L'incidente mortale di Jesolo, gli errori e le parole: le sentenze le emettono i tribunali, non i giornali

Martedì 5 Novembre 2019
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Egregio direttore,
sono sbalordita, come madre, come insegnante e come persona solidale con chi ha avuto un morto per incidente stradale, per la faciloneria con cui la vostra giornalista descrive il milieu dell'incidente mortale di Jesolo. Essere in sei in una macchina è gesto altruistico, quando tutti sanno che, oltre ad essere illegale, i freni di un mezzo sovraccarico non rispondono, mentre la serata del giovane neopatentato e sospeso viene definita una serata di entusiasmo giovanile. Offensivo per chiunque ha avuto un morto per incidente stradale. Ma i direttori non leggevano gli articoli prima di mandarli in stampa?

Marina Canestrale

Cara lettrice,
il Gazzettino ogni giorno produce, nelle sue varie edizioni, oltre 140 pagine. Per comprensibili ragioni di tempo e di spazio nessun direttore può leggere tutti gli articoli che vengono quotidianamente pubblicati. Ma anche quando li legge può sbagliare valutazione, non avendo il dono dell'infallibilità e non essendo depositario di alcuna verità. Potrebbe essere questo il caso. La inviterei però a rileggere la sua lettera e a riflettere. E a farlo proprio come madre, insegnante e persona solidale. Davvero crede che fosse necessario accanirsi contro un ragazzo e una famiglia già così tragicamente colpiti, sottolineando oltre ogni evidenza alcuni comportamenti sbagliati? Davvero ritiene che sia così grave e addirittura offensivo aver benevolmente definito gesto di altruismo l'errore di aver caricato in auto quattro altri ragazzi? Una scelta sicuramente sbagliata, ma che peraltro non ha nessuna relazione con l'incidente mortale avvenuto qualche ora dopo quando nell'auto le persone erano solo due. Non crede che il destino abbia già presentato un conto pesantissimo a quei ragazzi e alle loro famiglie? Sottolineare nella nostra cronaca l'evidente illegalità di un comportamento avrebbe cambiato forse qualcosa nelle percezione e nel giudizio dei fatti? Ho il massimo rispetto per la sensibilità di tutti, soprattutto di fronte a vicende tanto tragiche come questa. Ma i giornali non sono tribunali del popolo. Talvolta cedono alla tentazione di esserlo, ma non è la strada giusta per fare informazione. Siamo stati posti tutti di fronte a una tragedia immensa con una ragazza di 18 anni strappata alla vita e uno che sta lottando per la sopravvivenza. Come e perché quell'auto sia uscita di strada ancora non lo sappiamo con certezza. Sappiamo, e lo abbiamo raccontato sin dal primo giorno, che in quella terribile serata sono stati commessi errori ed eccessi. Non vogliamo e non dobbiamo giustificare nulla. Ma a noi tocca raccontare i fatti. Non emettere sentenze.

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