Orban sfida l'Ue: «Non cedo ai ricatti, frontiere chiuse»

PER APPROFONDIRE: m5s, matteo salvini, orban, vitkor orbàn
Orban sfida l'Ue: «Non cedo ai ricatti, frontiere chiuse»
Duro, anzi durissimo. Il premier ungherese Viktor Orban non arretra di un millimetro e sfida apertamente l'Europa che lo processa a Strasburgo, dove domani l'Europarlamento voterà sulle sanzioni al suo Paese per violazioni sullo stato di diritto. In un emiciclo pieno a metà, il premier sovranista, leader del fronte di Visegrad anti-migranti, ha tirato dritto per la sua strada, parlando di «patria», «nazione», «difesa dei confini» e respingendo «minacce» e «ricatti» da quell'Unione che ha accusato di «non capire» l'Ungheria, che «da mille anni è membro della famiglia europea». 

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Nessuno sconto, nessun ammiccamento. Il Parlamento ha ascoltato in silenzio, attonito e sconcertato. Destre a parte ovviamente, che invece lo hanno osannato. Imbarazzo tra le fila dei Popolari, il più grande gruppo dell'Eurocamera che si è spaccato in due tronconi e che domani probabilmente voterà in libertà. Di fronte al pugno duro di Orban, Manfred Weber, il capo del gruppo popolare cui appartiene anche il leader ungherese, si è trovato costretto a ricalibrare la linea aperturista seguita nei giorni scorsi, annunciando che «se da parte di Budapest non ci sarà la disponibilità a risolvere tutti i problemi, si farà scattare l'articolo 7.1» del Trattato sull'Unione europea. Ovvero le sanzioni, che potrebbero arrivare anche alla sospensione del diritto di voto dell'Ungheria nel Consiglio Ue. 




Proprio il Ppe è la grande incognita che pesa sull'esito del voto. Socialisti e liberali sono schierati per il via libera alle misure punitive, il gruppo dei sovranisti ed euroscettici, cui fa parte la Lega di Matteo Salvini, voterà contro. In una scelta dai riflessi politici importanti per il governo italiano, i Cinque Stelle condanneranno Orban, mentre Forza Italia voterà con il Carroccio, ricompattando il centrodestra. Ma scelte e dialettiche politiche a parte, il vero protagonista di oggi è stato il premier magiaro. «Voi vi siete già fatti un'idea su questa relazione, e il mio intervento non vi farà cambiare opinione ma sono venuto lo stesso», ha sfidato gli eurodeputati in aula. Poi l'affondo, quando ha annunciato che sui migranti andrà avanti «anche senza» l'Europa, «se necessario». Budapest, ha avvertito, «non accetterà minacce e ricatti delle forze pro-immigrazione». Nessun passo indietro dunque sulla «difesa delle frontiere» e lo «stop ai clandestini». «Ho accettato compromessi» sul sistema giudiziario e elettorale, ma «questa relazione, che contiene 37 errori, vuole buttare tutto alle ortiche», ha insistito Orban, puntando l'indice contro chi vuole dare un «colpo grave al dialogo costruttivo».

Accuse rispedite al mittente dal vicepresidente della Commissione Frans Timmermans, che replicando al suo discorso gli ha dato del «codardo», precisando che le critiche al governo di Budapest non sono dirette agli ungheresi. «Se credete in queste leggi, fatevene carico e poi ne parliamo. Perché altrimenti è una cosa da codardi», ha detto Timmermans. Un'ondata di commenti ha seguito l'intervento del premier ungherese, da Sassoli del Pd che ha definito il suo discorso «incompatibile con i valori europei», puntando l'accento sulle fratture Lega-M5S, ai Verdi, di cui fa parte la relatrice del rapporto, Judith Sargentini, che ha parlato di situazione peggiorata in Ungheria per i media, il settore accademico, la magistratura e le ong. Tra i banchi della Lega si è levata la voce della capogruppo Mara Bizzotto che ha definito Orban «un eroe, perché lotta per la libertà e la sovranità del proprio popolo contro questa Unione Sovietica Europea». Un assist colto al volo dallo stesso Orban, che in conferenza stampa con i giornalisti a Strasburgo ha lodato «il coraggio» del governo italiano sui migranti e incensato l'alleato Salvini: «È molto deciso e risoluto a proteggere le frontiere, io lo appoggio al 100%». La sfida tra populisti e europeisti in vista delle cruciali elezioni dell'anno prossimo è lanciata.
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Martedì 11 Settembre 2018, 15:36






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5 di 23 commenti presenti
2018-09-12 12:09:46
Però il furbacchione i fondi UE se li pappa e ,se non erro,nemmeno l'euro hanno in Ungheria.....e bravo il padrone di Matteo-Dudù.Non è obbligato a prendersi i profughi,ma gli uomini veri,se sono coerenti,rinunciano pure ai benefici di una comunità.O no?
2018-09-12 12:08:37
Sono d'accordo con Orban, chiuda e serri a tripla mandata le sue frontiere immediatamente e fuori dall'Europa! Ungarianexit strong subito, e senza i furbetti tentennamenti del giochino delle tre carte della Uk
2018-09-12 11:22:47
Bravissimo: uno che ci tiene alla sicurezza dei suoi connazionali!
2018-09-12 11:20:52
Il clima con cui viene accolto il premier dell'Ungheria Viktor Orban alla plenaria dell'Europarlamento di Strasburgo è ostile già prima che pronunci le prime parole del suo discorso. In aula si discute sull'applicazione di sanzioni contro Budapest che si è ribellata alle regole europee sull'immigrazione. L'esito della votazione per Orban sembra più che scontato: "I deputati pro-immigrazione hanno la maggioranza del Parlamento europeo stanno preparando una vendetta contro l'Ungheria, perché abbiamo deciso di non diventare un Paese pieno di immigrati: la verità è che il verdetto è già scritto". È la prima volta che l'Ue fa ricorso allo strumento delle sanzioni contro un proprio Paese membro. Tutto è iniziato con il rapporto dell'eurodeputato dei Verdi, Judith Sanrgentini, che aveva espresso "preoccupazioni" sull'Ungheria per il "funzionamento del sistema costituzionale ed elettorale", "l'indipendenza della giustizia", "la corruzione e i conflitti di interesse", e l'effettivo rispetto delle libertà individuali come il diritto dei richiedenti asilo. In passato anche Bruxelles aveva fatto ricordo a diverse procedure di infrazione contro Budapest, Orban e il suo governo però hanno sempre respinto tutte le accuse: "Difenderemo le nostre frontiere anche contro di voi se sarà necessario. Solo noi possiamo decidere con cui vivere e come gestire le nostre frontiere, abbiamo deciso di difendere l'Ungheria e l'Europa e non accettiamo che le forze pro-immigrazione ci ricattino". Le accuse di Orban contro una certa parte degli europarlamentari non sono nuove, ma arrivano dopo una lunga battaglia imbracciata contro il finanziere George Soros, da sempre sospettato di fare pressioni su parlamentari ungheresi ed europei per contrastare le politiche di Orban. Il voto sull'Ungheria crea fibrillazioni anche nel governo italiano. Fonti interne al M5s assicurano che gli europarlamentari grillini hanno tutte le intenzioni di votare a favore delle sanzioni, in netto contrasto con la linea dei colleghi leghisti a Strasburgo, proprio dopo che il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha rinsaldato il rapporto con Orban in un faccia a faccia a Milano. Ed è proprio il leader della Lega a ribadire la sua vicinanza al premier ungherese: "Non si processano i popoli e i governi liberamente eletti, soprattutto se vogliono controllare un’immigrazione fuori controllo". Sulla stessa lunghezza d'onda anche Giorgia Meloni: "Sanzionare l’Ungheria perché si rifiuta di essere invasa da immigrati clandestini è semplicemente follia - ha detto la leader di Fratelli d'Italia - Siamo al fianco di Viktor Orban e del popolo ungherese. Non è Orban a tradire i valori fondanti della Ue ma chi in Ue spalanca le porte all’immigrazione incontrollata, umilia i diritti dei popoli e nega la sovranità delle Nazioni". SI FACCIA UNA LEGA EUROPEA, CHE SCACCI DEFINITIVAMENTE LE FORZE NEMICHE DI SINISTRA AL SOLDO DEL CAPITALISMO MONDIALISTA, VIVA LE NAZIONI VIVA IL NAZIONALISMO PATRIOTTICO SALUTI A TUTTI E ALLA VITTORIA.
2018-09-12 11:13:45
Michelle Bachelet è un personaggio politico screditato. Ha concluso il proprio incarico come presidente del Cile lo scorso marzo, tra i fischi degli elettori. Però è socialista, appartiene alla schiatta di governanti che hanno impoverito il sud America (i brasiliani Inácio Lula e Dilma Rousseff, il boliviano Evo Morales, il venezuelano Nicolás Maduro e tutti gli altri lustrastivali dei fratelli Castro). Così, anziché in esilio, è stata spedita all' Onu, dove per quelli come lei un posto si trova sempre. Da pochi giorni è Alto commissario per i Diritti umani, uno degli incarichi più importanti e meglio pagati del Palazzo di vetro, per il quale ha disposizione uno staff di 1.300 persone e un budget annuale di 200 milioni di dollari. A voler fare le cose sul serio, ci sarebbe solo l' imbarazzo della scelta: le discriminazioni nei confronti delle donne e degli omosessuali, le torture agli avversari politici e le violenze e le uccisioni in nome dell' islam sono prassi comune in Africa, Medio Oriente e Asia meridionale. Per la compagna Bachelet, l' infezione da curare si trova invece nelle democrazie occidentali governate dai conservatori. Nel discorso d' insediamento pronunciato ieri, ha accusato innanzitutto gli Stati Uniti di Donald Trump e l' Ungheria di Viktor Orbán, per le loro politiche di controllo sull' immigrazione. Quindi se l' è presa con l' Unione europea, che secondo lei dovrebbe «istituire un' operazione umanitaria di ricerca e soccorso per le persone che attraversano il Mediterraneo», e in particolare col governo italiano, cioè con Matteo Salvini, colpevole di avere negato l' attracco alle navi delle Ong e di altre nefandezze. Con l' intento di mettere in riga lui e noi, ha annunciato che invierà gli ispettori dell' Onu in Italia, «per valutare il segnalato forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e rom». Una sorta di caschi blu dell' immigrazione, i quali dovranno occuparsi anche dell' Austria di Sebastian Kurz. Incontreranno i responsabili delle Ong e chiunque abbia denunce da fare (Laura Boldrini può già prendere appuntamento), quindi stileranno un rapporto che di fatto è già scritto, nel quale il nostro Paese sarà dipinto come la culla del quarto reich. E tutto questo nemmeno a buon mercato, visto che per mantenere l' intero sistema delle Nazioni unite lo Stato italiano stacca ogni anno un assegno di 714 milioni di euro, cento dei quali alla sola Onu e il resto alle agenzie collegate. Nulla di nuovo, per carità. È la solita internazionale socialista che invia i propri nominati a picconare gli avversari. Soccorso rosso tra compagni in disarmo, che scalano le gerarchie degli organismi internazionali perché sono gli unici posti in cui possono portare avanti i loro ideali falliti senza chiedere il permesso agli elettori. Ha ragione Salvini quando dice che l' Italia non accetta lezioni da nessuno, tanto meno da un' Onu che non ha il coraggio di indagare sui propri Stati membri «che ignorano diritti elementari come la libertà e la parità tra uomo e donna». Ha ragione, soprattutto, quando sostiene che dovrà valutare assieme gli alleati se sia giusto continuare a pagare «per finanziare sprechi, mangerie, ruberie di un organismo che vorrebbe venire a dare lezioni agli italiani». Ma dei Cinque stelle l' unico a intervenire è stato Alessandro Di Battista, per dire che «l' Onu dovrebbe inviare ispettori in tantissimi Paesi del mondo». È chiaro che il ragazzo gode nel vedere Salvini sotto attacco. Si attendono tweet da Luigi Di Maio e dagli altri grillini di governo, una volta che avranno capito di cosa si parla.