Fa “scuola” la protesta del pranzo
al sacco contro il caro-mensa

Martedì 26 Maggio 2015 di Mauro De Lazzari - Tomaso Borzomi
Iniziata la protesta del panino
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VENEZIA - «Non capiamo perché i nostri figli non possano consumare il panino all'interno della scuola. Molte altre scuole lo fanno con la sola avvertenza di tenere separati i bambini che usufruiscono della mensa da quelli che portano il panino da casa».







Penalizzati nella protesta, avviata ieri in tutta la città contro il caro mensa (i buoni pasto sono passati prima da 3,55 a 3,85 euro e ora a 4.35 euro), sono i genitori delle scuole primarie e dell'infanzia del comprensivo "Ilaria Alpi" di Favaro.



Il preside ha vietato di mangiare il panino portato da casa dicendo ai genitori che volevano aderire alla protesta di andare a prendere i figli a scuola alle 12.30 e di riportarli nel primo pomeriggio, previa giustificazione sul libretto personale. Alcuni genitori, avvisati per tempo, ieri sono corsi a riprendere il figlio, ma altri non ce l'hanno fatta e così a parecchi bambini, in via del tutto eccezionale, è stato concesso di consumare il panino a scuola.



In futuro però, non verrà fatta alcuna eccezione e i duecento e passa genitori che aderiscono alla protesta - oltre l'80 per cento - dovranno andare a prendere il bambino all'ora del pranzo. «Pensavamo che la dirigente scolastica potesse darci una mano assumendo la stessa decisione di altri suoi colleghi, ovvero di far consumare il panino all'interno della scuola ma in locali separati da quelli in cui mangiano i bambini che non aderiscono alla protesta - spiega Barbara D'Iseppi, referente della commissione mensa - così domani (oggi per chi legge) alle 12.30, andremo a riprendere i nostri figli a scuola e per protesta consumeremo il panino assieme a loro seduti davanti all'ingresso del plesso Valeri di via Monte Cervino».



E la protesta si allarga lambendo gli stessi dirigentio scolastici. Anche oggi l'adesione allo sciopero è stata massiccia, fa sapere il Comitato tecnico permanente per la Refezione scolastica: «Siamo in tanti e e siamo decisi a far sentire forte la nostra voce» dicono i genitori organizzati e l'invito è di a continuare lo sciopero almeno fino a giovedì e di «portare i panini a Ca' Farsetti» in occasione del prossimo Consiglio comunale, presumibilmente venerdì.



Sempre i genitori chiedono ad Ames, la società che provvede alla ristorazione scolastica, lo storno del credito che ogni famiglia ha anticipatamente versato per i buoni pasto.



La protesta ha preso piede a macchia di leopardo, partendo dal gruppo Facebook "No agli aumenti dei buoni pasto-Comune di Venezia", che conta già 650 iscritti. «Tra Marghera e Mestre la media di adesione è stata del 50 per cento - dice R.C., una mamma - ma in alcune realtà si è raggiunto il 95 per cento delle adesioni». Altissima l’adesione nelle scuole di Chirignago, che ha raggiunto l’80 per cento con punte del 95 per cento nel comprensivo "Colombo". «In alcuni plessi hanno mangiato in mensa solo quattro bambini su cento - spiega Nicola Bon del Comitato genitori di Chirignago - Chiediamo al commissario Zappalorto di desistere dagli aumenti e soprattutto di rinunciare a togliere le agevolazioni e la gratuità dei pasti alle famiglie in difficoltà. Inoltre chiediamo di firmare l'impegno di intenti ai candidati sindaco».



Voci che trovano fondamento nelle parole di Roberto Baretton, dirigente scolastico dell'Istituto comprensivo Morosini, che ha già diramato una disposizione secondo cui: «Qualora gli insegnanti non fossero in grado di gestire la classe potranno utilizzare i refettori, anche se in via del tutto eccezionale per favorire il fatto che i bambini si debbano alimentare in luoghi igienicamente adatti e non nelle classi». Situazione analoga per Alberto Solesin, dirigente scolastico dell'Istituto Comprensivo San Girolamo, che conferma come già sabato sia iniziata la protesta, con genitori che chiedevano solidarietà attiva rispetto agli aumenti, consentendo ai figli di mangiare in mensa panini: «Oggi (ieri, ndr) a fronte di 350 pasti, 80 bambini si sono presentati col panino, mentre 50 sono andati a casa. Pur ritenendo legittima la protesta dei genitori, devo ottemperare agli obblighi di legge e di igiene per i bambini, da mercoledì chi non vorrà utilizzare il servizio mensa dovrà riportare a casa i figli». Ma hanno aderito alla mobilitazione del pranzo al sacco anche numerose scuole di Marghera, Trivignano, Murano, Lido e Mestre centro come la Filzi, la Quesrini e la Giulio Cesare. Ultimo aggiornamento: 27 Maggio, 18:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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