Sgaravatti, l'eredità milionaria da 100 milioni di euro, la badante filippina: «Ora mi spetta una casa»

Giovedì 6 Maggio 2021 di Mauro Giacon - Gabriele Pipia
L'interno della villa degli Sgaravatti a Saonara

PADOVA - Un’eredità da pelle d’oca, due testamenti in conflitto e ora anche una lettera di diffida spedita da un avvocato. La storia del patrimonio milionario degli Sgaravatti continua a far parlare e adesso si arricchisce di un nuovo capitolo. La 60enne filippina Feny Riton, ultima badante della famiglia, si è appena rivolta ad un legale padovano per reclamare ciò che le spetterebbe secondo l’ultimo testamento: un appartamento e 300 euro al mese per il mantenimento del cane. Una minima parte di un’eredità complessiva che supererebbe i 100 milioni mettendo assieme ville, palazzi, terreni, quadri e bolidi d’epoca. La diffida è stata inviata ad una donna padovana nominata dalla vedova Sgaravatti “erede universale” di tutti i propri beni. Ma sullo sfondo c’è una partita ben più grande: quella che vede questo testamento in conflitto con un altro documento analogo. 

LA STORIA

Alberto Sgaravatti, titolare di un colosso del florovivaismo in grado di ornare ville pregiate e sedi ministeriali, è morto il 5 agosto 2019, a 91 anni, lasciando tutto alla moglie Renata Cappellato. La signora è mancata invece a 75 anni lo scorso 19 dicembre. Non avevano figli ma qui nasce il caso: esistono due diversi testamenti della vedova Sgaravatti, entrambi depositati formalmente da due diversi notai. Il primo atto, datato 11 ottobre 2019, nomina come eredi due ex dipendenti dell’azienda: a un lavoratore vanno 2,5 milioni di euro, all’altro tutto il resto. Il secondo testamento, firmato il 20 ottobre 2020, nomina come erede unica una donna padovana e pone due condizioni: comprare un appartamento per la badante filippina e permetterle di mantenere l’amato cane. 

LA LETTERA
La lettera di diffida rivolta all’ereditiera padovana è stato firmata lo scorso 29 aprile dall’avvocato Antonio Menniti-Ippolito. «Scrivo la presente in nome e per conto della signora Feny Riton - si legge - la quale mi ha dato incarico di procedere a quanto necessario al fine di ottenere da parte sua il pieno adempimento all’onere ereditario». Nella lettera si fa riferimento all’acquisto dell’appartamento e ai 300 euro per il cane, specificando: «A tutt’oggi (ad oltre 4 mesi di distanza) la prima parte di tale disposizione è rimasta inammissibilmente completamente inadempiuta. La invito e diffido pertanto a dare urgente e piena attuazione a quanto previsto a suo carico». Nella lettera c’è poi l’invito a «provvedere da ora in poi al versamento dei 300 euro mensili esclusivamente a mezzo bonifico bancario in via anticipata entro il giorno 5 di ogni mese». 

LA TESTIMONIANZA
Raggiunta dal Gazzettino, la donna filippina conferma tutto: «Per sette anni ho vissuto insieme ad Alberto e Renata nella loro casa in Prato della Valle - racconta singhiozzando - E una volta alla settimana andavamo al vivaio a Saonara. Ero con loro sette giorni su sette, 24 ore al giorno senza nemmeno vedere i miei quattro figli. Ora da gennaio non ho più lavoro, e vivo in una casa Ater con la cagnolina Ela dei miei ex principali, che ha 17 anni ed è una principessa. Era la figlia che Alberto e Renata non hanno mai avuto. Io a casa Sgaravatti ho fatto tutto: badante, domestica, assistente, segretaria, insieme a un altro impiegato. Lui era un uomo generoso, ha aiutato tanti a Saonara. Lei era una donna molto intelligente. Loro due erano la mia amata famiglia e mi amavano pure. Quando ho avuto un ictus mi hanno fatto curare dai migliori specialisti. Perché anche se non avessi più potuto lavorare volevano il mio calore. Ho saputo che c’è quel testamento in cui vengo nominata per avere una casa. Ora attendo novità: è tutto nelle mani del mio avvocato».

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