Vaccini in calo, ma il Veneto è deciso:
«C'è maturità, obbligo assurdo»

Sabato 17 Ottobre 2015 di Daniela Boresi
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Non si torna indietro. Anche se il Veneto ha imboccato una china pericolosa, non intende rimettere l’obbligo di vaccinare i bambini. «Lo abbiamo tolto nel 2007 con la certezza che la popolazione avesse raggiunto un grado tale di maturità da autodeterminarsi - spiega l’assessore alla Sanità del Veneto Luca Coletto - E non vedo perché ripensarci. Il Veneto non è in pericolo. Certo c’è quel buco nero lungo un anno e mezzo in cui il tasso della vaccinazione, sempre stato oltre il 95 per cento, è sceso a poco più del 93,1, con aree ancor più basse come la fascia della Pedemontana.



A parlare sono i dati dell’"Osservatorio del Settore promozione e Sviluppo Igiene e Sanità pubblica della Regione Veneto", secondo i quali per quanto riguarda le prime dosi si osserva un andamento decrescente dei livelli di vaccinazione dal 2008 ad oggi e la percentuale dei vaccinati contro le malattie ex-obbligatorie (antidifterica, antitetanica, antipoliomielitica, antiepatitevirale B) si attesta appena sopra il 93,1 per cento, con una decina di Asl dove questa percentuale scende addirittura sotto il 90. Per le vaccinazioni raccomandate (morbillo, varicella, rosolia, parotite, pertosse) il crollo è ancora più pesante.

«Ci siamo accorti che il vero problema è di informazione - aggiunge l’assessore - I genitori leggono sul web messaggi sbagliati, hanno paura dei rischi ed evitano di ascoltare la componente medica che è l’unica titolata a dare informazioni. Il passaparola è deleterio, alimenta la disinformazione». Niente obbligo, ma un serio contrattacco che va oltre a quelle che sono le linee dettate dal ministero per fronteggiare l’emergenza nazionale. «La nostra sarà una campagna "chirurgica" - sottolinea Coletto - Partiamo dai corsi "pre-parto" dove personale medico specializzato spiegherà alle future mamme i benefici del vaccino e i rischi del non vaccinare il proprio bambino. Poi coinvolgeremo tutta la medicina di base, dai pediatri ai medici di base: l’obiettivo è quello di responsabilizzare mamma e papà, devono essere consapevoli che con le vaccinazioni proteggeranno il loro bambino». Sulle sanzioni ai medici che non "collaborano" e sulle paventata (poi smentita) possibilità che i bambini non vaccinati non vengano accolti a scuola l’assessore è molto più tiepido del Ministero. «Ma stiamo scherzando? Con i medici c’è un’alleanza, sono loro la nostra prima linea dell’informazione. Per il resto accedere al sistema sanitario è un diritto costituzionale, come lo è andare a scuola. E nessuno vieterà mai ad un bimbo di entrare in classe. Certo, che di fronte ad un genitore che non vuole vaccinare non abbandoneremo la presa: sarà compito dei medici cercare di fargli cambiare idea».

Ma non è neppure escluso che la Regione affondi l’acceleratore sulla campagna di sensibilizzazione. «É una questione che affronterà la giunta - conclude Coletto - Si potrebbe anche decidere di utilizzare altri mezzi per responsabilizzare ulteriormente la popolazione».

Qualche dubbio sulla volontarietà la sollevano invece i medici di medicina generale. Domenico Crisarà (Fimmg regionale) sostiene che «personalmente non avrei tolto l’obbligatorietà. É stato un rischio troppo grande - sottolinea - Oggi le malattie viaggiano con una forte velocità, in 20 ore si arriva dall’Australia quando un tempo ci volevano 6 mesi, ad esempio. E non essere coperti con i vaccini vuol dire esporsi a rischi pesanti. Anche per Crisarà "l’educazione dei genitori" resta la via maestra da perseguire. «Non è facile parlare a persone che non hanno memoria di poliomielite, difterite, tetano - aggiunge - Se sole le avessero conosciute sarebbero ben più cauti, invece si fanno suggestionare da Internet». Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre, 08:57