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Modi e Moda di Luciana Boccardi

ADDIO 2018: ANNO CHE VA
ANNO CHE VIENE

 
 
Con  la moda la parola fine compare poco, si preferisce inizio:  più augurale, più promettente, più aperta a tante possibilità. In realtà nessuna moda "finisce” mai, piuttosto si evolve, cambia, colore, forma, soggetta com’è alle mutazioni  che spesso si limitano a mettere in  un cassetto  un look per riproporcelo sotto nuove spoglie qualche anno dopo o qualche decennio dopo.
Siamo nei giorni di bilancio di un anno che nella moda si è distinto per  alcune priorità, una sintesi di momenti più o meno felici , più o meno azzeccati, proposti con toni  di diffusione mediatica a volte sconcertanti.  Si usò soprattutto negli anni Ottanta del secolo scorso quella pubblicità singolare che – facendo leva sul negativo – obbligava il pubblico all’attenzione, sia pure accompagnata da indignazione, scandalo, protesta. Fu il caso dell’accoppiata Oliviero Toscani e Benetton (oggi  riproposta tale e quale)  che raggiunse un successo senza pari con immagini di vita vera crude e spietate. Una politica pubblicitaria praticata da altre Maison e proprio quest’anno accusata di “cinismo” con i casi  di contestazione provocati da Dolce & Gabbana e in seguito da Prada, marchio  accusato  di servirsi di immagini  pubblicitarie  con pupazzi di colore ritenute -  con un eccesso di  interpretazione zelante  - colpevoli di  “razzismo”.  Nel primo caso  che ha visto il famoso duo della moda italiana attaccato  in Oriente per aver pubblicizzato l’immagine di una donna orientale che mangia gli spaghetti tipicamente “occidentali” (accompagnata da un commento in  verità poco elegante ma senza riferimenti “razziali” )  qualcuno ha azzardato anche  interpretazioni  quanto meno suggestive, come un disegno strategico messo in atto proprio dal “duo” che ama giocare sull’azzardo per ottenere una “pubblicità” negativa con ritorno positivo tardivo ma assicurato. Lo tsunami sarebbe stato messo in essere proprio dalla Maison per raggiungere  tre scopi precisi: la pubblicità legata all’ annuncio di una sfilata kolossal da realizzare in  Cina; la pubblicità “negativa” legata alla denuncia di razzismo, pericolosa ma vincente nel tempo;  il risparmio megagalattico per uno show di quel genere non realizzato. Vero?  Falso?  Mistero. Il 2018 nella moda resta legato all’onda del mistero, non fosse altro per le curiose locations scovate da stilisti in cerca di  “rumore”: quale rumore più assordante di quello che ha accompagnato la sfilata in cimitero organizzata da Gucci tra tombe sotto le quali giacciono morti veri?
Il 2018 si chiude portandosi via pare l’ondata nera che sembra aver travolto il mondo della moda per proporci  con le prime sfilate che a Firenze apriranno i giochi delle presentazioni 2019  con Pitti Uomo  un look più “normale”, fatto di positività, di forme comode , di giochi di colore tranquilli, di ritorno a un genere “romantico” che si propone come alternativa al tenebroso. Riprenderà il gioco delle sovrapposizioni che ha caratterizzato  tutte le creazioni nel 2018? Torneranno le righe quasi scomparse dalla moda attuale? E’ vero che nel 2019 per la moda maschile sarà vincente  e irrinunciabile  il “vecchio” gilet?  L’obbligo di sciarpa o di un over (come quelli che Fuzzi interpreta magistralmente)  per la moda femminile d’estate sarà ancora un look vincente? 
2019:  un anno nuovo, un modo diverso di raccontare il nostro modo di vestire, una dichiarazione di guerra alle elucubrazioni troppo cerebrali che  fanno parlare molto sì ma si vendono poco. Il mondo ha bisogno di sole, di positività, forse – ma questo è un mio azzardo -  vorrebbe meno numeri, meno racconti in cifre per ogni momento della vita (quanto costa, quanto rende, quanto vale…?) e qualche spazio lasciato al sogno: “romanticismo”  è soprattutto questo.
 
 
 

Sabato 29 Dicembre 2018, 14:40
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