Il ricordo di Romeo Isepetto, un comunista dimenticato

MIRA - Chi era Romeo Isepetto? Un "Robin Hood" del Dopoguerra o un semplice pescatore di frodo morto durante una delle sue azioni predatorie? Forse nessuno dei due o forse entrambi. Di certo è stata una figura centrale nella vita del Pci della Resistenza e dell'immediato Dopoguerra. Ma, al contempo, anche un personaggio controverso, che lo stesso Partito Comunista Italiano ha cercato di relegare nell'oblio. Ma ora il suo nome torna prepotente sulla scena mirese, a seguito della costituzione di un comitato, i cui portavoce sono Gianni Malerba e Luigi Dalla Costa, che insieme a Gualtiero Bertelli e Moira Mion, hanno intrapreso un percorso per portare il nome di Romeo Isepetto (foto) ad essere ancora ricordato e valorizzato. L'appuntamento è per il prossimo 15 marzo - al Teatro Villa dei Leoni - dove Bertelli e Mion metteranno in scena la vita e le opere di Romeo Isepetto. Una figura ben delineata nel libro "Il coraggio di scegliere" di Vittorio Pampagnin e in altri libri di storici della Resistenza. Isepetto, reduce dal campo di concentramento di Mauthausen, è morto nell'agosto del 1947 per quello che è stato relegato come "incidente di pesca". Di fatto stava pescando di frodo, con l'esplosivo, in una valle privata. Il suo era una sorta di "esproprio proletario", verso quei personaggi che avevano fiancheggiato il Fascismo e dal quale avevano ricevuto grossi privilegi. Isepetto, infatti, il pesce pescato - tolto quello per la sua famiglia - lo donava gratuitamente a molti poveri del posto. In quell'"incidente", come venne bollato, morì con lui anche Giuseppe Fabbian. Isepetto, segretario comunale del Pci e punto di congiunzione del partito tra Veneto e Friuli, cercò di essere presto dimenticato, proprio per i suoi modi che mal si conciliavano con l'ortodossia e il "perbenismo" del partito d'allora. Solo ad Oriago si cercò di tenere vivo il suo ricordo, intitolandogli la locale sezione del Pci. Isepetto è stato anche il fondatore della cooperativa di pesca Ranieri Rampin, tuttora esistente a Lova di Campagna Lupia. Ed ora, a 67 anni dalla sua morte, un gruppo di artisti e intellettuali vuole dare degno tributo al suo nome e alla sua storia. Gianluigi Dal Corso

Sabato 1 Marzo 2014, 05:01






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