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Modi e Moda di Luciana Boccardi

Gli abiti della grande avventura - "Sì
SPOSAITALIA" a Milano 5/8 aprile

 
Si ha un bel dire e dibattere su famiglia sì’, famiglia no e dintorni ma il gioco delle nozze resta sempre intriso di un fascino tutto speciale, anche per i più scettici che stentano a rinunciare alla cerimonia con abito bianco lei e abito da cerimonia lui, la scelta del luogo per il rinfresco con gli amici e parenti, la comunicazione che può affidarsi appunto a una bomboniera curiosa, diversa, personalizzata , ma soprattutto all’abito bianco che accompagna un sogno che non vuole morire: quello della principessa  per un giorno, vestita appunto come una fata e lui,  un principe che può indossare il classico thight, o lo smoking ( abito da sera ormai accettato per le nozze) ,o un completo metropolitano però studiato in modo da configurarsi con qualcosa di speciale. Il matrimonio in jeans e maglietta, gonna e t-shirt  non è frequente neanche presso i millennial più contrari all’adeguamento sociale.  Proposte interessanti sono state offerte anche a Venezia, recentemente  con  SPOSARSI A VENEZIA …CON NOI , una manifestazione la cui valenza  indiscutibile in fatto di moda ha dovuto fare i conti con la distrazione imposta dalla polemica per  una location desueta , una chiesa consacrata anche se mai frequentata ,   e la mimesi  teatrale di una cerimonia religiosa cattolica per nozze inventate  proposta come gag spettacolare.  In ogni caso molti e bellissimi gli abiti presentati, quasi tutti bianchi e in tessuti  importanti. 
C’è tutta una storia intorno alla tradizione dell’abito bianco:  bianco come purezza ma anche consuetudine imposta a fine Ottocento  in Francia (dove la moda aveva cittadinanza di diritto)  e dove, come ovunque,  la moda esigeva per le nozze un abito di  qualsiasi colore: preferibilmente rosso in quanto il rosso era ritenuto colore di lusso. Bastava che fosse suntuoso, prezioso, il più importante del guardaroba. Con il blocco continentale  imposto alla Francia a fine Ottocento, Parigi  si trovò impoverita di colorazioni e la risposta di Napoleone fu il rifiuto dei colori per la moda, per l’arredamento, per l’architettura,  per il semplice quotidiano ,  ma anche per le grandi cerimonie. Così  la moda del “bianco”  si impose con lo stile Impero ,  con i bellissimi abiti da ballo e da cerimonia bianchi che caratterizzano  l’eleganza di quel periodo.  Ecco allora che  anche l’abito da sposa divenne bianco e in quanto vestito particolare rimase tale nell’etichetta per la moda nuziale anche dopo  la fine del blocco continentale. Anzì,  divenne l’unico colore impiegato per la cerimonia nuziale da donne di ogni ceto sociale, dalla fioraia alla regina. Cambiamenti interessanti si sono verif8icati soprattutto nei dettagli: l’acconciatura oggi ridotta a una semplice coroncina dalla quale far pendere un velo corto o superlungo.
Una lunga storia delle nozze che si riassume nella varietà di proposte  annunciate   negli stands di  “ SI SPOSAITALIA COLLEZIONI”  a Milano dal 5 all’8 aprile,  ala quale partecipa  con una importante caspsule anche Francesco Scognamiglio.
E per lui?  Al nero come regola fissa  è subentrato il grigio, il blu, persino qualche spezzato  purchè con giacca classica e un fiore all’occhiello. Anche per  la mise dello sposo  sono scomparsi  i guanti , le ghette, resta qualche panciotto però modernissimo e talvolta spiritosamente  -  alla Cucinellli - dotato di revers.  Pignatelli -  specializzato negli abiti da cerimonia  per lei e per lui – si preoccupa ì che  per quanto attualissimi, moderni, persino aggressivi,  gli abiti delle nozze sappiano parlare  con una traduzione attuale   un  linguaggio che qualcuno definirebbe conservatore ma che  invece è di ossequio al sogno al quale nessuno,  nemmeno   il più scettico dei  millennials,  per  la cerimonia nuziale accetta di rinunciare. Dopotutto dura solo un giorno e  come sempre l’amore …promette l’eternità.
 
 

Sabato 30 Marzo 2019, 00:56
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