Di Battista e l'azienda di famiglia: non paga debiti e lavoratori

PER APPROFONDIRE: alessandro di battista, padre
Di Battista e l'azienda di famiglia: non paga debiti e lavoratori

di Simone Canettieri

Un altro affare di famiglia agita le acque dei vertici del M5S. Dopo l'impresa edile di Antonio Di Maio da Pomigliano, padre di Luigi; questa volta tocca a Vittorio Di Battista, da Fabrica di Roma (Viterbo). Se il genitore del vicepremier è finito nei guai per il lavoro nero di alcuni operai, fabbricati abusivi e un'ipoteca da 350mila euro, ora scoppia la storia della Di.Bi.Tec. Ovvero «una delle prime aziende in Italia nella produzione e nella distribuzione di accessori tecnologici per il bagno», come si legge sul sito internet. Secondo la visura camerale pubblicata da Il Giornale, l'impresa del papà di Alessandro ha 53mila e 370 euro di debiti verso i dipendenti, 151.578 euro di debiti verso le banche; 135.373 euro di debiti verso i fornitori; 60.177 euro di debiti tributari, dunque verso lo Stato.
In realtà la srl, che si occupa della vendita di manufatti in ceramica e apparecchi igienico sanitari, possiede dei titoli bancari «Carivit» pari a 116.227 euro che però non sono stati utilizzati per ripianare i debiti. Questi numeri si riferiscono al 2016 perché l'azienda non ha ancora pubblicato il bilancio 2017. L'ex parlamentare del M5S risulta essere socio dell'impresa di famiglia (al 20%) così come la sorella, Maria Teresa. Una situazione comune a gran parte delle aziende del distretto ceramico dell'Alta Tuscia, da anni in crisi.

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LE REAZIONI
Il primo ad attaccare è l'ex premier Matteo Renzi, a sua volta finito nel mirino per le vicende del babbo Tiziano. «Non pongo il problema dei due pesi e due misure con altre vicende recenti. Pongo un problema di democrazia dell'informazione», attacca Renzi a proposito del risalto mediatico della notizia. «Fico con la colf in nero in casa. Di Maio prestanome di un'azienda che scappa dal fisco. Di Battista che semina debiti come fossero post. Ma con quale faccia parlano di onestà?», conclude Renzi.
Nel primo pomeriggio arriva però la replica di Di Battista, ormai verso la strada del ritorno dal Sud America (previsto lunedì). La prima invettiva è contro Renzi («Gli brucia perché ti ho fatto il c...al referendum costituzionale»), poi gli attacchi a Berlusconi («Se mi provoca tornerò davanti ai cancelli di Arcore»).
Di Battista si gioca anche una carta a sorpresa: la lettera firmata del Cavaliere, datata 29 ottobre, nella quale si rammarica di aver dichiarato che l'ex parlamentare non fosse laureato. Ma in merito all'azienda di famiglia, il grillino ammette: «Ebbene sì, la nostra azienda va avanti, con enormi difficoltà. Mio padre, ad oltre 70 anni, lavora come un matto. Il carico fiscale è enorme. L'azienda ha avuto difficoltà a pagare puntualmente i 3 dipendenti (tra cui mia sorella)».

IL PERSONAGGIO
Se il figlio ammette, il padre nega: «Non sono capaci a leggere i bilanci», dice Vittorio, «fascista liberale» per autodefinizione, grande commentatore della politica su Facebook e finito sott'inchiesta per vilipendio al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. («Fai il tuo dovere e non avrai scocciature»). Ieri i cronisti che si sono avvicinati alla casa di Vittorio Di Battista non sono stati accolti proprio con piacere. E tra pochi giorni torna il figlio, pronto a dare forza al M5S in vista delle Europee con un occhio obbligato anche agli affari di famiglia.
 
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Martedì 18 Dicembre 2018, 07:31






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5 di 25 commenti presenti
2018-12-18 20:31:04
Più che altro l'Italia ha bisogno di recuperare 250 miliardi di evaso di cui anche i Di Battista sono artefici.
2018-12-18 11:09:49
Qualcuno non sapendolo,e credendo di fare il contrario, attua una grande difesa del padre di Di Battista. Le s.r.l sono proprio fatte per non rispondere col proprio patrimonio ai debiti e fallimenti ed il fatto che questa societa abbia un gruzzolo in titoli,conferma solo la buonafede del proprietario,sia perche in caso di fallimento quei titoli saranno presi a risarcimento dei debiti invece di essere transitati,senza troppe difficolta come accade in Italia nelle tasche dei proprietari sia perche costituiscono una garanzia nei confronti delle banche nel caso si abbiano fidi o prestiti. Avendo poi 3 dipendenti di cui la figlia,non credo la situazione dei debiti sia mantenuta senza il consenso dei dipendenti che,magari vista la crisi,preferiscono avere una possibilita di mantenere il posto di lavoro che andarsene a trovare un altro per fallimento.Altrimenti sarebbero in causa i dipendenti,sapendo che i titoli gli garantiscono il pagamento di quanto dovuto.
2018-12-18 11:30:54
Le societa (srl) hanno una loro contabilita indipendente da quella privata dei soci. Non c'e nulla di amorale in questo. Ripeto e il sistema liberale che voi vantate tanto. Amorale (e illegale) sarebbe se Di Battista si appropriasse di fondi della societa mentre questa e in difficolta. Ma non mi pare proprio sia quello che e accaduto.
2018-12-18 17:24:39
Gia' che ci siamo: INDAGHIAMO SU OGNI azione di ogni parlamentare ed ex-parlamentare e sulla sua "famiglia," per vedere quante ILLEGALITA' (di lavoro nero, abusivismo, corruzione, tasse FUORI d'Italia, ed altro queste persone "elette" hanno GODUTO)...NON solo per due parlamentari, signori miei....lasciando il popolo a PAGARE, INDEBITARSI o MIGRARE (con tutti i documenti richiesti). Nessuno che vuole fare una scala preliminare? Almeno ci divertiamo pure noi.
2018-12-18 12:01:00
Scusate ma i numeri scritti nell' articolo non hanno alcun senso, evidentemente sono i saldi del bilancio al 31.12.2016. Ma li hanno tutte le società, è normale che ci siano debiti verso banche, debiti tributari e debiti verso dipendenti al 31.12, poi vengono saldati successivamente. Non e' detto che siano debiti non saldati. Questi sono i danni di chi vuole leggere i bilanci senza saperlo fare, o forse volendo utilizzare dei numeri in modo strumentale.