Ergastolo negli Usa per abusi sulla figlia, i giudici italiani: «Un errore l'estradizione»

Giovedì 23 Maggio 2019 di Angela Pederiva
Giuseppe “Pino” Lo Porto
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Da oltre 20 anni continua a proclamarsi innocente, malgrado la condanna all’ergastolo per presunti abusi sessuali sulla figliastra. È una storia controversa quella che ha per protagonista (o per vittima, a seconda del punto di vista) Giuseppe “Pino” Lo Porto, natali in Libia e residenza in Veneto, un passato da facoltoso imprenditore e un presente da detenuto cardiopatico, in quell’America di cui ha descritto "L’altra faccia" nell’omonimo libro che racconta la sua intricata vicenda giudiziaria. Ma un dato è certo, stando alla sentenza del Consiglio di Stato depositata l’altro ieri: l’85enne non avrebbe mai dovuto essere estradato negli Usa, dopo essere stato ammanettato nel Bellunese il 7 maggio 2012, in quanto all’epoca non era più un cittadino statunitense bensì italiano.
I FATTI
Risale al 10 aprile 1998 il mandato di cattura emesso dalle autorità dell’Alabama nei confronti di Lo Porto, già interprete al servizio degli Stati Uniti, dove emigra da ragazzo inseguendo il sogno americano. Ma il matrimonio con una statunitense, già madre di due bambini da lui adottati, va in crisi: al momento del divorzio, lei lo accusa di aver molestato la figlia, all’epoca minorenne. L’uomo respinge la pesante imputazione e viene liberato su cauzione, ma ormai è in rovina economica, così ripara in Italia, dove viene nuovamente arrestato e portato alla Corte d’Appello di Venezia, per l’istanza di estradizione. In libertà vigilata per motivi di salute, Lo Porto denuncia un tentativo di estorsione da parte di un sedicente funzionario ministeriale e finisce per scappare in Olanda, dove viene processato e rilasciato dal Tribunale di Middelburg, in quanto la richiesta degli Usa è dichiarata inammissibile. A quel punto l’anziano ritiene che non penda più alcun provvedimento a suo carico e il 20 dicembre 2010 torna in Cadore, nel Bellunese, dato che il 12 maggio 2006 ha rinunciato alla cittadinanza americana in favore di quella italiana.
IL VOTO
Non a caso il 6 maggio 2012 Lo Porto va al seggio per le Comunali di San Vito. Ma quel voto gli costa l’identificazione e, il giorno dopo, l’arresto da parte dei carabinieri di Pieve, in conseguenza del decreto di estradizione emesso ancora il 26 giugno 2006 dal ministero della Giustizia e materialmente eseguito il 24 maggio 2012. L’indomani viene instaurato il giudizio, davanti prima al Tribunale amministrativo regionale del Veneto e poi al Tar del Lazio. Quest’ultimo il 1° dicembre 2017 afferma che non c’è prova del fatto che per sei anni l’uomo sia stato al corrente della misura e riconosce l’avvenuta acquisizione della cittadinanza italiana, ma dichiara comunque il ricorso improcedibile, sostenendo che l’anziano non potrebbe «comunque trarre alcuna utilità giuridicamente apprezzabile», in quanto ormai è sottoposto alle autorità della contea di Baldwin.
LE MOTIVAZIONI
Argomentazione sbagliata per il Consiglio di Stato, che dopo l’appello patrocinato dagli avvocati Luciano e Andrea Faraon, afferma un principio opposto: «Occorre molta cautela prima di dichiarare la sopravvenuta carenza di interesse perché una pronunzia processuale di tale contenuto, se non adeguatamente giustificata, rischierebbe di risolversi in un sostanziale diniego di giustizia. Anche un interesse solo morale della parte giustificherebbe l’esigenza di una decisione di merito». Ed ora la valutazione nella sostanza ha sancito l’illegittimità dell’estradizione, in quanto la cittadinanza italiana era stata acquisita. Scrivono i giudici che «tale circostanza era nota all’amministrazione appellata o comunque (se mai fosse stata ignorata) l’amministrazione appellata avrebbe dovuto conoscerla con l’ordinaria diligenza», trattandosi oltretutto di un fatto «agevolmente evincibile dall’Ufficio anagrafe». Per questo è stato annullato il decreto del ministero, condannato a pagare 4.000 euro di spese a Lo Porto. L’85enne ha recentemente rivolto un appello al presidente Donald Trump, dopo che il suo caso in Italia è stato oggetto di un’interrogazione parlamentare e di una campagna innocentista, nella convinzione che si tratti di un clamoroso errore giudiziario. Ultimo aggiornamento: 16:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA