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Gasp! Fumetti di Marco Gasparin

Celestia di Manuele Fior, ovvero: siamo fatti delle cose che amiamo

Celestia è una Venezia parallela, dove gli abitanti hanno fatto saltare in aria il ponte che la legava alla terraferma per salvarsi dalla grande invasione; molti sono scappati lontano, altri hanno trovato rifugio sull'isola millenaria, tra cui i giovani Dora e Pierrot, la cui avventura è raccontata del nuovo romanzo grafico di Manuele Fior (Celestia, Oblomov Edizioni, 18 euro) di cui è uscita la prima parte in occasione di Lucca Comics. Il 44enne cesenate, tra i più importanti fumettisti italiani, vive da 12 anni a Parigi e a Venezia ha vissuto 5 anni durante gli studi universitari di architettura allo Iuav. La città con i suoi ponti, le calli, i canali e la sua architettura che la rende unica al mondo gioca un ruolo di primo piano nel libro.



IN PRIMO PIANO
Le devastazioni legate all'acqua alta eccezionale hanno molto colpito Fior: «L'aver lavorato così tanto su Venezia in questi ultimi anni fa sì che l'attualità mi angusti particolarmente. Vorrei che d'ora in poi si pensasse in maniera nuova a questa città e non solo in termini di conservazione, ma che fosse reinventata e ritrovasse il ruolo che si addice alla sua grande modernità». Un desiderio che si avverte nel fumetto: «È stata Venezia a scegliermi più che il contrario – racconta Fior – Una città che era lontana da me nello spazio e anche nel tempo, su cui ho lavorato per idealizzarla. Il risultato è una possibilità alternativa di quest'isola che torna ad essere isola, senza più il collegamento con la terraferma.



UMANITÀ VARIA
Tiziano Scarpa ha scritto che è un pesce tenuto legato alla terraferma, ecco: questo legame non c'è più e per la città è un nuovo inizio, in concomitanza con un fenomeno migratorio da cui Celestia diventa rifugio, quasi una sorta di Cuba, dove si svolge un esperimento sociale». A Celestia ha trovato infatti riparo una umanità varia, ci sono anche dei criminali e molti di loro portano le maschere, inoltre c'è un gruppetto di giovani telepati. Che sia una Venezia alternativa lo si capisce anche perché accanto a paesaggi familiari (la chiesa dei Frari o la libreria Acqua Alta, per esempio) ci sono luoghi che non esistono nella realtà e altri che invece avrebbero potuto esserci, «come la fondazione Masieri progettata da Frank Lloyd Wright - spiega l'autore - Volevo che avesse vita, che fosse abitata. Inoltre più la storia proseguiva e più Celestia diventava Venezia, nel senso che ci sono scorci, campi e calli che non esistono ma che ho disegnato sulla base di una “grammatica di base” che ho fatto mia. Ho sentito che mi sono appropriato di questa città. Poi la storia prosegue in terraferma e qui volevo che il lettore si trovasse di fronte a una cosa mai vista; non a Mestre o Marghera, ma un paesaggio incastellato, cosa che sarà più evidente con il secondo volume».



L'AFFETTO
Fior è rimasto affezionato ad alcuni posti veneziani. «Amo molto la Giudecca, Cannaregio e Castello. Penso al campo de la Celestia, che ha contribuito a dare il nome al libro. Un posto poco conosciuto, per nulla frequentato dai turisti e poco anche dai veneziani. Sembra fermo agli anni ‘60. Ci si trova di fronte l’isola di San Michele, un’altra cosa davvero singolare: l’isola cimitero, è quasi mitologica. Seguendo il libro degli allievi di Pratt (Corto Sconto, ndr) si scopre quello che chiamano “l’arco isolato della Celestia”, un arco che non sorregge niente ma che incornicia la laguna con l’effetto di una vista estraniante. E' quasi un varco mistico, se lo attraversi sei da un’altra parte. Altro luogo del cuore che devo citare, avendo abitato a Cannaregio, è il Paradiso perduto». Nel giro di vent'anni l'isola è cambiata molto: «Sì, in peggio. Me ne sono accorto perché ci sono tornato a più riprese durante la lavorazione del libro. Col turismo c’è stato un salto di scala mostruoso, oggi ci sono così pochi residenti come neanche con la peste. Nonostante questo rimango convinto che sia un posto che può avere un grande ruolo; potrebbe tornare ad esercitare anche un ruolo di capitale culturale, ma questo dipende dalle decisioni della politica».*

*Articolo originariamente pubblicato sul Gazzettino del 1/12/2019. Seguono le BONUS TRACK che per questioni di spazio sono rimaste fuori.


«Per me - e penso per quelli che fanno un tipo di lavoro come il mio - Venezia potrebbe essere un posto ideale: io ci tornerei a vivere e credo che tra qualche anno sarà riscoperta. Credo che sia vivibile e strategica: in 20 minuti si può arrivare all’aeroporto e da lì arrivare a Parigi, Berlino, ovunque. È al centro dell'Europa». Sul fronte del disegno Fior continua a sperimentare le possibilità che gli offre la tecnica del guazzo, che contribuisce a creare atmosfere a volte sospese, sognanti, fantastiche, altre quasi cartoonesche (in qualche punto mi ha fatto pensare ai film della Toei negli anni '70). Colpisce il suo metodo di lavorazione, che richiede uno sforzo titanico: Fior disegna lasciandosi trasportare dalla storia, senza averla sceneggiata prima. Leggo per esempio che a un certo punto si è reso conto che avrebbe funzionato trasformare il professor Vivaldi, uno dei personaggi, nel padre di Pierrot. E così ha dovuto riprendere in mano le tavole disegnate fino ad allora e rivederle. «La mia ragazza me lo ripete spesso: ma come fai? - dice lui - Però è così che lavoro. Sono rimasto affascinato dal Garage ermetico di Moebius, dalle sue sperimentazioni. Non credo sia più difficile o spericolato di altri modi di lavorare, alla fine le trappole sono in agguato anche lì. È un modo di procedere senza sapere dove ti porterà la storia, anche adesso che mancano 4-5 pagine - e ormai so come finirà - vedo che fino all’ultimo i dialoghi “scartano” di lato, non si lasciano fissare sulla carta. Ma mi piace perché mi dà ogni volta l’idea che sto affrontando qualcosa di vivo. Fare una storia per me è un processo organico che ti porta in luoghi impensabili quando facevi i primi passi dentro di essa».



Nel libro c'è una messe di citazioni e rimandi, dove l'alto e il basso si mescolano, ma è molto evidente che sono stati assimilati da Fior e la sintesi viene restituita con una chiara impronta autoriale. Le immagini sono nuove, fresche, potenti, eppure al contempo sembrano familiari. «Chi legge fumetti troverà tante cose, tanti rimandi – dice Fior - Penso che chi è mio coetaneo ritroverà anche qualche atmosfera dei cartoni animati. Alto e basso ormai sono parole che fatico a capire... Cos’è colto? cos’è meno colto? Quando faccio fumetti tutto entra dentro con lo stesso grado di importanza. Non ho interesse a citare questo o quello per il gusto della citazione, sono cose che ho assimilato e interiorizzato. Penso al professor Vivaldi che ho disegnato sulle fattezze di Stravinskij (che è sepolto a Venezia, ndr). Lo amo molto per la sua musica, ma anche per il personaggio. Le fattezze fisiche e i suoi vestiti fanno parte della sua aura. Poi per “camuffarlo” gli ho messo il nome di un musicista veneziano. Siamo fatti delle cose che amiamo. Credo che uno leggendo Celestia possa rintracciare la mia biografia per quanto riguarda libri, fumetti, cinema e musica».

Lunedì 2 Dicembre 2019, 10:28
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