Stefano, ecco il friulano di 38 anni capopattuglia delle Frecce Tricolori

Lunedì 11 Febbraio 2019
Stefano Vit e il volo delle Frecce su Venezia
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RIVOLTO - Aspetto marziale, zero. Capacità di suscitare rispetto, molta. Spocchia, neanche parlarne. Determinazione nel proprio ruolo, parecchia. Vanità personale, nessuna. Serietà professionale, tanta. È Stefano Vit, attualmente con i gradi di maggiore (come pilota vanta 2.500 ore di volo all'attivo), da poco più di un mese nuovo capoformazione delle Frecce Tricolori. In precedenza ha ricoperto diversi ruoli all'interno della formazione che il mondo ci invidia: è stato infatti pony 9 (ovvero fanalino), Pony 8 (Terzo gregario destro), Pony 5 (secondo gregario destro) e Pony 3 (Primo gregario destro). Ora, gli spetterà guidarle in volo, cominciando con l'ormai imminente 59^ stagione di attività dell'ammirata Pattuglia acrobatica nazionale. Trentotto anni che compie proprio oggi (essendo nato l'11 febbraio del 1981), all'anagrafe risulta nato a San Vito al Tagliamento: la sua famiglia è però originaria di Portogruaro. Ci tiene alla matrice friulana. Del resto, nel Sanvitese e dintorni ha gravitato da ragazzo prima di andare altrove per diventare quotato ufficiale dell'Aeronautica militare italiana.
 

 
Studi liceali in zona, attività giovanile nel nuoto avviata con la società Latus Anniae di Latisana: stile libero e delfino le specialità in cui eccelleva da agonista (una passione sportiva che continua però a praticare a livello amatoriale, gareggiando talvolta per conto della G-Udine). Abita a Campoformido facendo parte, dal 2012, delle Frecce Tricolori. Sua moglie è udinese: l'ha conosciuta in vacanza a Lignano Sabbiadoro (hanno una figlia di pochi mesi). Comandante Vit, quando è scattata la scintilla che l'ha fatta innamorare degli aerei? «Un'avventura del genere non era nei miei sogni. Verso la conclusione degli studi liceali ho cercato di schiarirmi le idee su cosa fare da grande e la carriera militare poteva costituire una priorità. In famiglia genitori e una sorella più piccola - non avevamo alcuna tradizione al riguardo: a mio padre piaceva solo collezionare armi». Poi invece? «Avevo impresso nella mente, vedendolo in una stazione ferroviaria presso Livorno mentre mi recavo a partecipare ancora giovane a una gara di nuoto, un cadetto dell'Accademia nella sua elegante divisa storica azzurra. Sono rimasto affascinato. Successivamente, diplomatomi ed esaminando i vari bandi di concorso che uscivano, mi sono indirizzato verso quello per me maggiormente stimolante dell'Aeronautica militare». Nel Duemila entra in Accademia (con il corso Aquila V, ndr), Accademia assurta di recente agli onori della cronaca per le lamentele di un'ormai ex-allieva che ha denunciato episodi di nonnismo di cui sarebbe rimasta vittima. Quali sono i suoi ricordi di quel periodo? «È un percorso di formazione sicuramente molto impegnativo. Duro e che mette alla prova proprio per creare selezione e verificare chi non è motivato. Lo stress viene costantemente infuso e misurato e controllato con tempistiche nei vari passaggi della giornata, compresi i comportamenti personali nei loro risvolti anche minimi. Del resto si riceve un'educazione militare. Da non scordare che, in contemporanea, si frequenta l'Università e quindi bisogna stare in regola con gli esami programmati (Vit è laureato in Scienze politiche, ndr), sennò comprometti tutto». Tre qualità per essere una Freccia? «Umiltà, sicurezza in se stessi, voglia di rimettersi in gioco». Nella consolidata consuetudine delle Frecce Tricolori il capoformazione diventa in seguito comandante. Quindi lei appare destinato a succedere, nel futuro prossimo venturo, al tenente colonnello Gaetano Farina che attualmente ricopre questo incarico. In tal modo perpetuerebbe la collaudata tradizione nostrana che ha visto, in passato, spiccare l'isontino Vittorio Cumin, Gianluigi Zanovello e Umberto Rossi entrambi di Udine, il bertiolese Marco Lant. Come spiega una simile prerogativa friulana? «Credo sia essenzialmente una casualità. Certamente dal Friuli c'è sempre stata una buona affluenza di bravi piloti e un grande attaccamento per il mondo aeronautico». Agganci rimasti con San Vito al Tagliamento, dove per lei è cominciato tutto? «Ormai pochi, come la famiglia del mio vecchio allenatore di nuoto Roberto Borghi». Le Frecce Tricolori costituiscono un'eccellenza del made in Italy, sono rinomate a livello mondiale. Di conseguenza, avere un ruolo preminente come il suo, rappresenta un impegno di grande delicatezza e rilevanza. «Non c'è dubbio che ho una bella responsabilità sulle spalle. Dico sempre che se si è fatto bene sino ad oggi non è scontato si riesca a continuare a fare bene, se non addirittura meglio. È sempre più difficile. Una responsabilità grossa. La sento sin da adesso nonostante alla stagione 2019, che si aprirà come tradizione il primo maggio prossimo, manchi ancora qualche mese». Paolo Cautero © RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio, 12:27