«Valvole killer, nessuna giustizia e ora devo restituire 100mila euro»

Venerdì 8 Dicembre 2017 di Marco Aldighieri
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PADOVA - È una donna disperata. Piange, singhiozza e non si dà pace. L'Azienda ospedaliera, attraverso l'Agenzia delle Entrate, le ha chiesto la restituzione, entro il primo di febbraio dell'anno prossimo, di 100 mila euro. I soldi della provvisionale più gli interessi maturati, incassati come risarcimento danni per la morte di suo marito. Antonio Benvegnù, la prima vittima delle valvole killer. Il tecnico della Telecom aveva 52 anni ed era stato operato il 12 febbraio del 2002 dal professore Dino Casarotto. È morto undici giorni più tardi, il 23 febbraio, mentre era in convalescenza a casa. E se nessuno dei parenti delle vittime delle valvole killer ha avuto giustizia in sede penale, non l'hanno avuta nemmeno in sede civile. Motivo, il giudice del Tribunale civile ha dato ragione all'Azienda ospedaliera, perchè le valvole cardiache avevano il marchio Ce.

LA DISPERAZIONELa cartella esattoriale è arrivata a casa di Margherita Sambin, 69 anni e pensionata, venerdì primo dicembre. Uno choc, perchè la donna quei 100 mila euro non li ha e invece per legge dovrà versarli entro sessanta giorni. «Io tutto quel denaro non so dove trovarlo - ha esordito la vedova Benvegnù -, per cui all'Ospedale non resta altro che pignorarmi la casa. Io ogni mese ricevo una pensione di 1.010 euro e con questa vivo, non ho altro». La pensionata ha la voce che le trema, ma è un fiume in piena. «Non ho avuto giustizia per la morte di mio marito - ha proseguito - e adesso devo anche restituire 100 mila euro all'Azienda ospedaliera. Ma in Ospedale perchè nessuno ha controllato quelle valvole cardiache e il lavoro dei chirurghi? Chi doveva agire da organo di controllo? Perchè nessuno ha pagato per queste morti? Io mi sento abbandonata dalle istituzioni è una vergogna. I giudici non hanno ravvisato nessun colpevole. Nessuno dell'Ospedale ci ha mai avvisato che quelle valvole erano sperimentali. E soprattutto sono state acquistate non seguendo il bando di concorso, ma nessuno è colpevole. L'unica ad averci rimesso sono io». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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