Nepalese pesta la moglie, arrestato: «Non sapevo fosse reato in Italia»

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Violenza sulle donne

di Marco Aldighieri

PADOVA - «Non sapevo che in Italia la moglie non si può picchiare». È questa la frase choc di un cittadino nepalese di 44 anni, proferita ieri davanti al Gup. Lo straniero, lo scorso giugno, è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia. Rinviato a giudizio, così come richiesto dal sostituto procuratore Daniela Randolo titolare delle indagini, domani dovrà comparire davanti al giudice. Il nepalese, assiduo frequentatore delle sale scommesse e all’epoca dei fatti dipendente del Bingo all’Arcella, l’otto marzo di quest’anno, festa della donna, ha pestato a sangue la moglie. L’ha picchiata utilizzando un grosso paio di scarpe con la punta rinforzata e l’ha colpita almeno cinque volte sulla schiena. La donna, anche lei nepalese di 26 anni, ha urlato a squarciagola dal dolore e un vicino  di casa impaurito ha chiamato il 113. In zona Arcella è intervenuta una pattuglia della polizia e il nepalese è stato bloccato e denunciato a piede libero per maltrattamenti in famiglia. La moglie è stata accompagnata al pronto soccorso e i medici l’hanno dichiarata guaribile in quindici giorni. Il secondo episodio si è verificato l’11 di giugno. La ventiseienne è scappata di casa tenendo stretta tra le braccia la sua bambina di appena undici mesi. Il marito la aveva picchiata per la seconda volta. La polizia, poco dopo, ha individuato lo straniero intento a dare la “caccia” alla sua compagna. Gli agenti lo hanno immobilizzato e arrestato per maltrattamenti in famiglia.
LE INDAGINI
Il nepalese è finito dietro alle sbarre del carcere Due Palazzi di Padova, mentre la moglie con la piccola sono stati ospitati in una comunità protetta. La donna però, dopo quindici giorni dall’arresto del marito, ha voluto ritrattare quanto dichiarato agli inquirenti. «Il mio compagno non mi ha colpito alla schiena, quelle ferite me le sono procurate da sola». E quando gli investigatori le hanno chiesto: «Signora e i lividi sul collo?». La donna ha risposto: «Ho cercato di strozzarmi da sola». Il pubblico ministero allora ha nominato un consulente per un esame psichiatrico, ed è emerso che la 26enne laureata non è in grado di testimoniare. È di fatto sottomessa al marito. E ieri mattina il nepalese di 44 anni, ora agli arresti domiciliari, si è presentato davanti al giudice per l’udienza preliminare Cristina Cavaggion. Disperato e in lacrime ha dichiarato: «Non sapevo che in Italia la moglie non si può picchiare». E ancora: «Nel mio Paese tutti i matrimoni sono combinati dai genitori dei due sposi». Giustificazioni che non gli sono servite a evitare la sbarra.
Marco Aldighieri
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Mercoledì 3 Ottobre 2018, 06:30






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5 di 74 commenti presenti
2018-10-04 05:42:23
Il movimento delle persone e'uniformante al ribasso.Non sono gli arretrati a civilizzarsi ma i civilizzati a imbarbarirsi.
2018-10-03 21:36:43
Speriamo che il sindaco di Riace venga rimesso in libertà al più presto in modo che possa combinare un bel matrimonio tra questo energumeno e la mitica sboldrona.
2018-10-03 20:39:21
E' arrivato il circo Togni |
2018-10-03 20:18:55
Corsi di educazione civica obbligatoria per tutti i residenti, con cittadinanza e non.
2018-10-04 02:53:25
Magari bastassero dei corsi di educazione civica per ripulire la mente di persone offuscate da pregiudizi radicati da millenni di storia, che hanno visto il nonno darle di santa ragione alla nonna, e il padre alla madre, senza che queste ultime si potessero lamentare, perché così sta scritto. Non è così semplice.