Alessia Pifferi, Diana morta di stenti: attesa per test tossicologici sul biberon della bimba. I risultati dell'autopsia

Necessari altri esami per una prima relazione compiuta degli esperti, nominati nell'inchiesta della Squadra mobile

Martedì 26 Luglio 2022
Alessia Pifferi, la bimba morta di stenti ma «nessuna causa evidente» del decesso: i risultati dell'autopsia

Per la morte della piccola Diana, la bimba di un anno e mezzo lasciata dalla madre Alessia Pifferi per 6 giorni in casa da sola, non è emersa alcuna causa evidente, dunque, i medici, si sono riservati di fornire risposte più precise solo quando avranno a disposizione parametri certi dagli ulteriori accertamenti. È quanto emerge dai primi esiti dell'autopsia sul corpo della bimba morta di stenti in casa a Milano.

La Pifferi è apparsa «frastornata», a tratti piange e a tratti non si rende conto della situazione. A riferire di come sta la donna è chi l'ha potuta incontrare nel carcere di San Vittore dove è rinchiusa in isolamento e sorvegliata a vista sia per evitare eventuali punizioni da parte di altri detenuti per via di quella tacita legge che vige dietro le sbarre che non perdona chi si è accanito contro i bambini, sia per evitare che possa compiere gesti autolesionistici. Intanto continuano ad arrivare in Procura a Milano lettere via mail, soprattutto di mamme scosse per «la sofferenza» inflitta a Diana. «Non dormo la notte - ha scritto una madre - mi auguro una condanna alla pena più severa possibile».

Alessia Pifferi sorvegliata a vista in cella, oggi è il giorno dell’autopsia di Diana: tutti i dubbi

L'autopsia

Ci vorranno alcun settimane per una prima relazione degli esperti, nominati nell'inchiesta della Squadra mobile, coordinata dal pm di Milano Francesco De Tommasi. Sarà comunque difficile, da quanto si è appreso, individuare una causa precisa della morte avvenuta, già stando ai primi accertamenti, per stenti. Decisivi saranno, però, anche gli esti delle analisi della Polizia scientifica sul latte del biberon, trovato accanto alla piccola, per accertare se contesse benzodiazepine (c'era una boccetta di tranquillante in casa) fatte assumere, questo è il sospetto, dalla 37enne alla figlia. Intanto, il quadro probatorio per la Procura è talmente solido che si arriverà probabilmente nei prossimi mesi ad una richiesta di processo con rito immediato per omicidio volontario pluriaggravato a carico della donna.

 

Le indagini

Inoltre, il pm ha dato incarico alla Polizia scientifica di analizzare, con la formula dell'accertamento irripetibile, sia il contenuto del flaconcino di 'EN' ritrovato nell'appartamento per verificare che si tratti davvero di benzodiazepine, sia il latte rimasto nel biberon ritrovato nel lettino a fianco di Diana per appurare se vi siano tracce del potente tranquillante. E gli investigatori dovranno individuare pure se vi sia o meno il Dna della bimba sul beccuccio del biberon. Tutte analisi che saranno effettuate nei prossimi giorni. Dalle analisi autoptiche ulteriori si potrebbe sapere quando la bimba è morta nell'arco di quei 6 giorni in cui è stata lasciata sola. Pare che il decesso sia avvenuto prima delle 24 ore antecedenti al ritrovamento del corpo. Se venisse accertato che la madre ha fatto assumere benzodiazepine alla piccola, per stordirla e fare in modo che non piangesse, l'accusa di omicidio volontario si potrebbe addirittura aggravare riconoscendo il 'dolo pienò e la premeditazione. Ad ogni modo il procedimento, che potrebbe passare anche per consulenze psichiatriche della difesa o per un'istanza di perizia sulla capacità di intendere e di volere, è un caso classico da rito immediato (si salta l'udienza preliminare) e da processo in Corte d'Assise. Le accuse contestate possono portare alla pena dell'ergastolo. Intanto, in Procura continuano ad arrivare mail di cittadini che chiedono «giustizia»: una madre di un bimbo di 13 mesi ha scritto raccontando di essere fortemente «scossa», di non «dormire la notte» e chiedendo l'applicazione di una «pena severa», di un «ergastolo senza sconti».

Ultimo aggiornamento: 15:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA