Strasburgo, Cherif mirava alla testa. «Gridava Allah Akbar». Caccia all'uomo, tre i morti

Strasburgo, Cherif mirava alla testa
«Gridava Allah Akbar, poi la fuga»
Invocava Allah e poi puntava le sue vittime mirando dritto alla testa, per uccidere. Freddo, metodico. Così, martedì sera, Cheriff Chekatt ha ammazzato per strada a Strasburgo un turista thailandese e un meccanico afghano, in giro con la loro famiglia. 

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Così il giovane giornalista italiano Antonio Megalizzi si ritrova a lottare in condizioni disperate, in coma profondo e con i medici che escludono di poterlo operare. Una doccia fredda per la famiglia arrivata di corsa dal Trentino, dopo che in un primo momento sembrava che le condizioni del 28enne non fossero così gravi. Dopo un balletto di cifre durato tutta la giornata, il bilancio è tragico: due persone uccise (un francese e un turista thailandese), una in stato di morte cerebrale (un musulmano afghano 40enne) e 16 feriti, di cui sei gravissimi. Diversi con lesioni cerebrali. Due di loro (uno è Antonio) tra la vita e la morte. A Strasburgo è scattata una gigantesca caccia all'uomo per prendere il killer, riuscito a sfuggire alla cattura in maniera rocambolesca la sera dell'attentato, facendo perdere le sue tracce su un taxi. 
 
 

E dopo avere in precedenza beffato i servizi segreti, che lo tenevano sotto controllo e lo avevano schedato come elemento radicalizzato e minaccia per la sicurezza nazionale. Per catturarlo, il ministro dell'Interno Christophe Castaner, arrivato di persona sui luoghi dell'attacco, ha fatto sguinzagliare in tutta la Francia 720 agenti. Ma l'uomo potrebbe essere già fuggito in Germania, dove fonti di sicurezza ritengono plausibile che abbia appoggi e dove aveva scontato un anno di galera per truffa per poi essere espulso. In manette, almeno per il momento, sono finiti però solo i familiari del killer: il padre, la madre e i due fratelli. Strasburgo intanto cerca di rimettersi in piedi. La città si è risvegliata stordita: molti negozianti hanno deciso di non aprire, tante persone non sono andate al lavoro. Sbarrate le bancarelle dei mercatini. Nel primo pomeriggio, poi, qualcuno ha provato ad alzare la testa: fiori, candele e messaggi hanno fatto la loro comparsa in rue d'Orfevres, dove Chekatt ha iniziato a sparare, e in place Kleber, cuore dei festeggiamenti natalizi. 

«La polizia francese è ancora alla ricerca del terrorista» della sparatoria a Strasburgo, «probabilmente è ferito ma non è ancora stato individuato, la caccia all'uomo continua», ha detto nella notte a Strasburgo all'assemblea plenaria il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

«Il centro storico non è ancora sicuro», ha aggiunto. L'assalitore che ha aperto il fuoco era sfuggito all'arresto nella mattinata durante una perquisizione nella sua abitazione, secondo quanto riferisce Bfm-Tv. L'operazione era stata organizzata nell'ambito di un'inchiesta per rapina. 
Qualcuno ha lavato il sangue rappreso che di mattina macchiava ancora il selciato in rue du Saumon, davanti al ristorante La Stub dove ha cenato una delle vittime, prima di essere uccisa. E dopo il giorno del lutto, il sindaco ha annunciato che riapriranno appena possibile i mercatini di Natale, che sono il simbolo della città ma anche una delle sue attrattive principali. In alcuni alberghi già si lamenta una cancellazione delle prenotazioni da parte di turisti impauriti. Da un Parlamento europeo con le bandiere a mezz'asta, e dove gli eurodeputati sono apparsi scioccati come tutti dagli eventi, il presidente Antonio Tajani ha ammonito che «non ci faremo intimidire». 





Messaggi di solidarietà alla città sono arrivati da tutto il mondo, compresa l'Italia del premier Conte e del presidente Mattarella. Emmanuel Macron ha sottolineato la solidarietà della Francia intera di fronte a «una minaccia terroristica che resta ancora oggi al centro della vita della nostra nazione». Ma a sommarsi alla follia della violenza sono arrivate anche le voci incontrollate sulla rete, secondo cui l'attentato di Strasburgo sarebbe stato organizzato ad arte per sabotare la protesta dei gilet gialli in Francia. Una teoria del complotto che ha fatto indignare il governo di Parigi. E forse una risposta a tutto questo sono i cartelli apparsi nelle strade della città alsaziana, scritti a pennarello da qualcuno: «Tutti uniti contro la barbarie».
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Martedì 11 Dicembre 2018, 20:38






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5 di 62 commenti presenti
2018-12-11 23:11:27
Quindi... fatemi capire... mentre loro ci vogliono eliminare... noi non possiamo scrivere frasi scurrili, contro la morale ecc. ecc... Insomma... Ci mangiano a colazione mentre noi facciamo i bravi bambini
2018-12-11 22:43:58
Ecco che torna il radicalizzato che in nome della religione uccide.. gente innocente!!
2018-12-12 07:30:34
Sara' stato qualcuno contrario al presepe. O forse che considera quei mercatini un mercimonio di una festa religiosa e voleva scacciare i mercanti. O forse qualcuno offeso dalle dichiarazioni di Salvini in Israele. O forse sara' colpa di Trump e del riscaldamento globale che fa cuocere i cervelli. Ma se invece di colpire i mercatini avessero colpito i centri di potere MAGARI si troverebbe una soluzione reale al problema. Ma avete visto la scenetta ridicola della prima ministra inglese che in visita dalla cancelliera NON riusciva a scendere dall'auto ? Quando alla fine si e' aperta la porta della Mercedes (spero di proprieta' del governo tedesco, altrimenti un ulteriore segno di decadenza britannica) si e' visto lo spessore blindatissimo dei vetri. LORO viaggiano comodi e superprotetti, per gli altri i reati sono in calo e non c'e' nessun pericolo ...
2018-12-12 09:55:21
Oltre alla maggioranza di credenti di nome ma non di fatto, che si ritrovano per nascita ma non per scelta inglobati in un determinato contesto religioso, e ne vivono riti e tradizioni come pure formalità, vi sono ovunque coloro che per svariate ragioni vogliono comprenderne l'origine, vogliono andarne a fondo, risalendo alle radici della fede. Tale percorso di radicalizzazione, in un contesto cristiano oggigiorno spinge i devoti al massimo a uscire dal tempo, sfornando bambini a più non posso come i neocatecumenali, quasi fossero sopravvissuti al diluvio e dovessero ripopolare il mondo, girando in calesse tra le automobili come gli Amish americani, oppure li spinge a portare la parola di Cristo tra i pagani dell'Africa o tra gli aborigeni di qualche isola remota, facendo spesso una brutta fine. Invece, in un contesto islamico, li spinge a sentirsi in obbligo di diffondere ovunque la legge di Allah. Chi lo fa con la proverbiale furbizia levantina, promuovendo pazientemente il meticciamento della società da convertire mediante l'unione con donne non sempre consenzienti, e contestando le culture locali, mediante la diffusione dell'unica verità coranica, per esempio col dimostrare che la terra è piatta, oppure infiltrandosi nei palazzi del potere, chi invece, smanioso di essere coccolato dalle sempre vergini in paradiso, non esita a uccidere gli infedeli anelando di essere a sua volta ucciso. Questo per dire che i radicali musulmani per noi sono terroristi, ma per loro sono semplicemente dei religiosi osservanti. Persone da ammirare ed emulare. Non ce ne libereremo mai.
2018-12-12 00:31:51
.....il lassismo....... paga....!