E' morto Francesco Visentini, il "patriarca" dei cantieri navali di Porto Viro

Domenica 21 Aprile 2019 di Diego Degan
Francesco Visentini aveva 94 anni
LOREO - «Sono orgoglioso di lui. Io giro il mondo per lavoro, ma posso dire di aver conosciuto poche persone come mio padre: intelligente, furbo quando serviva, era capace di portare innovazione in ogni impresa che iniziava».
Giovanni Visentini ha appena lasciato l’ospedale dove, ieri, all’età di 94 anni, è morto il padre Francesco, fondatore di un impero economico che spazia dai traghetti marittimi, all’impresa agricola, dall’Italia alla Cina, passando per gli Stati Uniti. Ma le parole di Giovanni non sono di circostanza o filtrate dal sentimento di un figlio. La particolare figura di imprenditore di Francesco Visentini viene confermata anche dall’avvocato Luigi Migliorini, che lo ha seguito negli ultimi vent’anni.  
Tutto era iniziato a Loreo, oltre sessant’anni fa, dove il padre di Francesco possedeva uno “squero”, un piccolo cantiere navale in cui faceva il meccanico, riparando motori di tutti i tipi. Francesco, già allora, dimostrò uno spiccato spirito di iniziativa realizzando un burcio fluviale motorizzato, cui diede il nome «Doriana» e, successivamente, su commessa della Fiat, tre chiatte motorizzate destinate all’India.
La svolta, però, arrivò nel 1965, quando Francesco, intuendo che il piccolo squero di Loreo non avrebbe mai potuto ampliarsi più di tanto, spostò l’attività sulla Romea, dove si trova tuttora. All’epoca perfino la Statale non era ancora del tutto definita ma, da quell’area in cui si era insediato il cantiere, e fino al mare, non c’erano più ponti, non c’erano ostacoli alla stazza delle navi che si potevano costruire. In realtà gli ostacoli arrivarono, una trentina di anni dopo, con l’interramento del fondale del Po di Levante che Francesco, suo malgrado, perché non gli piaceva comparire pubblicamente, arrivò a denunciare alla stampa, come rischio per il lavoro di migliaia di persone. E proprio questa ritrosia alla notorietà e alla pubblicità era un tratto distintivo del suo carattere. Un tratto che si ritrova nel suo costante rifiuto a far parte dei sodalizi imprenditoriali (Rotary, Lion’s) ai quali aveva ricevuto numerosi inviti ad associarsi, ma anche nell’aver sempre declinato le onorificenze per cui amici e conoscenti volevano proporlo (il cavalierato, per esempio) e perfino intitolazioni di vie o cittadinanze onorarie.
«Mio padre era un lavoratore – ricorda Giovanni – e quando smetteva di lavorare preferiva stare un’ora al bar insieme ai dipendenti piuttosto che dedicarsi ad attività mondane». Quello che, invece, Francesco Visentini faceva, ma non è molto conosciuto, è la sua attività di beneficenza. «Non voleva assolutamente che si sapesse – dice l’avvocato Migliorini –. Teneva del tutto segreta questa sua propensione ad aiutare chi riteneva ne avesse bisogno». E la stessa riservatezza usava con i suoi investimenti che faceva per far crescere il cantiere navale: «Ho fatto tutto con i miei soldi – ebbe a dichiarare in un’occasione alla stampa –. Non li vado certo a chiedere in banca».
Un’etica del lavoro che si è manifestata anche nell’educazione dei figli, Mario, Giovanni e Anna.I funerali si svolgeranno martedì, alle 11, nella chiesa parrocchiale di Loreo. Ultimo aggiornamento: 11:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA