Chiesa e Caritas a Luca Zaia: «Ecco
tutti i nostri impegni per i profughi»

Domenica 2 Agosto 2015 di Paolo Navarro Dina e Mauro Favaro
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Ottanta profughi ospitati a Venezia. Novantacinque a Treviso, con la possibilità di arrivare fino a 200 in casi di particolare emergenza. Tra Caritas e impegno diretto dei parroci, la Chiesa veneta si sente in prima linea nella gestione dell’accoglienza dei migranti nonostante le stoccate che le arrivano dalla Lega. Le diocesi non vogliono rispondere alle critiche del governatore Luca Zaia o entrare in polemica sul presunto disimpegno dei vescovi che sarebbero bravi a definire l’accoglienza un dovere cristiano ma meno pronti quando si tratta di aprire le porte dei loro edifici. Ma qualche frase scappa.

E sul principio dell’impegno non si transige. Nessuno "sbandieramento" delle proprie attività, ma un lavoro metodico, lontano dai riflettori e seguendo il criterio dell’«accoglienza diffusa» che solo pochi giorni fa è stato ribadito dai vescovi di Treviso e di Vittorio Veneto, e pure dal Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia durante le celebrazioni del Redentore a metà luglio.

E sulla "front line" c’è soprattutto la Caritas veneziana, guidata da don Dino Pistolato. «Agiamo secondo le nostre capacità e le nostre forze - esordisce don Dino - In questo momento ospitiamo nelle nostre strutture diocesane circa 80 profughi. Stiamo facendo del nostro meglio, ma se lo Stato ci venisse un po’ più incontro, tutto potrebbe essere più facile. Fino a questo momento, abbiamo sborsato 150 mila euro. Non siamo preoccupati, ma se i rimborsi dallo Stato arrivassero con maggiore celerità a noi non dispiacerebbe».

Don Dino ribadisce come la Diocesi di Venezia stia offrendo totalmente la propria disponibilità di uomini e luoghi. «Abbiamo appartamenti, case, strutture impiegate allo scopo - sottolinea il sacerdote - Sempre e solo piccoli gruppi. Una condizione che ci sta garantendo una pacifica convivenza con i residenti». E la polemica di Zaia sui seminari aperti? Don Dino è categorico: «Mi pare che il Presidente non sappia nemmeno cosa stia dicendo e che cosa vuole dire. Voglio ricordare che anche nel 2011 si era già sottratto alle richieste dello Stato. Va bene accontentare i propri elettori, ma qui stiamo parlando di rispetto del prossimo».

E da questo punto di vista don Dino Pistolato butta lì un altro affondo. «Ora stiamo cercando degli spazi per fare delle attività con queste persone. Ci piacerebbe riuscire a trovare un pezzo di terra, in qualsiasi parte della nostra Diocesi, per consentire alle persone che stiamo accogliendo, di sentirsi utili. Abbiamo visto che tra loro ci sono persone che sanno lavorare la terra, perchè non dare questa opportunità? Il lavoro scandisce la vita e il ritmo quotidiano».

Don Aldo Danieli, parroco di Paderno di Ponzano (Treviso), ha sempre aperto le sue porte agli immigrati. Solo nell'ultimo mese ha ospitato una sessantina di persone nel palazzetto della sua parrocchia. «Zaia usa argomentazioni speciose - afferma il sacerdote - nella Chiesa c'è la Caritas. E ci sono anche persone come me. Io faccio parte della Chiesa, non della Lega. Non ci siamo mai tirati indietro». Don Aldo rivolge però un suggerimento anche ai vescovi di Treviso e Vittorio Veneto autori di una lettera congiunta in cui hanno ricordato che accogliere chi scappa da guerre e devastazioni è un dovere cristiano. «Il vescovo potrebbe dare l'esempio ospitando qualche profugo. Sarebbe un bel segnale - sottolinea - nella mia posizione non è stato così difficile. La situazione, però, è complessa. Se fossi il vescovo ammetto che sarei in imbarazzo. Per questo non condanno nessuno». Un'ulteriore risposta a Zaia arriva da San Biagio. «L'esempio dei seminari è il meno azzeccato. Cacciamo i 50 ragazzi che ci vivono dentro? - mette in chiaro don Paolo Furlan, parroco di Rovarè e Spercenigo - se le parrocchie e la Caritas smettessero di fare quello che fanno, forse ci accorgeremmo che stanno facendo tutto il possibile e anche quello che non spetta a loro».

L'anno scorso la Caritas di Treviso ha accolto in tutto 380 profughi. Oggi ne ospita 95 in sei strutture. Ma con il palazzetto di Paderno, usato per le emergenze, si arriva anche a sfiorare quota duecento persone.

Ultimo aggiornamento: 3 Agosto, 12:35