Reddito di cittadinanza: ecco come ​il sussidio va tutto al Sud Italia

Martedì 13 Novembre 2018 di Angela Pederiva
198
Per trovare un po' di Nordest, nella classifica del Reddito di cittadinanza distribuito fra le province d'Italia, bisogna scendere alla trentanovesima posizione: Gorizia, 6.000 famiglie interessate, pari al 9,1% del totale. Del resto ben quattro (Treviso, Trento, Belluno e Bolzano, assoluto fanalino di coda) stanno fra le ultime dieci su centodieci, mentre nessuna figura tra le prime dieci (sono tutte del Sud: in testa Crotone con 19.500 nuclei, cioè più di uno su quattro). I dati emergono dall'analisi del Sole 24 Ore sugli Isee ordinari presentati nel 2016 e monitorati dal ministero del Lavoro, in sostanza una proiezione dell'effetto della misura, in attesa del decreto di attuazione.

 
IL RIPARTO
Secondo quanto annunciato dal Movimento 5 Stelle, il provvedimento sarà destinato ai nuclei familiari con un Indicatore della situazione economica equivalente fino a 9.360 euro annui. Dunque è da qui che gli analisti sono partiti per quantificare il riparto dei 9 miliardi stanziati nella manovra di Bilancio 2019. Le famiglie potenzialmente beneficiarie sarebbero 120.400 in Veneto (il 5,8% di quelle residenti), 43.600 in Friuli Venezia Giulia (7,8%) e 14.200 in Trentino Alto Adige (3,1%). Tutte e tre insieme, le regioni nordestine fruirebbero del 7% dell'importo complessivamente disponibile a livello nazionale. Su base provinciale, i destinatari veneti, friulani, giuliani, trentini e altoatesini costituirebbero una piccola minoranza: il 9,1% a Trieste, il 7,4% a Udine, il 7% a Verona, il 6, 7% a Rovigo, il 6,6% a Pordenone, il 5,9% a Venezia, il 5,7% a Vicenza, il 5,6% a Padova, il 5,1% a Treviso, il 3,9% a Trento, il 3,3% a Belluno e il 2,3% a Bolzano. In media secondo questa indagine ad ogni percettore andrebbero 293,85 euro mensili, cioè meno della metà dei 780 indicati come obiettivo e poco meno dei 305 su cui attualmente si attesta mediamente il Reddito di inclusione (Rei).

L'IMPATTO
Nell'audizione sulla manovra, ieri l'Istat ha stimato l'impatto della novità sul sistema-Paese. «Secondo le simulazioni effettuate ha dichiarato il presidente Maurizio Franzini il Pil registrerebbe un aumento dello 0,2% rispetto allo scenario base. Questa reattività potrebbe essere più elevata, e pari allo 0,3%, nel caso in cui si consideri l'impatto del reddito di cittadinanza come uno shock diretto sui consumi delle famiglie». L'effetto positivo terminerebbe dopo cinque anni e sarebbe raggiunto «sotto l'ipotesi che nello stesso periodo non si verifichino peggioramenti delle condizioni di politica monetaria, ovvero che non ci siano aumenti dei tassi di interesse di breve termine». Tanto è bastato per far esultare i deputati del M5s nella commissione Bilancio della Camera: «La valutazione dell'Istat conferma quanto andiamo dicendo da tempo: il Reddito di cittadinanza è una importante misura per il sostegno dei consumi e il rilancio della domanda interna». Contrario è invece il Partito Democratico, con il responsabile welfare Pietro Barbieri, secondo cui occorre piuttosto «potenziare il Rei che già è operativo e funziona, allargando la platea e aumentando le risorse». 

Critica è pure Confindustria, come ha sottolineato in audizione il presidente Vincenzo Boccia: «Sul Reddito di cittadinanza mi limito a segnalare l'auspicio che si traduca in uno strumento in grado di coniugarsi con la centralità del lavoro. Ribadiamo la nostra condivisione verso quegli interventi orientati alla solidarietà e alla coesione sociale, utili a ridurre i divari e a rinsaldare i capisaldi del nostro vivere insieme. Tuttavia, siamo contrari a derive assistenzialistiche, che negano la dignità del lavoro, e a interventi estemporanei che rischiano di minare la sostenibilità del bilancio pubblico, scaricando sulle generazioni future il peso delle scelte di oggi». Ultimo aggiornamento: 11:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA