«Amnistia per tutti», imbarazzo nel centrosinistra su Battisti: «Raimo ha sbagliato»

«Amnistia per tutti», imbarazzo nel centrosinistra su Battisti: «Raimo ha sbagliato»

di Marco Pasqua

Mentre l’ex latitante Cesare Battisti è in viaggio verso il carcere di Oristano, per i corridoi di piazza Sempione 15, riecheggia, anzi, rimbomba, una polemica tutta made in Montesacro, che scuote la maggioranza di centrosinistra. Da Santa Cruz de la Sierra, Bolivia al Municipio III, Roma, è un attimo, se di mezzo c’è un post su Facebook e un assessore alla Cultura, generalista delle polemiche, che Battisti, condannato per quattro omicidi, vorrebbe vederlo in libertà. Certamente non in carcere. Christian Raimo, scrittore, insegnante, va oltre la rivendicazione di quella firma, nel 2004, in calce all’appello per la liberazione del terrorista dei Proletari armati per il comunismo: «Per me andrebbero abolite le galere». Per tutti. Anche per gli ex terroristi e per ogni altro tipo di criminale. Non solo. Il docente, prolifico autore di status che spesso hanno il sapore dei flame, scivola anche su un condizionale che gli varrà una valanga di commenti indignati: «Ho conosciuto e lavorato insieme a parenti di quelle che sarebbero le vittime di Battisti», scrive. «E’ un assessore, non può firmare queste uscite pubbliche», si lasciano scappare nella maggioranza che sostiene il presidente, Giovanni Caudo

REAZIONE DEM
«Quando si ricopre una carica istituzionale – dice la consigliera dem Sara Alonzi – è bene rispettare quel ruolo e rimanere entro i limiti che questo impone. Se, per fare un esempio, si parla di rifiuti, ovviamente, si affronta un problema che ci riguarda: quando, invece, si esula da queste tematiche, non puoi certo pensare di avere le coperture politiche. E’ una questione di correttezza istituzionale». Ma Raimo non ci sta e tenta di coinvolgere nella polemica social Matteo Salvini: «Secondo me la responsabilità politica, gravissima, dell’indebolimento dello stato diritto è sia di un ministro dell’Interno che dicendo “marcirà in galera” fa carta straccia dell’articolo 27 della Costituzione, sia di tutto il coro che si è levato in questi giorni attorno a questa vicenda. Sono per l’amnistia anche per Battisti, serve una riflessione, non la galera». In piazza Sempione 15 quelle parole piombano anche nell’aula dove è riunita la maggioranza, in serata. «Quella di Raimo è stata un’uscita inopportuna, che poteva evitare – sottolinea il consigliere Pd Mario Bureca - Quella dell’arresto di Battisti è una vittoria di tutti gli italiani, indipendentemente dal colore politico». Imbarazzo dell’assessore al commercio, Francesca Leoncini: «Preferisco non commentare queste dichiarazioni. Io sono in linea con quanto espresso da Gentiloni e Renzi: con questa operazione verrà assicurata giustizia alle vittime che la aspettano da anni». Caudo tace: «Non commento post su Facebook», taglia corto. Il M5S, in Comune, chiede le dimissioni dello scrittore: «Ci sono sentenze passate in giudicato, quello che ha scritto è gravissimo. Dimissioni dell’assessore, vergogna». «Adotta qualsiasi paradosso pur di azzuffarsi su ogni tema», osserva maligno qualche collega dell’assessore. Giovedì, in consiglio, potrebbe arrivare la prima mozione di sfiducia, firmata dalla Lega. 
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Martedì 15 Gennaio 2019, 08:00






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3 di 8 commenti presenti
2019-01-15 16:43:50
“A noi familiari delle vittime preme la ricostruzione della verità storica, che spesso è diversa da quella giudiziaria”. Ad affermarlo all’Adnkronos è Potito Perruggini, nipote di Giuseppe Ciotta, brigadiere di Polizia ucciso nel 1977 dai terroristi rossi, intervenendo sull’arresto di Cesare Battisti. Perruggini non nasconde il proprio risentimento per i “carnefici” che in questi anni, spiega, “hanno sempre goduto di un palco di primissimo livello mentre le vittime non potranno mai avere diritto di replica”. “In questi lunghissimi anni i veri condannati al carcere siamo stati noi familiari delle vittime”, tuona, “che restiamo sempre senza diritto di replica mentre siamo costretti a leggere le prediche dei terroristi definiti impropriamente ‘ex'”, aggiunge, chiedendosi anche se i rapporti commerciali tra Italia e Brasile non abbiano concorso ad ostacolare l’estradizione del terrorista. Perruggini si rivolge poi al presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, oggi autore di una lettera pubblicata dal quotidiano La Stampa sull’arresto dell’ex terrorista dei Pac: “Poco ci importa, come lei ha scritto, che il presidente brasiliano Lula non mantenne gli impegni”. “Noi familiari delle vittime e cittadini italiani – rimarca Perruggini – non vogliamo vendetta ma solo giustizia e verità per la riconciliazione. Da chi è scappato, e da chi è uscito presto dal carcere per gli sconti di pena, vorremmo solo la verità su quegli anni. L’ha detto Giovanni Paolo II: ‘non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono’, non ci può essere perdono senza verità.” Perruggini chiede che sia costituita la Commissione per la Riconciliazione Nazionale e chiede l’istituzione a Roma del museo della memoria per le vittime del terrorismo. “Richieste – chiarisce – che ho invano atteso e che rinnovo all’attuale governo a cui ho già da tempo rivolto un’istanza di incontro per dettagliare la mia proposta
2019-01-15 16:32:16
Non perdiamo tempo, in galera anche lui.
2019-01-15 16:01:29
fategli fare una visita da uno psichiatra, va'!