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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Torino Film Festival 37/6. Giallo scoppettiante
e un drammone russo: finale con i fiocchi

Ultimi film tra le varie sezioni, con qualche bel titolo, un paio di notevoli e qualche caduta di brutto, per un festival “medio”, che forse ha avuto più scelte discutibili degli anni scorsi.

CENA CON DELITTO - KNIVES OUT di Rian Johnson (Festa mobile) – Un ricco e famoso scrittore di gialli viene trovato morto il giorno dopo il suo 85° compleanno, con la gola tagliata. A prima vista sembra un suicidio, ma il detective Benôit Blanc, chiamato a investigare da uno sconosciuto, non ci crede troppo. Un giallo scatenato, scritto e diretto da Rian Johnson (scovato dalla Settimana della Critica nel 2005 con la sua opera d’esordio “Brick” e poi finito anche a Star Wars), che ribalta spesso la situazione, pescando dalle geometrie delittuose di Agatha Christie e Philo Vance, con un cast strepitoso, una scrittura brillante, una regia effervescente e un montaggio elettrico. Intelligente e molto divertente e con una spiccata tendenza politica, con la borghesia ricca e annoiata fatta a pezzi e la vittoria dei poveri (e immigrati). Ottimo film di chiusura. Possibilmente da vedersi in lingua originale. Da giovedì prossimo in sala. Voto: 7,5.
BEANPOLE di Kantemir Balagov (Concorso)
– Iya fa l’infermiera in un ospedale militare a Leningrado, durante la II Guerra Mondiale. Per la sua statura è chiamata “Giraffa”, ma ogni tanto ha un blocco motorio causato a stress. L’amica Masha, impegnata al fronte, le affida il piccolo figlio. Ma una tragedia scuote il rapporto tra le due donne. Opera seconda, dopo lo sbalorditivo “Tesnota”, di un allievo di Sokurov, che nemmeno a 30 anni ha la capacità di firmare un secondo film altrettanto notevole. Magistrale l’uso dello spazio, formidabile una narrazione che alimenta costantemente l’attenzione, superba la regia che si dimostra già pienamente matura. La presenza in Concorso toglie speranza di vittoria agli altri film, a meno di improbabili topiche della giuria. Esce in Italia a gennaio. Voto: 8.
FRANCES FERGUSON di Bob Byington (Festa mobile)
– Una supplente, stanca del proprio matrimonio, si porta a letto uno studente, È scandalo nel Nebraska. Azzardata commedia dall’umorismo cinico, con un narratore sarcastico, che ribalta quello che normalmente sarebbe un film drammatico, in una specie di scanzonata ballata. Ma alla fine non sa essere né l’uno, né l’altro. Voto: 5.
DE NUEVO OTRA VEZ di Romina Paula (Onde)
– In crisi coniugale la regista argentina torna dalla mamma, di origine tedesca, col proprio bambino, cercando di fare il punto della sua vita. Autoritratto sincero e partecipato, che scava nella quotidianità tra quadretti familiari e chiacchierate con le amiche e un ragazzo che vuole andare a Berlino. Sincero, ma anche senza scintille. Voto: 6.
YESTERDAY THERE WERE STRANGE THINGS IN THE SKY di Bruno Risas (Onde)
– In un vecchio quartiere di San Paolo, la famiglia Risas cerca di sopravvivere, dopo che il padre ha perso il lavoro e il figlio continua a filmare ciò che accade tra le mura domestiche. Un altro ritratto familiare, vissuto in prima persona, ma rispetto all’argentina Paula, Risas si pone la questione della messa in scena, cercando un tocco più autoriale e intrigante. Voto: 6,5.
DENTRO DI TE C’È LA TERRA di Cosimo Terlizzi (Onde)
– Tra una vacanza alle Eolie e la campagna pugliese, tra una ragazza che “vive” nei social e un immigrato nero accolto in casa, un film che si nutre della propria osservazione, cercando una profondità di sguardo che non arriva. Voto: 5.
THE LODGE di Severin Fiala e Veronika Franz (After hours)
– Persa la madre per suicidio, incapace di accettare il divorzio, due ragazzini, fratello e sorella, sono obbligati dal padre a trascorrere le vacanze di Natale, in una casa isolata tra i monti innevati, con la nuova compagna, unica superstite anni prima di un suicidio di massa, per motivi religiosi. L’ostilità dei figli, in assenza del padre, tornato in città per lavoro, farà precipitare la situazione. Un thriller quasi horror, girato dai registi di “Goodnight Mommy”, che si perde nel labirinto conflittuale, degenerando su piani narrativi difficile da controllare. Certo si parla di elaborazione del lutto e di traumi infantili, di case di bambola che rispecchiano la trama e di realtà deformata, di follia e di morte ma la scansione psicologica tra i personaggi è quasi azzerata e quando in tv appare “La Cosa” di Carpenter, la differenza è abissale. Voto: 5.
   

Venerdì 29 Novembre 2019, 18:32
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