Gigi D'Alessio, il figlio Claudio parla in aula: «Da 7 anni a processo per un livido alla colf»

Lunedì 27 Settembre 2021
Gigi D'Alessio, il figlio Claudio parla in aula: «Da 7 anni a processo per un livido alla colf»

«Da sette anni si sta facendo un processo per un livido dietro ad un braccio. Non ho interesse a rinviare l’udienza, ogni volta c’è un motivo». Claudio D’Alessio, figlio del cantautore napoletano Gigi e imprenditore, parla in aula, dal banco degli imputati con tono agitato. Ieri, è stata una delle ultime udienze del processo che lo vede sotto accusa per l’aggressione avvenuta a casa sua, nel quartiere Parioli di Roma, contro la sua Colf. «La stampa parla di me e questo sta rovinando la mia vita professionale e la mia immagine. Tenete conto che ho anche tre bambine da crescere», dice e conclude: «Non ho mai avuto un confronto con la signora e lo vorrei avere. Non ne posso più».

 

 

Ha voluto rendere spontanee dichiarazioni e, così, si è presentato a piazzale Clodio davanti al pm Mauro Masnaghetti. Camicia bianca e pantaloni neri, è stato tutto il tempo seduto in una panca da solo, vicino ai suoi avvocati impaziente di parlare. Avrebbe dovuto testimoniare l’ultimo teste della difesa, un amico dell’allora convivente di D’Alessio Nicole Minetti, e le parti avrebbero dovuto discutere. Ma quel testimone non si è presentato, verrà sentito il 21 ottobre con accompagnamento coattivo, come disposto dal magistrato, e il 20 dicembre prossimo ci sarà la sentenza tanto attesa. 

 

Claudio D'Alessio, l'aggressione alla colf in casa a Roma

L’accusa contesta a D’Alessio junior è di lesioni e violenza privata. Il covid e i rinvii dovuti alle mancate comparizioni di alcuni testimoni hanno allungato il processo fino a portarlo molto vicino alla data entro la quale scatterebbe la prescrizione, il 22 gennaio 2022, e per questo la parte civile ha avanzato il sospetto che i rinvii fossero finalizzati ad una strategia difensiva per arrivare a quella data. I fatti al vaglio del giudice risalgono al 2014 e sono accaduti tra le mura dell’appartamento di Claudio D’Alessio in via Michele Mercati. È il 5 luglio 2014, piena notte. D’Alessio junior, imprenditore nel ramo del wellness e dello sport, e l’allora compagna Nicole Minetti, personaggio tv ed ex consigliera regionale lombarda nel partito di Silvio Berlusconi, hanno una discussione con toni accesi, urlano. Svegliano la colf Halyna, quarantenne ucraina, che dorme in soffitta. Halyna scende e chiede ai due di abbassare i toni, perché con le loro voci alte non riesce a chiudere occhio. Ma a quel reclamo della domestica l’atmosfera in casa di D’Alessio si fa ancora più calda tanto che, secondo la ricostruzione del pubblico ministero Mario Dovinola, il figlio del cantante avrebbe sbattuto la donna fuori di casa in pigiama e ciabatte. «Ha provato a lanciarmi una sedia», aveva detto al momento della denuncia, avvenuta il 9 luglio dello stesso anno, la colf Halyna. «Poi mi ha strattonato e sbattuto contro il muro, buttandomi la valigia fuori casa. Solo perché gli avevo chiesto l’ultimo stipendio. Non mi pagava e maltrattava». 


 

 

I testimoni

La donna era stata soccorsa da un suo ex datore di lavoro, che aveva testimoniato anche lui in aula a dicembre 2019. Subito medicata al pronto soccorso dell’Ospedale San Filippo Neri, aveva avuto una prima prognosi di tre giorni, poi diventati 23 per gli stati d’ansia dovuti a quella notte d’agitazione. Assistita dall’avvocato Francesco Di Ciollo, si è costituita parte civile nel processo. «Dopo avermi picchiata e cacciata di casa nel cuore della notte, mezza nuda, mi ha chiamato mentre ero al pronto soccorso e mi ha detto: “Se mi denunci, faccio salire i miei amici di Napoli, quelli che tu sai, e faccio uccidere tuo figlio”», aveva raccontato ancora la colf. Poi aveva aggiunto: «È stato drammatico. Nell’appartamento ho dormito sempre in una stanza senza porta e armadio, al limite della schiavitù, lavorando in nero quindici ore al giorno. E lui non mi ha quasi mai pagato. Ero pronta ad andarmene».

 

 

 

La difesa

L’imputato ha sempre dichiarato che aveva agito per legittima difesa, perché la donna aveva intenzione di lanciare una sedia a lui e all’ex compagna Nicole Minetti. «Mi ha denunciato per i soldi, mai sfiorata con un dito», aveva sostenuto l’imprenditore, respingendo le accuse di violenza. L’imputato era stato rinviato a giudizio il 10 aprile del 2018 dal gip Clementina Forleo e il processo era iniziato nello stesso anno.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 28 Settembre, 12:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA