Giuseppe e la sua lotta contro la leucemia, poi arriva il coronavirus e deve arrendersi

Mercoledì 25 Marzo 2020
Giuseppe Rasente e la moglie
PADOVA - Chiamarla tragica lista è poco, troppo poco. Dietro ogni numero, dietro ogni nome c’è una storia di vita e di affetti che se ne va, la memoria di una generazione falcidiata. Anche ieri l’elenco degli addii si è allungata. Sei le persone decedute. Erano ricoverati nell’ospedale della Bassa Teresina Badon, 87 anni, di Saonara, e Giuseppe Rasente, 74 anni, di Borgo Veneto. Sempre a Schiavonia non ce l’hanno fatta nemmeno un 81enne di Curtarolo e un 84enne di Monselice. È spirato in casa di riposo a Monselice Giovanni Battista Bottin, 93 anni di Cartura.
La comunità di Saonara piange la seconda vittima del Coronavirus. Dopo Bruno Pasquatto di 92 anni, lunedì nel tardo pomeriggio si è spenta a Schiavonia Teresina Badon, 87 anni. Negli ultimi tempi, complice l’età, le sue condizioni di salute sono peggiorate. Poi venti giorni fa è sopraggiunta la febbre e tutti i sintomi riconducibili al famigerato Covid-19. Ha trascorso gli ultimi giorni della sua esistenza in un letto della Terapia intensiva. Quando era stata ricoverata aveva dato appuntamento ai familiari al più presto. L’ottantasettenne viveva a Saonara nella contrada di via Costantina, una zona di campagna dove tutti si conoscono e si stimano. Di lei ricordano la sua grande lealtà, la passione per la casa e la grande disponibilità ad aiutare il prossimo. La sua vita aveva subito uno scossone tempo fa quando morì il marito Orlando. Lascia nello strazio le figlie Donatella e Mara. Proprio negli ultimi tempi quando mamma Teresina, da tutti conosciuta come Cesira, ha iniziato ad avvertire gli inevitabili acciacchi dell’età, la figlia Mara l’ha convinta a trasferirsi nella sua casa di Liettoli a Campolongo Maggiore (Venezia). Un modo per tenere la mamma vicina e accudirla nel caso avesse avuto bisogno. Fino al giorno in cui è sopraggiunta l’infezione da Coronavirus ed è arrivato il ricovero in ospedale, nonna Teresina è sempre rimasta lucida.
IL DRAMMA
Da un anno e mezzo combatteva contro la leucemia ma ad ucciderlo è stato il Coronavirus. Giuseppe Rasente, 73enne di Borgo Veneto, è morto all’ospedale di Schiavonia dopo quattro giorni di ricovero. L’anziano era entrato d’urgenza al Covid hospital sabato: aveva la febbre alta e difficoltà respiratorie. E da lì non ha più fatto ritorno, perdipiù senza che il figlio Lamberto e la moglie Palmina, per tutti Pasquina, riuscissero a mettersi in contatto con lui. A Giuseppe i sintomi erano comparsi una decina di giorni fa, quando era stato dimesso dal reparto di Geriatria di Padova. Aveva condiviso, anche se per breve tempo, la stanza con un altro paziente poi risultato positivo al Covid-19. Il suo tampone, invece era risultato negativo. Ma nei giorni successivi alla dimissione, l’aggravarsi del suo stato di salute non ha lasciato spazio a dubbi. Il test successivo, infatti, ha dato esito positivo e Giuseppe è stato ricoverato, fino al triste epilogo di ieri pomeriggio. «Ci hanno chiamato alle 15 e in quel momento è finito tutto», racconta con la voce rotta dalle lacrime il figlio Lamberto, 47 anni, che abitava con lui in località Santa Margherita d’Adige. Sia lui che la madre sono in quarantena. Giuseppe era un radiotecnico, abile nel riparare televisori: all’inizio aveva lavorato come dipendente di un’azienda, poi aveva fondato una società sua, con sede a Padova. Da quando era in pensione frequentava il circolo parrocchiale, dove andava tutte le sere per giocare a carte con gli amici. Era anche un grande tifoso di calcio: «È stato lui a portarmi allo stadio la prima volta, a vedere il Padova – ricorda il figlio – Negli ultimi anni, invece, guardavamo le partite in streaming». «Spero non abbia sofferto mentre era là in ospedale, da solo», aggiunge, ancora incapace di abituarsi all’idea che il padre sia morto. E per tenere a bada il dolore ricorda una vecchia foto che però non ha sottomano: Giuseppe sorridente nella sua armatura da capitano degli armigeri l’anno in cui Santa Margherita ha vinto il Palio dei 10 Comuni del Montagnanese.
NEL PENSIONATO
Era ormai da diversi anni ospite della Casa di Riposo di Monselice, Giovanni Battista Bottin, deceduto ieri a Schiavonia. Novantatrè anni, nativo di Cartura e residente in via Ca’ Brusà, dopo aver svolto il lavoro di agricoltore, finchè le forze lo hanno assistito è rimasto nella sua abitazione rurale, per essere poi accolto al Centro Servizi per Anziani a Monselice. La positività al Coronavirus e la fragilità data dall’età avanzata hanno aggravato le sue condizioni di salute, fino a rendere necessario il ricovero in ospedale dove è spirato martedì. Giovanni Battista Bottin era celibe, con una sorella e un fratello più giovani, la prima vive in paese a Cartura, il fratello invece è emigrato da giovane a Milano. Ai nipoti è toccata la triste incombenza di seguire le pratiche per le esequie che si terranno in forma privata domani.
(Hanno collaborato Cesare Arcolini, Nicola Benvenuti, Maria Elena Pattaro) Ultimo aggiornamento: 12:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA