Scomparsi in Burkina. L'ambasciatore italiano: «Non ci sono prove della morte di Luca ed Edith»

Giovedì 21 Febbraio 2019 di Vittorio Pierobon
L'ambasciatore italiano: «Non ci sono prove della morte di Luca ed Edith»
6

ACCRA (GHANA) - «Non ci sono prove della morte di Luca Tacchetto ed Edith Blais, noi continuiamo a cercarli. Non ci arrendiamo. Faremo tutto il possibile per scoprire la verità». (L'ultimo audio messaggio di Luca - ASCOLTA)
 

 

Giovanni Favilli, ambasciatore italiano in Ghana e Togo, è la persona che probabilmente conosce più notizie sull’indagine per la scomparsa dell’architetto trentenne di Vigonza e della giovane canadese che viaggiava con lui, ma è costretto a mantener il più stretto riserbo. L’incontro avviene nell’ambasciata italiana ad Accra, capitale del Ghana, lo stato più “evoluto” e stabile del triangolo in cui si sono perse le tracce della coppia. L’ultimo contatto è avvenuto dal Burkina Faso: i due avevano detto di essere diretti in Togo. Entrambi i Paesi confinano con il Ghana. «Ma siamo certi che non sono mai entrati in Ghana - esclude l’ambasciatore - abbiamo effettuato verifiche alle frontiere e non risulta nessun ingresso».

 
I CONFINI 
Le maglie dei confini sono piuttosto strette. La strada che da Accra porta a Lomè capitale del Togo è presidiata da forze di polizia che effettuano discreti controlli. Posti di blocco dove il passaggio di un bianco non può sfuggire. Ancora più presidiata la frontiera con il Burkina Faso, Paese ritenuto off limits per gli occidentali. «C’è motivo di temere che il 10-15 per cento del territorio ormai sia fuori controllo» spiega Favilli - si tratta di aree assolutamente da evitare. Non ci sono misure adeguate di sicurezza».
Nessun riferimento diretto a Tacchetto e all’amica canadese, ma è chiaro che in questa vicenda, dai lati ancora molto oscuri, ci sia stata anche una dose di leggerezza o perlomeno sottovalutazione. In Burkina Faso in questo momento la vita vale molto poco. A volte niente. È di pochi giorni fa la notizia dell’uccisione di padre Antonio César Fernàndez, salesiano spagnolo, assassinato a colpi di pistola mentre tornava in auto proprio da Lomè in Togo. Pare che l’agguato sia di marca jihadista. I guerriglieri di ritorno dai campi dell’Isis sono una minaccia in Burkina, bande di irregolari che non hanno nulla da perdere. Uccidono per rubare, il fanatismo ideologico è solo un pretesto. Ma quando si uccide restano le tracce. E nel caso di Luca ed Edith non c’è nessuna traccia. 
L’AUTO 
«Non è stata ritrovata la macchina e nessun oggetto che possa ricondurre ai due italiani» conferma l’ambasciatore. La mancanza di tracce e resti, diventa una speranza. Potrebbe trattarsi di un sequestro di persona. Il silenzio, potrebbe essere strategico: far calmare le acque prima di avviare una trattativa. Sono passati due mesi: un’eternità per le famiglie piombate nella disperazione, un tempo relativamente breve in Africa, dove nessuno ha mai fretta.
In queste terre equatoriali, le condizioni di vita sono estreme. Secoli di sfruttamento (dalla costa del Ghana salpavano le navi che rifornivano di schiavi l’Europa e l’America), colonialismo esasperato e pochi decenni di indipendenza, mescolati a rivolte e colpi di Stato, rendono la condizione attuale estremamente precaria. Nascere qui non è una grande fortuna, come dimostra l’esodo verso l’Europa. «I ghanesi in Italia sono circa 100mila, mentre gli italiani in Ghana sono un migliaio» spiega l’ambasciatore. Logico che l’uomo bianco sia visto come sinonimo di ricchezza e - fuori dalle zone controllate, cioè sostanzialmente fuori dalle grandi città - sia un potenziale bersaglio. In Burkina Faso ormai il territorio sicuro è davvero poco. Anche le organizzazioni umanitarie stanno momentaneamente abbandonando le missioni.
LE INDAGINI
E questo caos dilagante, paradossalmente, è la speranza a cui aggrapparsi nelle ricerche. Inutile far affidamento sulle indagini della polizia locale. Anche se la Farnesina, attraverso l’ambasciatore in Costa d’Avorio, che ha competenza sul Burkina Faso, tiene contatti strettissimi con il governo locale. Ma è un filo molto sottile. A gennaio c’è stata l’ennesima crisi di governo e i ministri di riferimento sono cambiati nuovamente. Una matassa davvero intricata. 
Giovanni Favilli, diplomatico di grande esperienza, ma anche padre di famiglia con tre figli, non è tipo che si arrende e, attraverso il Gazzettino, rassicura il papà di Luca: «Posso immaginare il dolore di Nunzio Tacchetto. Gli voglio assicurare che faremo tutto il possibile per arrivare a scoprire la verità. Non possiamo accettare che un nostro concittadino sparisca nel nulla».
Vittorio Pierobon

Ultimo aggiornamento: 08:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA