Giorgia Surina, il tema della maternità da single: «Fare un figlio da sole con amore e coraggio»

Sappiamo che "In due sarà più facile restare svegli", dal titolo del primo libro della 47enne, attrice e conduttrice di tv e radio, storica veejay di Mtv

Sabato 21 Maggio 2022 di Maria Lombardi
Giorgia Suria, il tema della maternità da single: «Fare un figlio da sole con amore e coraggio»

«E se lo facessimo insieme?». Un figlio da sole, prima che sia troppo tardi. Senza aspettare ancora: il grande amore, l'uomo giusto, o semplicemente quello che desidera la stessa cosa. Non è arrivato finora e il tempo passa. «E se lo facessimo insieme?», ripete Bea a Gaia. Mamme single, io e te, una strana famiglia basata sull'amicizia e non sull'amore. E che importa se non siamo una coppia e non abbiamo accanto un compagno, e forse non lo avremo. Sappiamo che In due sarà più facile restare svegli, dal titolo del primo libro di Giorgia Surina, 47 anni, attrice e conduttrice di tv e radio, storica veejay di Mtv. Un romanzo (pubblicato da Giunti) su due amiche che scelgono la maternità in solitudine e che mette al centro una questione che fa discutere: la procreazione medicalmente assistita che in Italia è negata alle donne single.

 


Come è nata l'idea di questa storia?
«Nasce tutto da una sorta di provocazione. Una frase di una mia amica carissima, alla soglia dei 40: se non trovo un compagno a breve, un figlio lo faccio da sola. Dietro quella provocazione c'era un'urgenza forte. Se non hai la fortuna di trovare un compagno che abbia la stessa visione della vita a due rimani sola e in Italia non puoi sopperire in alcun modo, la legge non te lo consente. La mia amica poi ha trovato un marito e adesso ha un bambino. Ma ho continuato a chiedermi: se non l'avesse trovato? E se fosse accaduto a me di trovarmi davanti a quella domanda? Avrei il coraggio di provarci da sola? In che modo? Ho voluto usare le voci di Gaia e Bea, le due amiche protagoniste del romanzo, per indagare su di me».


La procreazione assistita in Italia è permessa sono alle coppie di sesso diverso. Le single devono andare all'estero: in Spagna, Belgio, Inghilterra, Danimarca o Grecia. Cosa ne pensa?
«Volevo aprire un dibattito su un argomento importante, delicato e urgente che merita riflessione e approfondimento, più di quanto non sia stato fatto finora in Italia. Sono una cattolica praticante e non riesco a considerare questa come una scelta egoista. Capisco che non sia un piano A, ma a volte il piano B è l'unica possibilità che hai. Non esiste la favola del principe, difficile credere alla coppia che duri nel tempo. Che deve fare una donna quando rimane da sola? Rinunciare al suo desiderio di maternità? Perché il suo desiderio deve essere legato a un uomo che decide di esserci o non esserci? Una donna può decidere di fare questa cosa consapevolmente, da sola».


Ha conosciuto donne che hanno fatto questa scelta? E lei la farebbe?
«Prima di scrivere il libro ho intervistato tante giovani mamme single per scelta. Ho notato in loro una grande forza interiore che non si ferma davanti a nulla, tanto amore e coraggio. Rimaste sole dopo lunghe relazioni fallite hanno deciso di diventare mamme single. Avrebbero potuto vivere senza un compagno ma non senza un figlio. Per quel che mi riguarda ho capito che era giusto farsi delle domande, finché ti interroghi sei una persona viva. Una mia maternità futura? Dico volentieri, se capiterà lo vorrò fare nel migliore dei modi. Ma lo stesso mi sento una donna completa e realizzata».


E cosa pensa dell'utero in affitto?
«Come ho detto sono credente, su questo faccio ancora un po' fatica».


Perché ancora così tanti stereotipi sulla maternità?
«Penso che sia necessario stimolare le donne a riflettere su questo senso di maternità che ci è stato raccontato, messo addosso. Se non lo senti ti dicono che sei sbagliata, che sei meno donna, incompleta. Io vedo tante donne e tante mie amiche che non hanno alcun desiderio di figli. Purtroppo viviamo in una società che etichetta, che ti divide per categorie: mamma sì, mamma no. Se sei per il no vuol dire che c'è qualcosa che non va».

 


Come superarli?
«Tutti gli stereotipi a un certo punto sono destinati ad andare in frantumi perché diventano riduttivi e invalidanti. La donna oggi si vuole smarcare dal sentirsi tale solo se ha un bambino, anche se storicamente quella è stata considerata la sua funziona primaria. Ma per tante passare da lì per sentirmi accettate significherebbe fare un torto a sé stesse. Non sei sbagliata se non desideri un bimbo e non sei sbagliata se lo desideri tantissimo. All'interno di questo caleidoscopio non dico che ci si salvi tutti ma almeno si capisce la ragione che sta dietro a ogni scelta».


Questa è una storia di amiche. Che idea ha dell'amicizia al femminile?
«Penso che l'amicizia sia uno dei regali più grandi della vita. Anche se amo molto la mia solitudine considero una magia bellissima il poter condividere emozioni e tempo. La comunione dell'amicizia è una storia d'amore. Ho sempre osservato con invidia le amicizie maschili, mi sembra che ci sia grande complicità. Le amicizie femminili sono sempre sotto osservazione, come se ci fosse la paura di restarci male».

 


Radio, cinema, tv e poi la scrittura. Come ha vissuto questa sfida?
«Paura e gioia. Nessuno mi diceva cosa dovevo dire e dove dovevo stare, a cinema c'è sempre qualcuno che ti guida e segui il copione. Qui avevo il foglio bianco, la scelta totale di fare quello che volevo, è stato molto bello e sfidante. Mi svegliavo di notte con un'idea e prendevo appunti, ore di scrittura senza mangiare e dormire. Mi piacerebbe continuare».

 

Ultimo aggiornamento: 23 Maggio, 12:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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