Edilizia, il Veneto vara il "Piano ruspa": ecco cosa prevede

Venerdì 15 Marzo 2019 di Alda Vanzan
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Non sarà il piano Casa Quater. Il terzo Piano Casa scadrà a fine mese e quella che il consiglio regionale del Veneto si appresta a varare nelle sedute del 20, 26 e 27 marzo sarà una legge destinata a far fronte non all'emergenza economica ma alla necessità di costruire un nuovo Veneto. Come si chiamerà questa nuova legge ancora non si sa: c'è chi ha azzardato Piano Ruspa, chi ha suggerito Piano Capannoni, mentre per il dem Andrea Zanoni sarà più semplicemente un Piano Deroghe. La differenza di fondo rispetto ai precedenti Piani Casa è che le vecchie norme rispondevano alla necessità di far fronte alla crisi economica che aveva messo in ginocchio il settore edilizio e di aiutare nel contempo le famiglie ad ampliare agevolmente la propria abitazione per ospitare i genitori anziani o i nipoti. La nuova legge, invece, mira ancora a costruire sul costruito ma, soprattutto, a vendere i crediti edilizi laddove vengano demoliti fabbricati o abitazioni. La sfida sarà proprio questa: riuscire a far funzionare  questi crediti. Che, va detto, non sono una novità: erano previsti già nella legge urbanistica 11 del 2004, solo che per due lustri sono rimasti inapplicati. Adesso ritornano nel nome della rigenerazione urbana. Ma è tutto da stabilire come saranno venduti, come saranno comprati, quanto varranno.

IN COMMISSIONE
Ieri la Seconda commissione del consiglio regionale del Veneto ha licenziato a maggioranza la proposta di legge numero 402 intitolata Politiche per la riqualificazione urbana e l'incentivazione alla rinaturalizzazione del territorio veneto. Dovrà essere approvata a breve perché a fine mese scadrà il Piano Casa Ter e in assenza di una deroga - che Palazzo Balbi non vuole - o di una nuova norma non saranno più possibili ampliamenti. In commissione il provvedimento ha visto il voto contrario del Pd, di Cristina Guarda (Amp) e di Andrea Bassi (Centro Destra Veneto), mentre il M5s era assente.

Se in aula non saranno apportate modifiche, il nuovo Piano consentirà ancora gli ampliamenti edilizi nella misura del 40 per cento, ma trascorsi 18 mesi - quindi presumibilmente dalla fine del 2020 - sarà obbligatorio usufruire dei crediti edilizi altrimenti gli ampliamenti saranno inferiori al previsto. In pratica: oggi c'è una premialità, domani senza i crediti ci sarà una penalizzazione.

Cosa sono i crediti? La filosofia di fondo, enunciata già nella legge del 2004, è di monetizzare in qualche modo la demolizione di vecchi edifici, case o capannoni che siano. Ad esempio: se io demolisco un palazzo e sono intenzionato ad ampliarne un altro, posso aumentare la cubatura utilizzando il credito del vecchio palazzo. Se invece demolisco e realizzo un bel prato e non sono interessato a costruire e quindi a utilizzare il mio credito, posso vendere lo stesso credito a qualcun altro. Occhio: tutto questo in ambito comunale, non è che demolisco a Conetta e amplio a Cortina d'Ampezzo.

Tutte le regole sui crediti vanno però inventate e a questo serviranno i 18 mesi previsti dalla legge, in modo che la giunta regionale detti i criteri. Ossia: vendo i miei crediti a chi voglio? chi compra deve rispettare l'ordine cronologico di iscrizione nel registro comunale o può scegliere liberamente? come viene fissato il prezzo dei crediti? Insomma il rischio, come già avvenuto con la legge del 2004, è che resti tutto sulla carta: un bel principio, ma inapplicato.

LE REAZIONI
Il Pd, con Stefano Fracasso (che sarà correlatore in aula) e Andrea Zanoni, ha motivato il voto contrario sostenendo che i premi in volume dovevano essere vincolati al risparmio energetico: «Dopo il richiamo di Mattarella e alla vigilia della marcia contro i cambiamenti climatici, vogliamo che questo nuovo Piano Casa, o come si chiamerà, sia un passo deciso per il risparmio energetico in edilizia, per fare del Veneto una regione all'avanguardia in questo settore. Purtroppo il testo uscito dalla Commissione prevede deroghe nelle zone agricole e per i capannoni che vanificano gli obiettivi della legge. Perciò abbiamo votato contro». Contrario anche Andrea Bassi (Centro Destra Veneto): «Il meccanismo dei crediti non funzionerà». Positivo Marino Zorzato (Ap): «Lavoreremo perché l'applicazione sia la meno complicata possibile».
Alda Vanzan © RIPRODUZIONE RISERVATA