Pd, parte la resa dei conti. Il segretario in direzione: ci sarà confronto duro

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Resa dei conti nel Pd. Il segretario: ci sarà confronto duro
Via alla resa dei conti nel Pd. Il premier Matteo Renzi oggi è salito al Colle per dimettersi dopo la riunione della direzione dem nella sede del Nazareno, dove è stato accolto da un lungo applauso al suo arrivo. 

 


«Propongo una linea politica - ha proseguito il premier -. Noi non abbiamo paura di niente e di nessuno. Pertanto se le altre forze poliche vogliono andare a votare, dopo la sentenza della Corte costituzionale, lo dicano subito perché qui si tratta tutti di assumersi la responsabilità. Il Partito democratico non ha paura della democrazia e dei voti. Se invece vogliono un nuovo governo che affronti la legge elettorale, ma anche gli altri appuntamenti internazionali che abbiamo - continua Renzi - il Pd è consapevole della sua responsabilità. Ma non può essere il solo, perché abbiamo già pagato il prezzo, in un tempo non troppo lontano, della solitudine della responsabilità. Anche gli altri partiti devono caricarsi il peso, almeno in parte, perchè difficile - ha sottolineato ancora Renzi - sostenere che noi in nome della responsabilità veniamo tratteggiati come, cito: "il quarto governo non votato dal popolo", "il quarto dopo il colpo di stato del 2015", "il governo figlio di un parlamento illegittimo" o "il terzo governo di trasformismo di Alfano e Verdini"».

«Il no alle riforme ha ripercussioni sul Parlamento, che ha votato per sei volte la riforma, sul governo e su ciascuno di noi», ha proseguito Renzi sottolineando che  «un passaggio interno» di riflessione sul risultato del referendum «sarà molto duro nella chiarezza che deve contraddistinguere il Partito democratico, ma dovrà arrivare dopo la crisi di governo che si dovrà aprire adesso», ha sostenuto il premier.

«So che qualcuno ha festeggiato in modo prorompente la decisione di dimettermi, lo stile è come il coraggio di Don Abbondio, non giudico e non biasimo ma osservo e rilancio: alzo il calice festeggiando questo momento perché quando sei stato indicato dal Pd a fare il premier hai la fortuna di poter governare e per come la vedo non hai il diritto di mettere il broncio, chi usa il broncio o il vittimismo come elemento di iniziativa politica fa danno a sé stesso», ha sottolinato ancora il segretario alludendo ai brindisi di alcuni esponenti Pd dopo la vittoria del No al referendum.

Dopo l'intervento del premier sono subito emersi un po' di malumori. Walter Tocci è intervenuto per chiedere di discutere della situazione politica e ha lamentato il fatto che dagli impegni al Senato per la fiducia e la riunione al Pd, slittata dalle 15 alle 17 e 30, «sono passate 4 ore» che si sarebbero potute impiegare per un confronto. Il presidente dem, Matteo Orfini, ha però stoppato il senatore Pd confermando che «la discussione» verrà affrontata «alla fine della fase delle consultazioni».

«Non è stato dato alcuno spazio al dibattito durante la Direzione Nazionale. Convocare centinaia di persone da tutta l'Italia per confezionare una scena del genere è una mortificazione della democrazia interna e della dignità del partito. Sono senza parole», ha attaccato su Facebook il sindaco di Bari Michele Emiliano, considerato uno dei possibili avverari di Renzi per la guida del partito.

«Oggi viene prima l'Italia: c'è una procedura istituzionale ancora in corso. Non è il caso di mettersi a dichiarare», hanno commentato fonti della minoranza Pd interpellate al termine dell'intervento del segretario. «Ci aspettiamo - hanno proseguito le stesse fonti - che se non oggi ma il prima possibile, già la prossima settimana, si trovi il modo e il luogo per avviare la discussione nel partito sul voto di domenica».

«Trovo che la proposta di un governo appoggiato da tutte le forze politiche sia provocatoria: oggi l'urgenza è avere comunque un governo in grado di fare la legge elettorale», ha detto il deputato della minoranza Pd, Davide Zoggia. «Non è detto - ha affermato - che tutte le forze politiche che appoggiano una riforma elettorale debbano per forza stare al governo».

L'arrivo alla direzione di Francesco Boccia, deputato del Pd e presidente della commissione Bilancio della Camera, è stato accolto invece da un coro ostile dai tanti fan della segreteria Renzi che si sono assiepati davanti all'ingresso della sede del Pd. Tanti gli slogan: "Vattene a casa", "Questa non è casa tua" e "Via, via, via". Negli scorsi giorni Boccia era stato tra quelli che aveva chiesto a Renzi un passo indietro anche dalla segreteria del partito, cosa che evidentemente la folla non gli perdona. Dopo il suo ingresso sono continuati cori a favore delle elezioni subito. Boccia ha poi chiesto che il Pd faccia subito il congresso.



 
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Mercoledì 7 Dicembre 2016, 18:07






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5 di 8 commenti presenti
2016-12-08 14:01:13
Forse Renzi non si è accorto che ha perso e con lui tutto il pd .... bah...
2016-12-08 19:13:07
Ma se perdeva il referendum non doveva lasciare per sempre la politica lui e quella signora che ha continuamente il sorriso sulle labbra e che alla fine fa molto ebete...uno non puo sempre avere il sorriso , perche se no e soltanto finta e tattica e presa in giro . Qualche commentatore tifoso fa per il ducetto finta che non abbia mai detto questa frase . I tifosi pretendono sempre dagli altri la coerenza .
2016-12-08 13:24:03
Prima abbiamo assistito alla frammentazione del Psi e la sua scomparsa, ora stessa cosa per gli eredi del Pci il declino è inevitabile, per quanto trasformisti siate il vostro scollamento è inevitabile, inutile inventarsi giustificazioni da "azzeccagarbugli", il totale, la somma, i risultati nella penisola sono chiari e "palpabili".
2016-12-08 14:48:54
Colle di qua e colle dila' e colle di sopra e colle di sotto. La finiamo con sto colle? Ma perche' dobbiamo renderci sempre cosi' ridicoli?
2016-12-08 18:15:01
Se riescono a cacciare Renzi, forse riescono ancora a trovare qualcuno di Sinistra all'interno del PD da mettere come Segretario dell'ex Partito della Sinistra Italiana.