Profughi accolti in coop e in parrocchia: la vita da ricchi dei tre spacciatori

Giovedì 18 Aprile 2019
Lambioi Beach a Belluno, il luogo dove i profughi africani gestivano lo spaccio
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BELLUNO Avevano trovato il loro posto magico i tre profughi africani sbarcati in Italia, qualche anno fa, e accolti a Belluno. Per chi scappa dalla guerra e dalla miseria quel posto magico potrebbe essere la struttura di accoglienza con vitto e alloggio gratis e 2 euro e 50 al giorno. Ma per loro no. Non era abbastanza. I tre profughi arrestati martedì mattina dalla Squadra Mobile di Belluno volevano essere ricchi. E per un periodo ci sono riusciti. Nema Sherif Hadara, 29enne senegalese accolto alla cooperativa di Via Vittorio Veneto, Amadou Koma, 22enne gambiano, accolto in una struttura della coop in via Silonghe a Sedico e Lamine Faty, 35enne senegalese accolto in una parrocchia in città, avevano creato, dal nulla, una frequentatissima piazza di spaccio a pochi passi dal centro di Belluno. Quello era per loro il posto magico: il boschetto vicino alla spiaggia sul Piave, Lambioi Beach, dove avvenivano le cessioni di droga.

 
L'attività di spaccio, ricostruita nell'operazione della polizia di Stato battezzata appunto Posto magico, è stata illustrata ieri mattina in una conferenza stampa in Questura dal dirigente della Mobile, Vincenzo Zonno, con il sostituto procuratore Marco Faion, che ha coordinato le indagini, il vicario della Questura, Federica Ferrari e Ivano Zulian della Mobile. L'INCHIESTA Tutto era iniziato a gennaio 2019 da una telefonata alla centrale operativa: «Qui a Lambioi beach gira droga». Martedì 16 aprile i tre arresti dei profughi, che si trovano ancora in cella a Baldenich, oltre al sequestro di 2 etti e mezzo di hashish e un etto di marijuana. La droga era nascosta nel caminetto della struttura di accoglienza e tra i panni sporchi in lavatrice. Sequestrati anche soldi, tanti. Quelli che avevano a disposizione quel giorno i profughi, perché il resto veniva subito o reinvestito in merce o inviato a casa con Money transfer. «La droga ceduta era molta, di tutti i tipi - ha sottolineato ieri il pm Marco Faion - dalla cocaina all'eroina per un numero elevato di clienti». «È stata un'attività dura, svolta a ritmo serrato - ha spiegato il dirigente della Mobile Zonno - effettuata sia con metodi tradizionali che con sistemi nuovi come Sari, il Sistema automatico di riconoscimento delle immagini utilizzato in questo caso dalla polizia scientifica». L'ORGANIZZAZIONE «I tre si erano organizzati in maniera quasi militare - ha spiegato il dirigente della Mobile - e negli ultimi tempi avevano anche una vedetta che li avvertiva dell'arrivo della polizia. Operavano ogni giorno dalle 8 del mattino alle 7 di sera e abbiamo individuato una cinquantina di clienti, tanti minorenni (il 30% circa ndr), che sentiremo». Sì perché il lavoro era tanto e avevano coinvolto anche un altro connazionale: un profugo accolto a Puos, che per ora è solo indagato. Ma i frutti c'erano: il tenore di vita raggiunto dai tre, tutti con permesso di soggiorno per richiedenti asilo, era altissimo. Donne, oro, soldi, telefoni di ultima generazione. Giravano in città come dei facoltosi rapper americani. Dalle intercettazioni telefoniche i pusher invitavano i clienti che arrivavano in pellegrinaggio al posto magico, ovvero il boschetto di Lambioi, luogo dello scambio della droga con gli acquirenti, anche minorenni, che ricevevano in loco (a volte consumando sul posto). «Ha nevicato tanto, neve bianca e nera nel posto magico», dicevano ai loro clienti. Olivia Bonetti

Ultimo aggiornamento: 10:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA