Fedez, il neurologo e la malattia del cantante: «Colpisce soprattutto i giovani»

Giovedì 5 Dicembre 2019 di Graziella Melina
Il neurologo e la malattia di Fedez: «Colpisce soprattutto i giovani»

«Non abbiamo risolto definitivamente la sclerosi multipla, ma certamente se si interviene presto la prognosi a lunga gittata oggi è migliore rispetto a 20-30 anni fa». Resta però il fatto che la diagnosi non è sempre tempestiva, perché, spiega Paolo Maria Rossini, responsabile dell’area neuroscienze dell’Irccs San Raffaele di Roma, «alcune volte i sintomi della malattia si scoprono per caso. E per essere certi che si tratti proprio di sclerosi multipla occorrono diversi accertamenti».

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Professore, ma cos’è la demielinizzazione”, la patologia di cui soffre Fedez?
«I neuroni hanno un nucleo e poi dei prolungamenti. Uno di questi, il più importante, si chiama assone: sta in contatto con tutti gli altri neuroni, ed è circondato da una guaina mielinica, che può essere aggredita e distrutta. Quando accade, la funzione dei neuroni colpiti viene parzialmente perduta. Nella sclerosi multipla, alcuni anticorpi “cattivi” aggrediscono la guaina mielinica e la distruggono in alcune zone. La si definisce infatti sclerosi multipla o sclerosi a placche proprio perché si formano placche di demielinizzazione in piccole aree».

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Come la si riconosce?
«Innanzitutto occorre dire che è una malattia dei giovani: mediamente colpisce intorno ai 20-25 anni di età, riguarda di più le femmine, e ha un andamento geografico soprattutto nei Paesi scandinavi. In Italia si riscontra di più al nord. Il motivo non è ancora ben conosciuto, ma è molto ben descritto. Il sintomo più frequente è una neurite ottica, ossia la perdita di vista ad un occhio destro o al sinistro, ma soprattutto la perdita di vista centrale. Ed è un sintomo d’esordio. A seconda dell’area di demielinizzazione, si avrà un sintomo diverso: un disturbo dell’equilibrio, una paralisi di un nervo facciale, un problema di forza o di sensibilità al braccio o ad una gamba. Un’altra prerogativa è che la malattia, almeno inizialmente, nella maggioranza dei casi va e viene in modo spontaneo. Il sintomo, cioè, dopo alcuni giorni si risolve spontaneamente, poi si ripresenta allo stesso modo, oppure se ne presenta un altro. Purtroppo, col passare del tempo, il recupero spontaneo non è più totale e la persona piano piano nel corso degli anni diventa sempre più disabile».
 


Esiste una cura?
«È possibile un approccio in acuto, quando c’è la fase infiammatoria, con una terapia antinfiammatoria e il sintomo si risolve. Per le future ricadute, bisogna ridurre però la produzione degli anticorpi “pazzi”. Negli ultimi tempi si ricorre ad anticorpi monoclonali, che sono come bombe intelligenti che vanno a bloccare l’ingresso di sostanze che inducono le lesioni infiammatorie».

Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre, 18:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA