Autonomia, lite al tavolo Lega-M5S. Conte: «Troveremo sintesi»

PER APPROFONDIRE: autonomia, erika stefani, lega, luigi di maio, m5s
Autonomia, sulla scuola vertice flop  La Lega chiede contratti regionali  M5s: «No alle gabbie salariali»
Scontro Lega-M5S a Palazzo Chigi, dove si è svolto questa mattina il vertice sull'Autonomia. «La Lega ha proposto di inserire le gabbie salariali, ovvero alzare gli stipendi al Nord e abbassarli al Centro-Sud. Per il M5S è totalmente inaccettabile», fanno sapere fonti M5S.  In realtà la Lega ha proposto il modello già applicato in alcune regioni autonome: la possibilità di siglare contratti integrativi regionali. Che incentivando i lavoratori a rimanere, evitino il fenomeno del "va e vieni", diffusissimo nella scuola, con moltissimi che dal Meridione si fanno assumere al Nord e appena assunti chiedono il trasferimento al Sud. O che consentano di "coprire" anche le sedi disagiate, che ora restano scoperte. «Non abbiamo proposto affatto le gabbie salariali - spiega la ministra Erika Stefani - ma soltanto strumenti che già ci sono nel nostro ordinamento, contrattazione integrativa per garantire continuità all'offerta formativa e ovviare alle carenze di organico»

Secondo Di Maio, invece, il tavolo si è bloccato sul tema scolastico. «Stamattina il tavolo sull'autonomia si è bloccato sulla regionalizzazione della scuola. Un bambino non sceglie in quale regione nascere: noi dobbiamo garantire l'unità della scuola così come l'unita nazionale», ha spiegato il leader M5S in una diretta Facebook. 

Sarebbe inaccettabile, secondo Giuseppe Conte, che l'autonomia aumentasse il divario tra Regioni. «Dovremo introdurre strumenti di salvaguardia solidaristici per evitare che l'Italia, come dire, si slabbri. Un progetto del genere sarebbe inaccettabile», ha spiegato il premier.


La Lega dal canto suo ha denunciato un brusco rallentamento sul tema dell'autonomia durante il vertice in corso a Palazzo Chigi. «Invece di andare avanti si torna indietro - dicono fonti della Lega - I 5 Stelle condannano il Sud all'arretratezza». 

LA CRONACA DEL VERTICE
Il nuovo "round" della partita sulle autonomie a Palazzo Chigi. Da pochi minuti è iniziato il vertice di governo -l'ennesimo- per trovare la quadra sul testo fortemente voluto dalla Lega per attuare l' autonomia differenziata per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Presenti il premier Giuseppe Conte e i due vice, Luigi Di Maio e Matteo Salvini - arrivato a piedi ma silente perché impegnato in una conversazione telefonica- nonché ministri ed esponenti di governo 'toccatì dal tema, ovvero il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, i ministri Barbara Lezzi, Erika Stefani, Alberto Bonisoli, Riccardo Fraccaro, Marco Bussetti, i viceministri all'Economia Laura Castelli e Massimo Garavaglia, il sottosegretario Stefano Buffagni e i tecnici del ministero della Difesa.

Nell'ultima riunione erano stati fatti passi avanti, ma restavano nodi e criticità, a partire dall'istruzione, passando per i concorsi regionali e per il grande tema delle infrastrutture. 


Conte: «Garante del rispetto per la Carta, riforma compatibile con i principi costituzionali». Sull'Autonomia «sicuramente abbiamo fatto già molto lavoro e lo stiamo completando. Io ho preso un impegno: sono il garante della serietà del lavoro che stiamo facendo e del fatto che porterà ad una riforma in termini di autonomia compatibile con i principi costituzionali». Lo ha ribadito il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa dove ha sottolineato che «c'è molta agitazione in tutto il Paese, in vari settori del Paese, perché ci avviamo a realizzare un disegno costituzionale che non è stato mai attuato, sarebbe la prima volta. Ma io ho posto alcuni paletti e da quelli non si può transigere». Per il premier è necessario ricordare che si deve «realizzare un disegno di autonomia differenziata con una regione ma allo stesso tempo dobbiamo ipotizzare» che questa autonomia «ce la chiedano tutte contemporaneamente. Quindi quello che oggi concedo ad una devo ipotizzare di concederlo ad un'altra regione domani».

«Ma attenzione: siamo già ad otto richieste di autonomia differenziata che non sono poche», ha avvertito il Presidente del Consiglio sottolineando: «tutto questo è sostenibile solo se io posso prefigurare un quadro in prospettiva futura in cui l'intesa che faccio con una» regione la devo poter «fare con tutte le altre». Quanto al vertice di oggi il premier ha detto che questo come i precedenti incontri in pratica sono dei pre-consigli allargati: ci sono tutti i ministri competenti, gli uffici tecnici e legislativi dei ministeri, capi di gabinetto, ha spiegato. «Gli stiamo dedicando molto impegno ed io sto coordinando questo tavolo di confronto» ha spiegato Conte sicuro «che la migliore garanzia per fare una buona riforma sia instaurare un contraddittorio tra tutti, un confronto, consentendo a tutti di esprimere le loro posizioni. Poi ovviamente mi riservo le mie valutazioni. Questo ci consente di procedere nei passaggi, alcuni più critici altri meno».


 
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Giovedì 11 Luglio 2019, 11:21






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5 di 62 commenti presenti
2019-07-11 16:31:06
Ma ci credevate veramente all'autonomia...hahahahahahahahahahahahahahahahahahahahhahahahaha...solo fuffa dal vostro mister rublo...hahahahahahahahahahahahhahahaah.....coraggio.........ciao enrico..ciao.ihihihihhihihiihhihiihihihhihihi...ciao.
2019-07-11 14:22:36
E ora ci si metta di nuovo al tavolo e si faccia finalmente qualcosa per il Paese, tanto atteso: l’abolizione di tutte le Regioni (autonome, speciali, ordinarie), senza SE e senza MA. Cominciamo così a smantellare il mega gigantesco debito pubblico, prodotto in 49 anni di inutile e scandaloso regionalismo senza controllo, e sul quale siamo costretti a pagare inumani interessi sugli interessi
2019-07-11 15:52:59
collegiale 2019-07-11 14:49:34 Per lei l’esperienza di 49 anni di regionalismo non conta nulla. Il Paese è, dal 1970, un Paese Arlecchino con 20 Regioni. Con Regioni di serie A, B e C, ognuna delle quali con scandali (elenco non riportabile, troppo lungo) senza controllo… Risultato? Un debito pubblico spaventoso, di cui tutti sappiamo, in continua e inarrestabile crescita. Dal 1945 al 1970, il Paese non aveva Regioni se non nominali, forse che il Paese andava peggio? No, era in vetta tra i Paesi in crescita. Il problema è che il debito pubblico non è un miraggio che dopo poco svanirà, no, è il principale responsabile del blocco del Paese. Occorre quindi non guardare l’erba del vicino che sembrerebbe più fresca (ma non è così), ma prendere il toro per le corna e fermarlo, abolendo cioè in tutta serenità e ardore tutte le Regioni che tanto recano danno al Paese, anche perché, come 49 anni di regionalismo lo hanno ahinoi dimostrato, sono del tutto sovrastrutturali ed inutili
2019-07-11 19:44:46
Il reddto di cittadinanza subito...autonomia alle calende greche...chi ha bisogno di associati cosi'?
2019-07-11 13:01:57
buffoni che difenndono privilegi assurdi ... guardate quanto costa un caffè in sicilia e quanto costa qui ... e lo stesso per frutta verdura e generi di prima necessità. A parità di stipendio qui fai la fame, al sud vivi bene ... le gabbie salariali sono una realtà, chi no le vede ha la testa nella sabbia ...