Poliziotto fa la scorta ai reali sauditi in ferie: sospeso, vince il ricorso

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Principe saudita a Cortina

di A.Pe.

VENEZIA - Per un paio di settimane aveva svolto servizi di sicurezza a favore della famiglia reale saudita, in vacanza tra Venezia e Cortina d'Ampezzo. Ma il poliziotto non era in servizio per conto del ministero dell'Interno, bensì in ferie, senza copertura per quell'attività libero-professionale: per questo era stato sospeso per tre mesi. Una punizione che però è stata annullata prima dal Tribunale amministrativo regionale e ora anche dal Consiglio di Stato, il quale ha sottolineato che pur trovandosi davanti ad un comportamento grave sul piano disciplinare, non può esimersi dal rilevare un vizio formale che ha inficiato il procedimento sanzionatorio.

I FATTI A riassumere la vicenda è la sentenza pubblicata ieri a Roma, da leggere a ruota di quella emessa nel 2013 in laguna. Il protagonista è l'assistente capo Luca Nardin, all'epoca dei fatti assegnato alla polizia di frontiera del Marco Polo. «Nel periodo di ferie dal 10 al 22 febbraio 2010 riassumono i giudici aveva prestato assistenza continuativa ad alcuni appartenenti alla famiglia reale saudita atterrata con aereo privato all'aeroporto di Tessera, prima facendoli uscire dai varchi di servizio della zona aeroportuale air side senza la prescritta autorizzazione e poi accompagnandoli sulle piste di Cortina d'Ampezzo». Una meta apprezzata in particolare dal principe al-Walid bin Talal, già considerato dalla rivista Forbes il tredicesimo uomo più ricco al mondo grazie a un patrimonio di 20,3 miliardi di dollari, arrivato nel 2013 ad affittare un intero piano dell'hotel Cristallo e a noleggiare il cinema Eden per tutta una settimana, prima di incappare lo scorso anno in un arresto-congiura per presunta corruzione.

IL PROCEDIMENTO Ma non sono qui in ballo l'ascesa e la caduta dei nobili arabi, bensì il comportamento del loro poliziotto di riferimento in Veneto. A suo carico il consiglio provinciale di disciplina, competente a giudicare gli appartenenti ai ruoli dell'amministrazione della pubblica sicurezza fino alla qualifica di ispettore capo, avviò un procedimento, culminato nel 2012 in un provvedimento con cui il capo della Polizia decretava una sospensione dal servizio per tre mesi, così derubricando l'iniziale ipotesi della destituzione.

L'APPELLO Già il Tar aveva però accolto il ricorso di Nardin, affermando che il consiglio provinciale di disciplina fosse stato costituito per l'occasione, mentre la legge prescrive la sua istituzione anno per anno. Una tesi che il Viminale ha impugnato in secondo grado, sostenendo che l'organo fosse stato ritualmente in funzione per il 2011. Ma il Consiglio di Stato ha respinto l'appello del ministero, rimarcando che la designazione dell'organismo è avvenuta comunque dopo la formulazione delle accuse al poliziotto. «Anche se appare comunque di una certa gravità il comportamento dell'incolpato coinvolto in comportamenti e frequentazioni non chiari con alte personalità straniere hanno concluso i giudici nondimeno sul piano formale la nomina della commissione era stata comunque successiva alla data di contestazione degli addebiti del 6 maggio 2010». Uno di quei casi in cui la forma prevale sulla sostanza, ma tant'è: la sanzione disciplinare è stata cancellata.
 
 
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Venerdì 7 Settembre 2018, 16:06






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5 di 11 commenti presenti
2018-09-07 20:09:26
che schifo
2018-09-07 20:27:59
per altri lavori non statali il conflitto di interesse conferma il licenziamento in tronco, e poi dicono che i poliziotti non sono una categoria super protetta.
2018-09-07 23:35:28
Capite perchè in questo paese la pubblica amministrazione non si risolleverà mai?
2018-09-08 11:58:08
con questo non voglio assolutamente assolverlo ma mi chiedo come ha fatto a fare quel seconod lavoro senza che il suo comando ne sappia nulla e come ha saputo di questa opportunità?
2018-09-10 14:19:27
Da qualche parte qualcuno deve aver commesso un errore. Tutti impuniti e tutti liberi. Che ben.