In carcere Erika Pizzo, Maria Luisa Violati e il marito Marco Ferro

Giovedì 3 Aprile 2014

Una famiglia polesana che aveva aderito entusiasticamente alla causa degli indipendentisti. Madre e figlia - ovviamente secondo l'impostazione accusatoria - come reclutatrici. Il compagno della madre come artigiano coinvolto nella fabbricazione del "Tanko" e, al momento di entrare in azione, "cecchino" che si sarebbe dovuto appostare su un tetto con un fucile di precisione.
Questo il ritratto tratteggiato nell'ordinanza con la quale il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Brescia ha disposto la custodia cautelare in carcere per i tre. Sono Maria Luisa Violati, nata a Lendinara, 49 anni, barista, residente ad Arquà Polesine in via Figoli; la figlia Erika Pizzo, 26 anni, nata a Badia, residente ad Arquà Polesine, domiciliata a Bosaro; Marco Ferro, 47 anni, nato a Lendinara, residente ad Arquà Polesine con la compagna, guardia giurata con ottime competenze da artigiano. Sono stati arrestati ieri mattina poco dopo l'alba. Erano circa le 7 quando l'arresto, eseguito dai carabinieri, è stato comunicato alla magistratura rodigina. Ferro e la Violati sono stati arrestati ad Arquà, la Pizzo a Bosaro.
Tutti e tre secondo le indagini avevano aderito alle tesi del gruppo denominato la «Alleanza» che, stando agli atti d'indagine, voleva rendere indipendenti il Veneto e la Lombardia Orientale, ripristinando la Serenissima Repubblica Veneta, ottenendo anche l'appoggio di stati esteri. Il tutto non disdegnando l'impiego di armi e azioni militari. Gli atti d'inchiesta parlano del carro armato realizzato in un capannone di Scasale Di Scodosia, ma anche del ripetuto tentativo da parte dei vertici del gruppo di reperire armi leggere. L'indagine fa poi riferimento a un fucile di precisione che al momento dell'azione avrebbe dovuto essere affidato proprio a Ferro.
Gli inquirenti insomma ritengono che l'azione militare fosse parte del piano. Con la consapevole ed esplicita accettazione da parte dei suoi componenti di vertice - non i polesani - del rischio di provocare vittime negli scontri. A livello nazionale gli arresti sono stati 24. Con numerosi altri indagati. A carico dei tre polesani è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Nelle 222 pagine dell'ordinanza il giudice per le indagini preliminari prende in esame nel dettaglio le contestazioni formulate dalla Procura di Brescia a carico di Violati, Pizzo e Ferro.
È lo stesso giudice a derubricare l'ipotesi di reato a carico delle due donne. Il reato rimane quello di cui all'articolo 270 bis del Codice penale, in tema di «Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico». Il giudice per le indagini preliminari tuttavia non ha ritenuto sussistente o pensabile un ruolo di rilievo direttivo od organizzativo - ipotizzato invece in prima battuta del pm - riportando il tutto alla mera partecipazione. Contestata anche a Ferro. Il reato viene considerato a partire dal 26 maggio del 2012 ed è ritenuto permanente. A carico di Ferro viene poi formulata una seconda ipotesi di reato: avere, in concorso con altri, «illegalmente fabbricato e detenuto un carro armato». Ossia un'arma da guerra. Il tutto a partire da aprile 2013.
I tre polesani non sarebbero figure apicali del gruppo. Né i suoi cervelli o i fondatori. Ma adepti molto attivi. Entusiasti. Le due donne avrebbero svolto un ruolo importante nella ricerca di nuovi simpatizzanti. L'uomo sarebbe risultato determinante nella costruzione del "Tanko", con le sue competenze tecniche e la conoscenza in tema di armi. Per lui, poi, secondo gli investigatori al momento dell'azione ci sarebbe stato pronto un ruolo particolare.
© riproduzione riservata