Mazzette al Catasto di Frosinone, in 35 rischiano il processo

Giovedì 29 Ottobre 2020
Il tribunale di Frosinone

Sono 35 le persone che il 3 febbraio dovranno comparire dinanzi al Gup del Tribunale di Frosinone, Fiammetta Palmieri, nell’ambito della maxi inchiesta sulle mazzette all’Agenzia del Territorio (ex Catasto).

E c’è una novità: oltre ai tre dipendenti arrestati un anno fa, se ne è aggiunto un quarto che aveva prospettato la rottamazione di alcune cartelle, anche se la procedura non lo consentiva. Si tratta di Mario Giannitelli, 63 anni, di Aquino, indagato per truffa e abuso d’ufficio.

Ai 4 impiegati, dunque, si aggiungono gli altri 31 indagati, per lo più tecnici, agenti immobiliari e consulenti che, attraverso l’erogazione di mazzette, riuscivano ad accelerare l’iter delle loro pratiche.

L’indagine dei carabinieri, coordinata dal sostituto procuratore Adolfo Coletta, nel novembre scorso ha portato all’arresto di tre dipendenti dell’ente: Andrea Cristini, 52 anni di Alatri, responsabile del “Front Office” e dei due impiegati Domenico Carnevale 51 anni originario di Pico ma residente a Frosinone e Carlo Mastroianni 58 anni residente a Monte San Giovanni Campano. Ai tre sono stati contestati i reati di concussione, corruzione, abuso d’ufficio e truffa. Gli accertamenti, però, non si sono fermati e, dopo gli interrogatori dei tre arrestati, hanno portato alla luce, scrivono i carabinieri, «uno scenario ancora più inquietante». Il funzionario Cristini, spiegano dal Comando dell’Arma, «operava secondo un “collaudato” piano criminoso sfruttato anche dagli altri due impiegati e da cui traevano beneficio a loro volta svariati liberi professionisti e utenti». 

Questi ultimi, più che vittime del sistema illecito, ne sarebbero stati in qualche modo complici o, comunque, erano «consapevoli del disonesto modo di agire dei tre impiegati infedeli» e lo avrebbero sfruttato per «ottenere ingiuste “agevolazioni”». Da qui le accuse di corruzione di cui devono rispondere i tecnici e gli utenti.
Tutto ovviamente aveva un prezzo. E così elargendo compensi in denaro e regalie varie si assicuravano che loro pratiche catastali (successioni, accatastamenti e rilascio di visure) venissero approvate senza problemi, in maniera rapida e sicura, bypassando l’iter previsto. 

Ma se ora si chiude l’inchiesta «madre», ne resta aperta una seconda che mira, invece, a far luce sia sulle omissioni di chi aveva il compito di controllare e vigilare sugli impiegati, sia sulle rendite catastali attribuite nel corso degli ultimi anni a grandi complessi immobiliari. Anche in questo caso tutto ruota attorno sulla condotta dei dipendenti indagati. È emerso in particolare che in numerosi casi la rendita catastale di immobili a vocazioni produttiva sarebbe stata catalogata con una classe inferiore. 

Il 3 febbraio i 35 indagati saranno difesi dagli avvocati Nicola Ottaviani, Sonia Sirizzotti, Marco Maietta, Massimo Meleo, Giampiero Vellucci, Antonio Visocchi, Massimo Cocco, Angelo Testa, Rosario Grieco e Vincenzo Galassi.

Ultimo aggiornamento: 16:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA