Venerdì 8 Novembre 2019, 08:09

Fincantieri, sistema di corruzione a 3 livelli: ecco l'elenco delle regalìe

​Fincantieri, un sistema di corruzione  a 3 livelli: ecco l'elenco delle regalìe

di Davide Tamiello

Sono tre le tipologie di mazzette individuate dalla Procura nell'ambito dell'inchiesta sui subappalti e sullo sfruttamento della manodopera a Fincantieri. Tre percorsi diversi che, però, secondo il pm  veneziano Giorgio Gava, avevano come elemento comune la destinazione finale: le tasche di dirigenti e funzionari. La prima era quella di ammorbidire il sistema con dazioni occasionali per favorire l'inserimento delle società nell'albo dei fornitori della Fincantieri. Bastava, in questo caso, trovare la persona...
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5 di 44 commenti presenti
2019-11-08 16:28:07
ed altri 48 miliardi sono per gli altri metà o impiegati o operai, ma questi più che altro nel sud, che fanno lo stesso lavoro dei dirigenti che tu hai citato. un comune con quasi un centinaio di dipendenti e di sole 2000 anime e la tanto famosa casa di pirandello di 62mq con una ottantina di custodi non sono solo la punta dell'iceberg, sono parte della stessa calotta polare.
2019-11-08 18:15:27
80 custodi è una balla che ti sei inventato tu!!!!!!
2019-11-08 19:23:21
Hai ragione: le Iene ne ha trovati solo 66. Ed è tutto l'apparato di custodia. E pensare che io faccio tutto da solo, per la mia...
2019-11-08 19:43:42
- 24 novembre 2014 È un museo ma è più affollato di una casa popolare occupata. In 66 conservano la memoria di Luigi Pirandello, non lavorano di lunedì, non si sa che mansione svolgano, non si comprende dove si possano nascondere. E zero sono i visitatori, tranne sei gatti, avete capito bene, proprio sei gatti che qui in contrada Caos, sede della casa natale, tengono compagnia allo scrittore spolpato e utilizzato come un ammortizzatore sociale da una milizia di stipendiati. «Sono 66 funzionari, ma i custodi in realtà sono solo 15, e mi permetto di dire che ne servirebbero anche di più», dice il direttore della biblioteca museo Luigi Pirandello di Agrigento, Vincenzo Caruso, offeso con i giornali «che stanno commettendo un errore madornale di calcolo». Insomma, non è solo un disastro culturale quello siciliano, ma il tracollo della ragione, un impazzimento di assunzioni che si vorrebbe perfino implementare se solo si potesse. E infatti per Caruso sono insufficienti i 18 operatori che si avvicendano a turno tre volte al giorno, gli unici in carne e ossa, che in casa dello scrittore dovrebbero vegliarne le ceneri e la memoria. Sono invece ombre che esistono solo sulla carta, ma che nessuno riesce a vedere con gli occhi, gli altri 48 dipendenti che in un brutto palazzaccio di via Imera, al centro di Agrigento dove è stata allestita la biblioteca, tengono in cassaforte manoscritti, telegrammi quasi tutti inaccessibili e sepolti negli archivi. Non solo si sono “impossessati” della casa in cui Pirandello cominciò il «suo involontario soggiorno sulla terra», ma ne hanno affittata perfino un’altra a suo nome per cui la regione versa 180 mila euro ogni anno a un privato, un affitto sproporzionato, dove ha sede questa biblioteca, «la terza più importante di Sicilia» precisa Caruso, pochi libri negli scaffali e tanti uffici perfino negli scantinati, aperta da lunedì a venerdì dalle 8,30 fino alle 13,00 e mercoledì e giovedì dalle 16 alle 18,30. Dei 66 dipendenti che l’amministrazione regionale sussidia per conservare l’opera e le spoglie di Pirandello, sei sono adesso alloggiati nel piccolo casolare dove lo scrittore è nato, due piani, sei stanze anguste circondate da carrubbi e ulivi generosi, un magnifico rustico affacciato sul mare africano che si sente ansimare nelle giornate di novembre. Chi volesse comprendere lo straordinario dissesto dei beni culturali dell’isola nella casa dello scrittore troverebbe le origini: tre uomini addetti al servizio biglietteria per un museo di ottanta metri quadrati circa, tre infrattati in una sala con tanto di targa “sala custodi”, l’unico spazio ad essere davvero preservato, una Kobane imprendibile perfino dai peshmerga curdi. E se non bastasse, nella casa parca e umile, da poco restaurata e già scrostata all’interno dall’umidità, nessuno veglia davvero l’autore, nessuna sentinella lo scruta con attenzione, nessun visitatore a mezzogiorno si perde a guardare i copioni in originale dell’uomo che per Leonardo Sciascia ci mostrò cosa provocasse il «brivido del pensare».
2019-11-08 17:06:38
Questo è il vero rispetto delle istituzioni.