore e muore. La Procura dispone il sequestro della salma e quindi l'autopsia: qual è stata la causa del decesso?

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Torniamo alle fasi immediatamente successive allo scippo. A Posillipo scatta la caccia al delinquente fuggitivo. Gli agenti del commissariato locale, e i Falchi, battono palmo a palmo il quartiere, e anche grazie alla visione di alcuni filmati degli impianti di videosorveglianza della zona riescono a identificare il malvivente. L'uomo viene bloccato e ammanettato. Nei suoi confronti scatta un decreto di fermo per rapina, ma adesso potrebbe arrivare la contestazione di omicidio. La notizia della morte di Annamaria Malangone, donna stimata e anche molto conosciuta a Posillipo, per anni titolare di un'accorsata palestra in via Boccaccio, lo Shangrila, ha presto fatto il giro della città suscitando sgomento e paura. Il tranquillo quartiere collinare ripiomba nell'incubo sicurezza: l'agguato mortale si è consumato in una strada che si considerava sicura, in pieno giorno, lontana dai vicoli dove corrono malaffare e delinquenti. 

Sgomento, incredulità e tanta paura, dunque. Al dolore per la scomparsa della signora fa da contraltare l'importante risultato degli investigatori, che in pochissimo tempo sono riusciti ad assicurare lo scippatore alla giustizia. Il resto lo dirà il gip, nell'udienza di convalida attesa per oggi. Annamaria era la moglie di un noto skipper bresciano, Giuseppe Beppe Panada, il cui nome è legato a un altro dramma: scomparve nel nulla in mare. Nel 1986 partecipò alla Two Star insieme a un altro velisa, Roberto Kramar, sulla barca Belucchi: naufragarono, e i loro copri non vennero mai ritrovati. Panada è ricordato ancora oggi per aver diffuso lo sport del karate e del judo in Campania. Nel 1979 nei cantieri Carima di Napoli curò il progetto della Princess, una goletta conosciuta meglio come Viva Napoli, con la quale partecipò nel 1980 ad una regata transatlantica in solitario, partendo da Plymouth in Inghilterra fino a Newport negli Stati Uniti. 

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