Roma, Casal Bruciato come Torre Maura: «Gli zingari non li vogliamo, la casa agli italiani»

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Casal Bruciato come Torre Maura: «Gli zingari non li vogliamo, la casa agli italiani»
Dopo le accese proteste anti-nomadi della scorsa settimana a Torre Maura il malcontento si sta spostando anche in altre periferie della Capitale. I cittadini sono scesi  in strada anche a Casal Bruciato sulla Tiburtina per protestare contro l'assegnazione di una casa popolare a una famiglia di nomadi. Ieri sera circa 70 residenti hanno spostato i cassonetti al centro della strada in via Cipriano Facchinetti facendo una sorta di barricata ed ora una trentina di persone si sono radunate di nuovo davanti allo stabile.

«Noi gli zingari qui non li vogliamo,quella casa deve andare a un italiano -  ripetono gli abitanti di Casal Bruciato - Quella casa ora l'ha occupata una ragazza con un bimbo di sei mesi - dice Nunzia, un'abitante - dormiva in macchina. Meglio un'italiana che i rom, ci deve stare lei. I rom non devono tornare o blocchiamo tutto».
«È una vergogna. Date le case ai terremotati dell'Aquila», urlano alla presidente del municipio IV, la pentastellata
Roberta della Casa, che ha raggiunto lo stabile davanti al quale alcuni residenti protestano per l'assegnazione di una casa popolare ad una famiglia rom. «Mi auguro che i ghetti non esistano più -ha replicato la presidente del Municipio- quella famiglia è regolarmente assegnataria dell'abitazione». «Via, via. A casa te e la sindaca», la replica dei manifestanti.


«Raggi dà case popolari ai nomadi anziché alle famiglie in difficoltà», accusano Ghera e Ottaviano di Fdi

Anche Casalotti, altra periferia della città, è in mobilitazione. In programma stasera una fiaccolata di Forza Nuova. «Sappiamo di aver vinto solo una battaglia, sappiamo che la »guerra« è lunga, ma il fronte adesso si sposta a Casalotti» ha sottolineato Forza Nuova Roma. «Basta rom basta immigrazione» lo slogan della manifestazione in programma alle 19 in via Casalotti 1. Mercoledì nella stessa zona dovrebbe svolgersi anche una manifestazione di Casapound.

 

 
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Lunedì 8 Aprile 2019, 12:40






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4 di 4 commenti presenti
2019-04-08 14:41:34
Un buon padre o madre di famiglia: prima sfama i propri figli e poi il resto del mondo. Zingari; significato: appartenente alla popolazione degli zingari: popolazione nomade sparsa per tutta l'Europa, originaria dell'India che parla un dialetto indiano. Quindi essere zingaro è una scelta di stile di vita. Quindi se nomade non devono avere soldi pubblici a fondo perduto e tato meno casa.
2019-04-08 15:50:54
Coop, onlus e sindacati difendono la retorica dell’accoglienza. Da Trieste a Udine, da Milano a Brescia, da Bologna a Roma e da Lecce fino ad arrivare in Sicilia, si è alzato un coro di proteste contro i tagli nel settore dell’accoglienza. Fioccano ricorsi, proteste e recriminazioni da parte di onlus, associazioni e cooperative che difendono il fatturato. Usciti allo scoperto, non parlano più delle condizioni degli immigrati. Sono solo preoccupati per le possibili ricadute occupazionali provocate dai tagli. E anche la Cgil parla dell’accoglienza come di un’industria in crisi ed evoca la perdita di fondi e di posti di lavoro: «L’economia locale perde cinque milioni». Ad avere messo in crisi il business è stato non solo il decreto sicurezza che ha tagliato da 35 a 21 euro giornaliere la retta per ogni singolo richiedente asilo ospitato e che ha previsto la chiusura di molte strutture. Ma anche il drastico calo dei flussi migratori. In tutta Italia ci sono state proteste. In un’inchiesta, La Verità ha disegnato la mappa delle proteste. A Trieste in trecento sono scesi in piazza. Lo striscione che ha aperto il corteo della manifestazione è dominato dalla scritta “Buonisti un Cas”. Ma questo non è accaduto solo a Trieste. A Udine tre cooperative hanno fatto ricorso al Tar del Lazio. Ricorso che è stato bocciato. Non si sono scoraggiati e hanno chiesto al Consiglio di Stato una sospensiva. Anche questa respinta. Nell’attesa di conoscere le motivazioni hanno deciso di partecipare alla gara. A Milano cinque cooperative lombarde hanno fatto ricorso al Tar contro i nuovi bandi per le strutture d’accoglienza. A ribellarsi sono stati anche amministratori di centrosinistra. E così in provincia di Parma, ben otto sindaci guidati da Federico Pizzarotti, hanno chiesto al prefetto di stoppare il bando. Anche in Toscana coop e onlus sono sul piede di guerra. Per protesta, a Lecce alcune cooperative hanno rinunciato di partecipare ai bandi provando a far rimanere deserte le gare: «Non siamo albergatori». E poi, in Sicilia c’è il caso del Cara di Mineo, il più grande centro richiedenti asilo d’Europa. Qui, nel periodo di massima emergenza immigrazione, si è arrivati ad ospitare 4.000 richiedenti asilo, con circa 400 operatori. I tagli preoccupano tutti. C’è angoscia generalizzata. E anche lo stesso segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha parlato di “battaglia generale” da combattere sul Cara di Mineo: «La battaglia da condurre qui riguarda tutta la nazione».
2019-04-08 14:00:05
... lapalissiano.. e le pie donne stanno a guardare ?
2019-04-08 15:36:11
Roma non e' diversa da altre metropoli del mondo. Le periferie sono abbandonate a se stesse. Strade dissestate, marciapiedi inagibili, edifici diroccati abitati da un amoltitudine di etnie, spaccio e degrado. Cittadini esasperati dall'abbandono delle istituzioni, Alla facia delle anime belle degli abitanti dei Parioli e di Capalbio, non e' ammissibile che le istituzioini assegnino in questi quartieri degradati una casa ad un famiglia di una etnia che da sempre ha dimostrato di vivere con metodi illegali ed anti sociali. Si spaccia la graduatoria di assegnazione per legalita' ma non e' cosi' perche' sono sbagliati i principi con cui si stilano queste graduatorie. Si aumenta solo e soltanto il degrado della nostra societa'.