Roma, minestra rancida in ospedale: multato il catering

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Minestra rancida in ospedale: multato il catering
La Cassazione ha confermato la multa da 12mila euro nei confronti del legale rappresentante della società di catering che nel 2013 aveva distribuito a un paziente ricoverato in terapia intensiva coronarica all'ospedale San Giovanni Addolorata di Roma una «vaschetta contenente minestrina in brodo che presentava evidenti segni di deterioramento ed alterazione». Nel brodino c'era della «muffa», Per la Suprema Corte, si tratta di un fatto grave, tanto che i giudici non hanno concesso all'imputato, amministratore dell'impresa che si occupava della preparazione e della distribuzione dei pasti, né le attenuanti, né la sospensione della pena.

Nella sentenza 916, depositata oggi, si legge che «dalle dichiarazioni testimoniali e dalla documentazione fotografica in atti è accertato che, il 17 settembre 2013, personale della Innova spa - Ristorazione Collettiva, della quale l'imputato era legale rappresentante, distribuiva per il consumo ad un paziente del reparto di cardiologia e terapia intensiva una vaschetta contenente minestrina con presenza di muffa». Secondogli ermellini, il Tribunale di Roma - che il sette aprile 2016 ha multato l'imprenditore - «con motivazione congrua ed in linea con i principi di diritto in materia, ha correttamente negato la concessione delle attenuanti generiche, ritenendo elemento di prevalente rilievo ostativo, e decisivo ai fini della valutazione negativa della personalità dell'imputato, le modalità del fatto apprezzate in termini di estrema gravità». L'imputato è stato anche multato con altri duemila euro da versare alla Cassa delle ammende.
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Venerdì 12 Gennaio 2018, 22:38






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5 di 6 commenti presenti
2018-01-13 10:20:25
Un tempo negli ospedali c'erano le cucine di reparto che preparavano il vitto per i malati. In genere gestite dalle suore caposala. Il vitto fa parte integrante del processo terapeutico e va ottimizzato per il singolo malato. Poi per motivi di igiene (e risparmio) le cucine sono state centralizzate (a volte soppresse con arrivo di vitto "precucinato" da ore da strutture esterne all'ospedale) e spesso affidate a "ditte esterne" con gare ovviamente al ribasso. In genere ci sono vaschette per il cibo tappate con plastica termosaldata che se si e' fortunati arrivano calde. Ma nella preparazione dei vassoi puo' capitare che una vaschetta del giorno primo resti "in giro" e venga "riciclata" con gli effetti sopradescritti. Per altro la somministrazione del cibo era affidata alle infermiere che verificavano l'idoneita' del vassoio per lo specifico malato. Adesso, per risparmiare, sono gli addetti ai carrelli portacibo a distribuire i vassoi. italia
2018-01-13 10:28:19
in veneto, un pasto all'ospedale costa sei euro; a Napoli sessanta. A Roma, quaranta, mettiamo. E cosa volete con soli quaranta euro , anche la minestra fresca ?
2018-01-13 14:10:24
Ecco cosa succede quando si appaltano i servizi, si GIOCA AL RIBASSO ECONOMICO, e poi si fanno prodotti mediocri di bassa qualità. Esattamente come lo stato con le infrastrutture.
2018-01-14 00:39:14
.....fatto solo bene...!
2018-01-13 16:14:45
Nel bellunese licenziano cuochi e porzionatori delle cucine annesse agli ospedali,per appaltare a servizio non certo a chilometro zero.Con vaschette che vengono sballotate per decine di chilometri.