Il padre di Cecilia: «Un anno dopo la sua morte non so darmi pace»

Lunedì 29 Giugno 2020 di Michele Fullin
Cecilia Piva
VENEZIA - Un anno fa, alle 17.38 del 30 giugno 2019 morì in acqua dopo essere stata sbalzata fuori dalla sua barca Cecilia Piva, una  bambina di 12 anni la cui vicenda ha fatto versare lacrime a migliaia di persone, in particolare tutti coloro che vanno per mare con la famiglia. 
Cecilia che si trovava seduta a prua del piccolo motoscafo guidato dal papà quarantasettenne Roberto, fu sbalzata violentemente in acqua dopo una collisione con una bricola nei pressi del Bacàn. La tragedia si verificò in concomitanza con il passaggio di un lancione della Venice City Sightseeing e le onde da esso prodotte potrebbero aver avuto un ruolo nella vicenda. Tuttavia, c’è ancora un alone di mistero su quanto è accaduto in quanto l’inchiesta è ancora nella fase delle indagini preliminari e, al momento, l’unico indagato per la morte della bambina resta proprio il padre. 
All’inizio con una mail egli si era assunto tutta la responsabilità dell’incidente, ma solo il tracciato Gps delle due imbarcazioni (che ne erano dotate) può stabilire la velocità e un possibile rapporto di causa-effetto. E soprattutto, la presenza di testimoni, che incredibilmente non ci sono visto che era domenica e la secca del Bacàn è letteralmente foderata di barchette. Potrebbe essere il momento per chi ha visto qualcosa ed è rimasto zitto, di farsi avanti e raccontare ciò che sa. 
Forse anche per evitare situazioni come questa, il comandante della Capitaneria di porto, il contrammiraglio Piero Pellizzari, ha recentemente imposto a tutte le imbarcazioni e navi fino a 150 tonnellate di dotarsi entro il 21 giugno 2021 di sistema Ais, che permette in tempo reale la rilevazione di velocità e rotta di ogni unità dai computer dell’Autorità marittima. Il problema è che si tratta di una misura ancora troppo blanda, poiché l’obbligo vale solamente nei canali marittimi, che sono quelli in cui la Capitaneria esercita la sua autorità. 
Il resto della laguna è competenza del Provveditorato alle Opere pubbliche e dal 2014 per legge è stato stabilito che le sue competenze passassero alla Città metropolitana. Cosa che, come tutti sanno, non è mai avvenuta perché mancano i decreti attuativi. In questa frammentazione di autorità, in laguna l’anarchia continuerà a regnare sovrana.
«Cosa vuole che le dica - commenta Roberto Piva, residente a Marghera ma di origini isolane, tanto che sia lui che la figlia si potevano dire “nati in barca” a tutti gli effetti - purtroppo è andata così in quella maledetta giornata. Forse, ma dico forse, se ci fosse stato l’obbligo di Ais le cose sarebbero un po’ più chiare».
Roberto non si dà pace per quanto è accaduto quel giorno, al termine di un giro in barca in cui c’erano a bordo lui, la compagna, Cecilia e il fratello che ha due anni in più. «Non passa giorno in cui non rivedo con la testa tutto quello che è successo - ricorda - le onde, io che cado sulla plancetta, la manetta che si stacca e il motore che va su di giri. E poi io che stacco le chiavi e in un secondo recupero Cecilia dall’acqua. Non so neanche come ho fatto ad essere così veloce. Purtroppo è stato tutto inutile. L’autopsia ha detto che è morta sul colpo. È passato un anno, lo so che devo cominciare a guardare avanti, ma le assicuro che ancora non riesco».
Domani, martedì, alle 17.38, Roberto sarà ancora lì, nel punto esatto in cui un anno prima la sua bambina è volata in cielo, per affidare alle acque un mazzo di fiori. Come il 7 luglio scorso, ogni barca che vorrà partecipare con il clacson (avvisatore acustico) sarà bene accetta dalla famiglia. 
«La mia è una ferita che non si rimarginerà mai - conclude - e colgo l’occasione per invitare tutti i diportisti e i professionisti a rispettare le normative di sicurezza della navigazione. Ricordiamoci che è morta una bambina di 12 anni che aveva tanta voglia di vivere». Ultimo aggiornamento: 10:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA